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Luca Zaia

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Incubo Covid per il Veneto, finora indicato come un modello nell’affrontare la pandemia, grazie anche a una macchina sanitaria che costa 10 miliardi di euro all’anno. La regione amministrata dal leghista Luca Zaia è rimasta per alcune settimane tra le uniche “zone gialle” d’Italia, garantendo così la possibilità di movimento dei cittadini tra Comuni e da una provincia all’altra.

Ma adesso, mentre la situazione è migliorata in alcune regioni come la Lombardia e il Piemonte, che sono state declassate da “rosse” ad ”arancioni”, il Veneto trema e rischia una qualificazione più severa. Finora il governatore aveva ricordato di essere nella fascia “giallo super”, perchè Palazzo Balbi aveva inserito alcune norme restrittive rispetto alle possibilità di movimento degli abitanti delle “zone gialle” previste dall’autorità nazionale. Ma questo non è bastato. “Siamo nella parte alta della curva da Covid – ha commentato il presidente della giunta durante la conferenza nella sede della Protezione Civile a Marghera – oggi è stata una giornata nera per le vittime che sono state 107 in più”.

In effetti quello di ieri è stato un bollettino di guerra: i tamponi effettuati nelle ultime 24 ore sono stati 13.835, i tamponi rapidi 33.000, in totale sono stati trovati 2535 nuovi positivi con un aumento del numero di ricoverati di 98 unità (in totale 2706), mentre in terapia intensiva sono occupati 330 posti, 9 in meno del giorno precedente. Ma con i 107 nuovi morti, il numero totale sale a 3.818. Zaia ha cercato di dare una spiegazione: “Siamo nella fase alta della curva Covid. Speriamo non riparta verso l’alto e invece scenda, per quanto ad oggi non sappiamo cosa accadrà. Abbiamo un terzo dei positivi rispetto a marzo in base ai tamponi fatti e abbiamo più ricoverati di marzo. Quindi il virus è meno presente di marzo, anche se il contagio è maggiore Questo significa che il distanziamento fra cittadini e più blando”.

Ecco il punto, secondo Zaia: “L’incidenza è paurosa oggi e gli assembramenti sono il vero veicolo del virus. Dobbiamo aspettare misure restrittive o cambio di fascia per vedere diminuire le curve del contagio? Spero proprio di no”. Ma è per questo che il Veneto invoca dal governo norme severe contro l’assembramento. Questo sembra andare in senso contrario rispetto a quello che ha detto Zaia sulla montagna e l’attività sciistica durante le vacanze natalizie. Bloccarle o consentirle? “Abbiamo supportato la visione mediana per le piste da sci contenuta nel documento degli assessori delle regioni – ha spiegato – ma temo che questa posizione a Roma non passerà”.

È la linea favorevole all’attività sciistica per chi va in albergo o in una seconda casa, che terrebbe lontani dalla montagna i pendolari mordi e fuggi. Ma questo creerebbe gli assembramenti temuti dal governatore, soprattutto attorno agli impianti di risalita nei bar e nei rifugi. L’ultima spiaggia di Zaia è “un nuovo patto sociale con i cittadini”. Infatti, ha concluso: “Dobbiamo spiegare quali siano le ricadute dell’infezione, in particolare la pressione ospedaliera che sentiamo tutti e riduce la possibilità di fornire servizi ai pazienti. Questa è una conseguenza diretta del Covid e questo percorso lo dobbiamo fare tutti assieme, perché è insieme che rischiamo di farci davvero molto male”.


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