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Il calabrese Domenico Arcuri, commissario per l'emergenza Covid-19

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Roma dimentica e ritarda, il Sud si ribella, il Nord ne approfitta. Per il calabrese Domenico Arcuri la Campania vale meno di Lombardia e Veneto. Anche per lui esistono due Italie. Il commissario per l’emergenza Covid riserva una diversità di trattamento nelle fornitura di tamponi, mascherine e ventilatori: c’è una sperequazione, infatti, nelle forniture inviate dalla Protezione civile nelle varie regioni. Come per il diritto alla salute, che è la fotografia della sottrazione di risorse che il Nord continua a consumare ai danni del Mezzogiorno. Chi sperava in una inversione di rotta almeno di fronte ad un evento straordinario e drammatico come una pandemia resterà deluso, per l’ennesima volta. Il Nord continua a prendere più soldi per i suoi ospedali, come accade ormai da oltre quindici anni. Nulla di nuovo all’orizzonte. Adesso la stessa scena si ripete con le forniture Covid.

La Campania, infatti, ha avuto una dotazione inferiore del 60% rispetto a Veneto e Lombardia. Rispetto all’emergenza sanitaria di febbraio-marzo la situazione è cambiata oggi, ma Arcuri sembra non essersene accorto ancora. Da giorni la Campania fa registrare un aumento preoccupante di contagi. Quindi perché un trattamento diverso? Il bollettino di ieri smuoverà qualcosa? Difatti la regione guidata da De Luca ha fatto registrare un vero e proprio boom.

Ieri c’è stato il nuovo record, il terzo di fila: sono 401 i nuovi positivi su 7.498 test. Ottobre comincia con una clamorosa fiammata del virus: 1.183 tamponi positivi in tre giorni. In Italia, invece, nelle ultime 24 ore sono stati registrati 2.844 nuovi casi. Un numero così alto non si verificava dallo scorso 24 aprile quando se ne registrarono 3.021. Sono 118.932 i tamponi effettuati, circa 1.300 in meno rispetto a venerdì. Il totale dei contagiati dall’inizio dell’emergenza sale a 322.751. In lieve aumento il numero delle vittime: 27 in un giorno, per un totale di 35.968 (venerdì erano state 23).

È adesso Vincenzo De Luca il primo governatore meridionale a sollevare il caso sperequazione e a chiedere al commissario di correggere rapidamente il tiro. La nota inviata dallo “sceriffo” salernitano all’Arcuri distratto è dettagliata. “Abbiamo chiesto test rapidi per le scuole, lo chiediamo alla protezione civile perché questi tamponi e dispositivi di sicurezza sono requisiti dalla protezione civile, sul mercato cioè non li troviamo” ha sottolineato De Luca.

Cosa chiede la Campania per fronteggiare l’emergenza con gli stessi “strumenti” che Roma garantisce a Lombardia e Veneto? Test rapidi per un milione di studenti e 4mila istituti, un milione di test antigenici rapidi e 30 macchinari per le Asl campane per la lettura dei test a 15 minuti, 294 ventilatori polmonari per gli ospedali, 116 monitor a supporto, 20mila caschi per i pazienti e 116 ventilatori polmonari per il trasporto sulle ambulanze.

“Nei mesi scorsi per l’invio dei dispositivi di protezione abbiamo condiviso, come regioni, l’idea di dare maggiore attenzione alle aree del nord che avevano subito di più il contagio. Passata la fase di febbraio, marzo, aprile e maggio, oggi è assolutamente indispensabile riequilibrare le forniture da Roma alle regioni” ha sottolineato De Luca. Insomma Arcuri, reggino di Melito Porto Salvo, in questo momento non può fare a chi figli e a chi figliastri.

L’aumento dei ricoveri ha prodotto, inevitabilmente, anche la saturazione dei posti letto negli ospedali per i malati di Covid. Già a metà settembre, come all’ospedale Cotugno di Napoli e all’Asl di Salerno, la situazione era iniziata ad apparire seria. Adesso sale ulteriormente la preoccupazione in Campania. “La previsione pessimistica dei nostri epidemiologi dice che ci può essere un picco di 5.000 contagi, noi ora ci prepariamo ad avere 20.000 posti letto negli ospedali, più altri 2.000 per la stagione influenzale” ha sottolineato il presidente De Luca.

Dal suo canto, Walter Riccardi, consigliere del ministro della Salute, Roberto Speranza, qualche giorno fa ha spiegato che in alcune zone del Paese “si sta perdendo il controllo” del contagio, “come in Lazio o in Campania”. Il commissario per l’emergenza Covid sa che non può usare due pesi e due misure nelle forniture di fronte ad una emergenza che sta investendo le regioni del Sud nella stessa misura di quelle del Nord? Meglio tardi che mai, invece, sul fronte delle terapie intensive: è corsa contro il tempo per creare 5.500 nuovi posti. E’ pronto il bando per avviare i lavori in 457 ospedali e 176 Asl.

A fine ottobre partiranno 1.044 interventi e la dote complessiva sale a 11mila letti. In Campania sono previste 350 posti di terapia intensiva e 406 di semintensiva, in Calabria 134 e 136, in Basilicata 32 e 40, in Puglia 276 e 285, in Sicilia 309 e 350. Dieci governatori (Basilicata, Calabria, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Umbria, Sardegna e Toscana) saranno nominati commissari per attuare i piani regionali.

Per Campania, Abruzzo, Friuli, Puglia, Sicilia e Valle d’Aosta questa delega sarà piena: procedure e cantieri saranno una loro responsabilità. I governatori di Liguria, Emilia Romagna, Bolzano, Trento e Veneto saranno affiancati dalla struttura commissariale.


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