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TRA IL 2018 e il 2019 l’Italia ha registrato un peggioramento del disavanzo nei conti del settore sanitario del 10%: dai 990 milioni del 2018 si è passati a poco meno di 1,1 miliardi nell’esercizio appena concluso. Un peggioramento – certifica la Corte dei conti nel Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica – da ricondurre «in prevalenza alle regioni non in Piano e a statuto ordinario, che vedono ampliarsi il disavanzo dai 69,1 milioni del 2018 ai 165,5 del 2019». I giudici contabili stanno parlando delle Regioni del Nord, e lo chiariscono in un passaggio successivo: «Un risultato – si legge nella relazione – dovuto soprattutto al Piemonte, che quest’anno sembra chiudere l’esercizio con uno squilibrio di circa 79 milioni. Più limitati gli squilibri di Liguria, Toscana e Basilicata».

NORD MAGLIA NERA

L’esame dei dati è tratto dai Conti economici consolidati. Le Regioni a statuto speciale segnano un incremento più contenuto (+6,6%), pur confermando il risultato fortemente negativo a cui fanno fronte immettendo risorse aggiuntive. Le Regioni in Piano, cioè sostanzialmente quasi tutte quelle del Mezzogiorno, nel 2019 continuano a registrare un riassorbimento degli squilibri. Fatta eccezione per il Molise, che peggiora i suoi conti passando da un disavanzo di 30 milioni del 2018 a uno di 120 nel 2019, le altre migliorano. Puglia e Calabria, ad esempio, presentano segnali di rientro dagli squilibri: la prima riduce il disavanzo da 45 a 39 milioni, la seconda,pur confermando la criticità della gestione, riduce lo squilibrio dai 179,4 milioni del 2018 a 116,7 milioni.

Numeri che confermano quanto messo nero su bianco sul Rapporto 2019 della Corte dei conti: già un anno fa, infatti, i giudici segnalavano che i passivi delle Regioni del Nord aumentavano, in particolare quelli di Piemonte, Liguria, Toscana.

«Nel 2018 – si legge nel Rapporto 2019 – i risultati di esercizio (senza considerare i contributi aggiuntivi disposti a livello regionale per la garanzia dei Lea) sembrano presentare un seppur limitato peggioramento: le perdite crescono, passando dagli 893 milioni del 2017 a poco più di 1.106 milioni». Il saldo era simile tra Regioni in piano di rientro (cioè quelle del Sud) e quelle non in piano (quelle del Nord): le prime vedevano crescere la perdita da 139,5 a 205 milioni; per quanto riguarda le seconde, il deficit complessivo passava dai circa 753 milioni del 2017 a poco più di 900 milioni. Però, «il peggioramento dei conti – evidenziava già un anno fa la Corte dei Conti – è da ricondurre soprattutto alle Regioni a statuto ordinario del Nord, che passano da un avanzo di 38,1 milioni del 2017 a un disavanzo di circa 89 milioni (un andamento essenzialmente dovuto a Piemonte e Liguria, che presentano nel complesso un disavanzo di oltre 104 milioni) e alla Toscana (in deficit prima delle coperture per circa 32 milioni)».

AL SUD LE BRICIOLE

In sostanza, l’andamento è confermato per il secondo anno consecutivo. Tutto questo nonostante dal 2012 al 2017, nella ripartizione del fondo sanitario nazionale, sei regioni del Nord abbiano visto aumentare la loro quota, mediamente, del 2,36%; mentre altrettante regioni del Sud, già penalizzate perché beneficiarie di fette più piccole della torta dal 2009 in poi, hanno visto lievitare la loro parte solo dell’1,75%, oltre mezzo punto percentuale in meno. Tradotto in euro, significa che, dal 2012 al 2017, Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana hanno ricevuto dallo Stato 944 milioni in più rispetto ad Abruzzo, Puglia, Molise, Basilicata, Campania e Calabria.

Ecco come è lievitato il divario tra le due aree del Paese: mentre al Nord sono stati trasferiti 1,629 miliardi in più nel 2017 rispetto al 2012, al Sud sono arrivati soltanto 685 milioni in più. Questo squilibrio ha permesso alle Regioni del Nord, non in Piano, di spendere e assumere: le Regioni settentrionali, nel 2018, hanno speso 14 miliardi e 190 milioni per gli stipendi del personale sanitario a tempo indeterminato, nel 2019 c’è stato un incremento sino a 14 miliardi e 475 milioni. Sapete quanto spendono le Regioni del Sud per i contratti dei loro medici, infermieri, operatori sanitari a tempo indeterminato? Meno della metà, 6 miliardi e 726 milioni nel 2018, diventati 6 miliardi e 805 milioni nel 2019. Un divario imbarazzante.

IL SUD MIGLIORA LA QUALITÀ

Nonostante questo, le Regioni del Sud nel 2018 hanno migliorato la qualità dell’assistenza sanitaria: «l miglioramento delle prestazioni offerte ha portato tutte le Regioni in piano a raggiungere lo status di adempienti Lea», certifica la Corte dei conti. L’erogazione dei Lea, i livelli essenziali di assistenza, è monitorata dall’apposito Comitato ministeriale, attraverso una “griglia” di indicatori, aggiornata annualmente. Secondo la classifica ministeriale, adesso tutte le Regioni del Sud sono «adempienti», compresa la Calabria che ha recuperato un grosso gap portandosi a livello di sufficienza con un punteggio di 162 (il minimo è 160).


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