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UN MARE di debiti. La sanità Calabrese naviga in queste acque tumultuose da decenni. E non è solo il disavanzo certificato puntualmente dai tavoli interministeriali. Quello è stato messo nero su bianco nell’ultima riunione: 225,42 milioni, parzialmente coperto per 106,62 milioni. Il residuo negativo è di 118,8 milioni di euro a cui va aggiunta la perdita portata a nuovo dell’anno 2018, pari a 41,8 milioni.

Al netto di tutto, dunque, ci sono 160,61 milioni di euro “non coperti”. Ma nel disastro dei conti sanitari c’è molto di più: una marea di debiti verso i fornitori, che supera di poco il miliardo di euro, e i “buchi” delle varie aziende sanitarie e ospedaliere. Stando a quanto certificato nel tavolo interministeriale allo stato attuale il debito verso i fornitori è di un miliardo e quasi 51 milioni di euro. L’Asp di Cosenza ha contabilizzato 361 milioni, in aumento rispetto al 2018, Crotone 142 milioni (quasi 6 milioni in più sull’anno precedente), Catanzaro 93 milioni (l’unica che fa meglio con 26 milioni in meno), Vibo Valentia 41 milioni e l’Asp di Reggio Calabria 137 milioni.

Poi ci sono gli ospedali: Cosenza 34 milioni circa, Catanzaro 65 milioni per il Pugliese Ciaccio, 129 milioni di euro al Mater Domini, il Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria ha circa 37 milioni di euro di debiti verso i fornitori. Ma in Calabria la prima cosa a mancare sono i bilanci: l’Asp di Cosenza non ha ancora presentato il consuntivo del 2018, a Reggio Calabria non risultano dal 2013 al 2018. Sotto ci potrebbe essere qualsiasi cosa: a Cosenza ci sarebbero almeno 70 milioni di euro di fatture non contabilizzate e mezzo miliardo di euro in debiti, più precisamente 547 milioni. 366 milioni invece è il volume delle controversie aperte senza interessi di mora e spese legali. L’Asp di Reggio Calabria invece ha almeno 250 milioni di passivo derivante da contenziosi e pignoramenti, mentre il debito stimato è sui 400 milioni di euro.

Nella ricognizione effettuata dai commissari prefettizi subentrati dopo lo scioglimento dell’Asp per infiltrazioni mafiose sono spuntante fuori cifre allarmanti. Allo stato attuale il contenzioso definito sfiora il miliardo di euro, più precisamente 951 milioni 314mila 497 euro. Quello pendente invece è di 35 milioni 520mila 242 euro e qualche centesimo. Al 31 dicembre 2013, segnalano i commissari, c’erano poste debitorie non sistemate pari 395.565.901 milioni di euro: «Ostacolo insormontabile – si legge nella relazione – per l’approvazione dei bilanci». E così tutto diventa inattendibile, a partire dal disavanzo. Si sa che negli esercizi 2016, 2017 e 2018 il passivo per costi di competenza era di 20.567.227 milioni, 31.426018 milioni e 21.813.002 milioni. Solo il 10 agosto 2018 il saldo passivo era di 21.813.002 milioni mentre al 31 dicembre era di 3.312.092,18 milioni. E questo senza un euro accantonato per il fondo rischi.

C’è poi il «ricorso costante e permanente all’anticipazione di tesoreria con scoperture rilevate per tutto il 2018». Stiamo parlando di 140.960.070 milioni al 30 marzo 2018, 757,935.475 milioni al 30 giugno, 153.406.891 milioni al 30 settembre e 115.911.696 a fine anno. A voler essere buoni ci sono almeno due miliardi di euro di debiti non accertati nella sanità calabrese, un fardello grosso decenni che ha generato una marea di pignoramenti. Ogni tre mesi infatti le varie aziende dichiarano “impignorabile” giusto il necessario per pagare stipendi e gestione.

Il resto sparisce. E intanto i tempi di pagamento si allungano ulteriormente, quasi 900 giorni stando all’ultimo verbale. Tutto questo in un periodo di tempo lungo 10 anni durante il quale è stata lentamente erosa la distribuzione dei fondi destinati alla sanità calabrese. Dal 2006 al 2019 si è passati da 2,9 a 3,3 miliardi distribuiti dallo Stato, in Lombardia si è passati da 15 a 30 miliardi. Impossibile pensare di cancellare questo disastro con un colpo di penna, ma allo stato attuale in Calabria manca anche il manager chiamato a sistemare le cose. Ma i numeri parlano chiaro, impossibile pensare di poter salvare la Calabria in un arco di tempo ristretto.

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