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Due membri dell’equipe medica arrivata dalla Cina

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Servono medici, dalla trincea lombarda sempre più colma di vittime e sofferenza. Ne arriveranno 300 da ogni zona d’Italia, richiamati accoratamente in servizio dalla pensione, dalle strutture private, dalle università freschi di laurea senza passare dall’esame di Stato. Ma neppure bastano.

Su 2.2264 contagiati – con 2.380 positivi in più rispetto a 24 ore prima – e 7.735 ricoverati, con un aumento di 348 (1.050 in terapia intensiva), i medici presi dal Coronavirus sono più di 2.700, quasi l’8,3% del totale dei contagiati. I medici sono essenziali. Senza di loro non si possono aprire gli ospedali da campo e i centri rianimazioni previsti nel grande ospedale militare di Baggio e alla Fiera di Rho; senza di loro tutta la buona volontà degli alpini, o degli imprenditori americani accorsi a Brescia, Bergamo o Cremona, risulta assolutamente inutile.

UNA GOCCIA NEL MARE

La proposta sulla task force medicale del ministro Francesco Boccia sta prendendo sempre più corpo, e il premier Giuseppe Conte conferma. Due giorni fa sono sbarcati da Shangai sette dottori con 20 tonnellate di materiale medico, capitanati dal vicepresidente della Croce Rossa cinese Sun Shuopeng, il quale ha invocato, forte dell’esperienza epidemiologica del Dragone, misure comportamentali ancora più restrittive e totalizzanti. E di medici ne arriveranno un’altra ventina, entro una settimana, dal cuore stesso della Cina. E, sempre in forma volontaria, sono stati contattati anche i medici di famiglia, per poter dare una mano nei Pronto soccorso, nei reparti e nelle unità di crisi.

Ma rimangono una goccia nel mare. Si sperava, in verità, che tra le call fatte dalle autorità in questi giorni tra pensionati, infermieri e specializzandi ci fosse stata «più risposta e invece non c’è stata – dicono dalla Regione – Abbiamo carenza di medici, perché questi poveri cristi stanno cedendo fisicamente e sono pochi rispetto alle esigenze». Sempre da Palazzo Lombardia s’è elevato al cielo dei media un altro, disperato appello del governatore lombardo Attilio Fontana rivolto ancora una volta anche a dottori e infermieri di tutta Italia che continuano a lavorare presso strutture private; epperò l’appello è caduto nel vuoto di uno scenario preoccupante, con 1.006 posti di terapia intensiva in via d’implosione.

MEDICI DISPERATI

«Ne avevamo a disposizione solo 750 all’inizio – ha detto Fontana – e si è arrivati a 1.006 solo per l’impegno eccezionale e sovrumano dei nostri medici e operatori». Fontana è tornato a chiedere misure più stringenti (più chiusure sono state chieste anche da Cgil, Cisl e Uil, Confcooperative e Legacoop) per contrastare l’avanzata del virus nel giorno peggiore. Ma il problema vero è che per i medici ora al fronte mancano i dispositivi, le mascherine, i guanti, gli occhiali, i tamponi, i disinfettanti.

«Quando vedi scoppiare a piangere medici e infermieri che di anni di anzianità ne hanno parecchi, capisci che c’è qualcosa che non funziona» dice al quotidiano La Stampa Walter Bossoni, della Cgil Vercelli-Valsesia. E non si riferisce solo allo strazio dei medici per tutti i morti, ma al dramma di chi in corsia è costretto a operare senza le protezioni che servirebbero a evitare i contagi. La verità vera è che i medici non hanno paura per sé: sono rosi dalla possibilità, se non dalla certezza di alimentare la spirale viziosa del contagio. Eppoi, c’è la faccenda sempre più toccante dei colleghi caduti in prima linea, i cui nomi sono finiti in un elenco listato a lutto della Federazione nazionale degli ordini dei medici e del ministero delle Salute. Finora sono 14 i morti tra i sanitari nell’esercizio del dovere, per aver combattuto, in modo impari, il virus a mani nude. Tra di essi, tra gli ultimi che se ne sono andati, ci sono Luigi Frusciante, 71 anni, medico di base e della squadra dell’Hockey Como; e Giuseppe Lanati, pneumologo, 73 anni ma anche lui in attività. C’è il dottor Borghi di Casalpusterlengo, il primo morto tra i medici di famiglia. A loro si è aggiunto l’altro giorno il primo farmacista, Lorenzo Repetto di Saint Vincent. Ripetiamo: sono 2.700 sono gli operatori sanitari contagiati, l’8,3% delle persone colpite dal virus. Un tributo altissimo. Se non ci sono i soldati, le guerre non si possono combattere, dicono qui. E hanno ragione.


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