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Michele Emiliano e Stefano Bonaccini

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Lo Stato italiano per un pugliese, nel 2020, ha speso mediamente 1.826 euro, contro i 1.918 riservati ad un emiliano. È questa la quota pro-capite che emerge dalla ripartizione del fondo sanitario nazionale: alla Puglia, 4,1 milioni di abitanti, dei 113,3 miliardi complessivi, sono stati riservati 7,49 miliardi; l’Emilia Romagna (4,4 milioni di residenti) ha ricevuto 8,44 miliardi: quasi un miliardo in più nonostante una popolazione quasi identica.

Evidentemente al presidente Stefano Bonacci sfuggono questi dati quando sostiene a SkyTg24 che “la sanità non può essere gestita da Roma” e che in Emilia Romagna la “sanità funziona” perché più bravi rispetto ad altre realtà. Evidentemente a Bonaccini sfugge che per un campano lo Stato spende 1.827 euro, per un calabrese, appena 1.800 euro, contro i 1.916 euro che “riceve” ogni friulano, i 1.935 euro di spesa pro capite del Piemonte o i 1.917 euro della Toscana.

Assumere, costruire nuovi ospedali, investire nei macchinari è molto più facile se si dispone quasi di un miliardo in più all’anno. Uno “scippo” che non è limitato al 2020, un più equo meccanismo di attribuzione delle risorse permetterebbe, ad esempio, alla Puglia di ricevere, mediamente, 250 milioni in più all’anno: è la cifra che l’Emilia Romagna, a parità di popolazione, ha incassato in più dal 2005 ad oggi.

Negli ultimi 13 anni ha ricevuto 3 miliardi in più rispetto alla Puglia, a parità di popolazione, come evidenziato nel rapporto “La finanza territoriale 2018”. Solamente nel 2012, all’Emilia sono andati 7,8 miliardi, alla Puglia 6,97 miliardi, circa 900 milioni in meno. Differenza che è rimasta costante nel corso degli anni, tanto che nel 2018 l’Emilia ha incassato 8,1 miliardi, mentre la Puglia 7,2 miliardi.

Il problema è a monte: dal 2012 al 2017, nella ripartizione del fondo sanitario nazionale, sei regioni del Nord hanno aumentato la loro quota, mediamente, del 2,36%; altrettante regioni del Sud, invece, già penalizzate perché beneficiare di fette più piccole della torta dal 2009 in poi, hanno visto lievitare la loro parte solo dell’1,75%, oltre mezzo punto percentuale in meno.

Tradotto in euro, significa che, dal 2012 al 2017, Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana hanno ricevuto dallo Stato poco meno di un miliardo in più (per la precisione 944 milioni) rispetto ad Abruzzo, Puglia, Molise, Basilicata, Campania e Calabria.

Ecco come è lievitato il divario tra le due aree del Paese: mentre al Nord sono stati trasferiti 1,629 miliardi in più nel 2017 rispetto al 2012, al Sud sono arrivati soltanto 685 milioni in più.

Meno soldi da investire hanno prodotto anche una disparità a livello di organici: la Toscana rispetto alla Puglia, ad esempio, può contare su oltre 19.500 dipendenti in più nel comparto “sanità”; tra la Puglia e il Veneto la differenza è di 13.441 lavoratori in. Se prendiamo, invece, in considerazione il Piemonte, la differenza è di oltre 15mila dipendenti; l’Emilia Romagna ha 16.662 operatori in più.

Anche la spesa per investimenti è del tutto squilibrata territorialmente: dei 47 miliardi totali degli ultimi 18 anni (2000-2017), oltre 27,4 sono stati spesi nelle regioni del Nord, 11,5 in quelle del Centro e 10,5 nel Mezzogiorno. In termini pro-capite, significa che mentre la Valle d’Aosta ha potuto investire per i suoi ospedali 89,9 euro, l’Emilia Romagna 84,4 euro, la Toscana 77 euro, il Veneto 61,3 euro, il Friuli Venezia Giulia 49,9 euro, Piemonte 44,1, Liguria 43,9 euro e Lombardia 40,8 euro; la Calabria ha dovuto accontentarsi di appena 15,9 euro pro-capite, la Campania 22,6 euro, la Puglia 26,2 euro, il Molise 24,2 euro, il Lazio 22,3 euro, l’Abruzzo 33 euro.

Altri indicatori confermano che, ogni anno, al Nord arrivano maggiori trasferimenti da Roma destinati alla sanità: dal 2017 al 2018, ad esempio, la Lombardia ha visto aumentare la sua quota del riparto del fondo sanitario dell’1,07%, contro lo 0.75% della Calabria, lo 0,42% della Basilicata o lo 0,45% del Molise. Lo stesso Veneto nel 2018, rispetto al 2017, ha ricevuto da Roma lo 0,87% in più. Insomma, il Nord continua ad ottenere più soldi rispetto al Sud, è un dato oggettivo e certificato.


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