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Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia

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La Lega Veneta, tenace sostenitrice dell’autonomia nei confronti di Roma, in casa propria non ha la stessa sensibilità per l’autonomia degli enti locali. Anzi, appare alquanto accentratrice. Lo dimostra la posizione assunta sul Piano regionale di ripresa e resilienza (Prrr) che ha tenuto banco nella seduta del consiglio regionale a Venezia.

TROPPI SOLDI AL SUD

L’altro giorno, come ha riportato “Il Quotidiano del Sud”, si sono sprecati gli attacchi di Lega e Fratelli d’Italia contro un eccesso di finanziamenti al Meridione previsti dal piano del governo Conte. La giunta del governatore Luca Zaia ha preparato un mega-piano, costituito da 155 progetti per un totale di 25 miliardi di euro, con lo scopo di attrarre in Veneto una buona parte dei 209 miliardi del Recovery Fund. A sostegno del proprio Prrr, la giunta ha messo in votazione una mozione su cui sono confluiti i voti del Pd, che pure ha criticato la ridondanza del progetto, visto che sembrerebbe aver recepito, con alcune modifiche, le linee guida dell’Unione Europea per concedere i finanziamenti. Si tratta di transizione ambientale, digitalizzazione e innovazione, coesione e inclusione. Ma se il Pd ha votato parzialmente a favore (non sulla parte che rimanda ai 155 progetti), la Lega ha ricambiato votando la mozione del Pd centrata sul modello di sviluppo voluto dall’Europa. Con un distinguo però molto preciso.

L’IMPEGNO DI ZAIA

Il centrosinistra aveva inserito l’impegno per il presidente e la giunta regionale a “promuovere e sottoscrivere un ‘Patto per il Veneto del 2030’ che coinvolga gli enti locali, i sindacati, le associazioni di categoria delle imprese e delle professioni, le associazioni ambientaliste…”. Insomma, le realtà istituzionali, sociali ed economiche del Veneto. Lo scopo del Patto avrebbe dovuto essere “un progetto di rilancio e di sviluppo della nostra Regione, sulla base di una progettazione condivisa”. Ma i leghisti non sembrano disposti alla condivisione del potere. Infatti, non hanno approvato questo punto.

LE REAZIONI

“Non possiamo non restare sorpresi da questo no. Non è niente di ‘rivoluzionario’, è quanto ha già fatto l’Emilia Romagna che ha chiamato enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università, terzo settore per disegnare insieme lo sviluppo futuro del territorio” ha commentato Giacomo Possamai, capogruppo del Partito Democratico.

IL PATTO

“Il nostro ‘Patto’ è un invito arrivato da tante realtà, che vogliono giustamente avere un ruolo attivo, non soltanto dei brevi incontri in Commissione”. Tra queste realtà ci sono anche gli enti locali e questo dimostra come Venezia voglia tenere ben stretto il governo regionale, a costo di esporsi alle critiche di scarso decentramento.

La vicenda del Piano da inviare a Roma per discutere della ripartizione dei fondi del Recovery Fund ha registrato un inconsueto abbraccio. Non è un accordo esplicito tra la Lega e il Partito Democratico, ma non poteva passare inosservato il fatto della convergenza sulle due mozioni, quando il Pd per mesi ha criticato duramente i progetti di Zaia.

I NUMERI C’ERANO

Che bisogno aveva la Lega della non belligeranza del Pd, che in consiglio regionale ha numeri limitatissimi rispetto alle falangi del governatore Zaia? Nessuna, può governare da sola vista la maggioranza schiacciante su cui può contare. Probabilmente la scelta è un riflesso di una situazione politica generale, dove nel governo ci sono dentro quasi tutti e che è stato costruito proprio sulla risposta da dare alla sfida della pandemia.

A qualcuno questo segnale non è piaciuto. Raffaele Speranzon, capogruppo di Fratelli d’Italia. “Il voto favorevole da parte dei consiglieri regionali della Lega e della Lista Zaia mi ha lasciato basito. Ora il Veneto parla con due voci? Non ha senso portare avanti due risoluzioni così difformi una dall’altra, anche perché i consiglieri del Pd hanno attaccato duramente la proposta avanzata dalla giunta regionale e dalla sua maggioranza bollandola come raccogliticcia, raffazzonata e fuori asse. Noi appoggiamo il lavoro della giunta, e quindi riteniamo inconciliabili le posizioni culturali e politiche sul Veneto del post-Covid tra noi e l’asse Pd-Movimento Cinquestelle”. Ma perché il Veneto dovrebbe avere una sola voce? Ecco tornare il tormentone del Meridione.

CREPE LEGHISTE

“La nostra voce avrebbe dovuto essere una sola, così da dare un maggiore forza alla nostra Regione anche in una fase di contrattazione già fortemente sbilanciata a favore del Sud. I veneti non hanno bisogno di ‘cortesie tra ospiti’”. I leghisti replicano con il capogruppo Giuseppe Pan: “Non si ci sono crepe nella maggioranza, anche se noi e FdI partiamo da storie politiche molto diverse. E’ chiaro che noi restiamo una coalizione”. Il capogruppo della Lista Zaia, Alberto Villanova: “Non mi interessano battaglie di posizione, si parla con tutti, l’importante è il risultato: portare a casa i fondi”. E se possibile, più di quelli che andranno al Meridione.


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