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Il Governatore Attilio Fontana

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Come prima, peggio di prima. La Lombardia viaggia diretta verso un lockdown fotocopia di quello vissuto nell’ultima primavera, ma dall’Amministrazione Fontana non arrivano ammissioni di errori. Anzi. Il governatore lombardo ha dichiarato alla trasmissione Aria Pulita su Italia 7 Gold: «Non credo abbiamo sbagliato, questo virus è più complicato di quanto i nostri scienziati potessero immaginare, a un anno di distanza non abbiamo ancora individuato una cura specifica”.

E sottolinea anche che le vaccinazioni vanno benissimo, salvo per le prenotazioni: «Questa settimana ho girato parecchi centri vaccinali e devo dire che le cose funzionano benissimo, il progetto di vaccinazione è eccellente e preso ad esempio da altre Regioni. Altro discorso è invece quello della predisposizione delle liste delle persone che devono essere sottoposte a vaccinazione, che ha subito intoppi e difficoltà che stiamo risolvendo».

Quindi, stando a quanto afferma proprio Fontana, funziona tutto bene, tranne il primo passo su due delle vaccinazioni. Perché il procedimento prevede prima la prenotazione e poi la vaccinazione. Ma sulle prenotazioni il sistema lombardo ha dovuto chiedere una mano a Poste, cioè allo Stato. Sulle vaccinazioni all’Esercito e Protezione civile nazionale, cioè allo Stato.

Ma la linea del va tutto bene, se non si considera tutto, pare sia stata sposata anche da Guido Bertolaso, chiamato a gestire la campagna vaccinale regionale, che prima ha dichiarato: “Riusciremo a vaccinare tutti se avremo vaccini per tutti”. E “Se non ci fossero stati errori, saremmo un modello”.

Poi ha criticato Aria spa, l’azienda regionale che gestisce le prenotazioni, per gli errori nelle prenotazioni. Ma a capo delle operazioni in teoria ci sarebbe sempre Guido Bertolaso. Quindi va tutto bene, con una lunga serie di se. Quasi una riedizione di una nota scena de “I promessi sposi”, quando il gran cancelliere di Milano Antonio Ferrer calma la folla inferocita per la penuria di pane promettendo di linciare il vicario di provvisione Ludovico Melzi d’Eril, ma aggiungendo in spagnolo “si es culpable”, cioè “se è colpevole”, per non farsi capire dal popolo.

Una scena simile a quella che si sta ripetendo in Lombardia, dove la popolazione e le aziende sono allo stremo dopo un anno di errori che hanno causato persino una settimana di zona rossa immotivata. Quella di gennaio su cui l’Amministrazione Fontana ha combattuto strenuamente contro l’Istituto superiore di sanità per spiegare che l’errore nei dati non era lombardo, ma dell’algoritmo usato dall’Iss, salvo poi far affermare all’allora dg del Welfare Trivelli che sapevano qual era l’errore tecnico, ma non come illustrarlo.

E dopo un anno in cui l’operazione più consistente pare sia stata quella di silurare l’assessore al Welfare Giulio Gallera e una serie di dirigenti tra cui Filippo Bongiovanni (ex di Aria) tutto si ripresenta come prima, anzi peggio di prima. Perché questa volta il virus non è una sorpresa.

L’Amministrazione Fontana ha anche varato un piano Marshall lombardo da 3,5 miliardi, ma difficilmente potrà decollare se prima non si risolve il problema della pandemia che blocca le attività di tutti. E se all’inizio proprio il governatore era stato il primo a sottolineare l’importanza di indossare la mascherina, poi proprio la sua giunta ascoltò più di altri le sirene della Confindustria che non voleva chiudere la regione per arginare il contagio.

I ritardi nelle azioni del 2020 hanno contribuito al record negativo di morti della Lombardia. Lentezze nell’agire che si sono ripetute in più occasioni, come quando in estate furono dati incentivi economici ai dirigenti d’ospedale che chiudevano i reparti Covid, pur avendo la certezza che sarebbe arrivata una seconda ondata. O quando i vaccini antinfluenzali furono comprati in ritardo, costringendo la Regione a rifare le gare quando ormai il prezzo era lievitato.

Nel frattempo persino Fontana e famiglia finivano nel mirino dei magistrati per la famosa fornitura di camici valutato complessivamente 517mila euro: la ditta da cui li stava comprando Aria spa era la Dama, di proprietà del cognato del presidente e della moglie. Una transazione poi diventata donazione. Ma che ha acceso anche i riflettori sul conto milionario in Svizzera del presidente lombardo perché aveva tentato di risarcire Dama con un versamento personale da 250mila euro. Un gesto in teoria generoso, ma che ha allertato l’antiriciclaggio della Banca d’Italia e i pm genovesi ancora a caccia del mitologico tesoro leghista da 49 milioni.

E mentre il virus procedeva la sua corsa, la regione non riusciva a organizzare un sistema efficiente per i vaccini nonostante un imponente schieramento dell’Esercito per aiutare a tamponare più persone possibili e tracciare i contagi. Perché le prenotazioni erano sempre in capo a Regione, quindi nei 28 punti allestiti dai militari da subito arrivarono meno persone di quante se ne potessero tamponare. Un problema che si è riproposto con le vaccinazioni, come ammesso dallo stesso Bertolaso. Ma funziona tutto benissimo, se non si considera tutto.


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