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Il generale Figliuolo visita i punti vaccinali gestiti dal Ministero della Difesa

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GIOVANI e insegnanti. In questa fase della pandemia è diretta a loro la “moral suasion” di governo e struttura commissariale affinché si vaccinino. Lo ha annunciato ieri il generale Francesco Paolo Figliuolo, in visita al centro vaccinale di Acea, a Roma. «È necessario convincere quei 215 mila insegnanti che ancora non si sono vaccinati a farlo», ha detto, perché una vaccinazione di massa «è l’unica cosa che ci permetterà di riaprire in sicurezza le scuole».

I nodi sulla riapertura dell’anno scolastico hanno cominciato ad avvinghiarsi non appena è terminato quello scorso, reso difficile dalle chiusure a singhiozzo, dai problemi dovuti alla Dad, dalle lacune dei trasporti pubblici, dalla paura dei contagi. Per evitare che da settembre si ripropongano gli stessi problemi Figliuolo ritiene sia doveroso raggiungere una copertura vaccinale superiore all’80% degli operatori scolastici e «una buona copertura» – senza precisare percentuali – dei ragazzi dai 12 anni in su.

OBBLIGO VACCINALE PER TORNARE IN CLASSE?

Se Figliuolo sta dunque puntando sulla “moral suasion”, cioè su un’opera di convincimento per raggiungere gli obiettivi vaccinali del settore scuola, altri ritengono che sia necessario passare e metodi più perentori come l’obbligo. È il caso di Antonello Giannelli, capo del sindacato dei presidi Anp, intervistato dal “Corriere della Sera”. Il sindacalista rende noto che non sono vaccinati oltre 200 mila lavoratori della scuola. Sulla stessa lunghezza d’onda Agostino Miozzo, ex coordinatore del Comitato tecnico-scientifico (Cts), che a “La Stampa” si dice dell’avviso che «in prospettiva si debba andare verso l’obbligo di vaccinazione per chi sta a contatto con gli studenti. Se hai la possibilità di vaccinarti e ti rifiuti, non puoi andare in classe».

Ma cosa ne pensano dell’eventualità i diretti interessati? Nell’aprile scorso un sondaggio pubblicato su “Skuola.net” su un campione di 1.800 lavoratori scolastici (di cui 1.600 insegnanti) dimostrava che sei su dieci erano contrari. La percentuale potrebbe essere rimasta invariata, se non addirittura estesa a favore degli scettici. Tra aprile e oggi, del resto, la campagna vaccinale ha conosciuto diversi intoppi, a cominciare dalla grana AstraZeneca che ha coinvolto direttamente il personale scolastico.

Fermamente contrario all’obbligo resta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief (Associazione nazionale insegnanti e formatori), che a “Orizzonte Scuola” afferma: «È giusto adottare le disposizioni di sicurezza, se necessario anche l’utilizzo della mascherina, ma sbaglia chi dice che a scuola a settembre potranno entrare solo studenti e docenti vaccinati».

Pacifico ricorda che «la scienza ci ha dimostrato che anche chi è vaccinato può contagiarsi o contagiare». Per lui è piuttosto necessario intervenire sulle classi pollaio, per impedire che ci siano alunni accalcati; «quindi – prosegue – bisogna rimboccarsi le maniche per ampliare gli spazi delle scuole e per ridurre i limiti massimi di composizione dei gruppi-classe».

I SINDACATI SOLLECITANO IL GOVERNO

Si tratta di interventi che bisogna pianificare immediatamente, come sottolinea Miozzo a “La Stampa”, parlando anche di screening all’ingresso, tamponi periodici, tracciamento. Discutere di questi temi diventa dunque improcrastinabile, motivo per cui il capo del sindacato Anp Giannelli ha chiesto la convocazione immediata del Tavolo ministeriale sul protocollo di sicurezza da adottare nelle scuole per il rientro a settembre.

«Chiediamo», le sue parole, «che ai dirigenti scolastici siano fornite al più presto indicazioni chiare sulla gestione della ripartenza e soprattutto che, facendo tesoro dell’esperienza degli ultimi due anni scolastici, si trovino per tempo le soluzioni per superare le ben note criticità che hanno costretto tanti, troppi studenti a stare lontano dalle aule».

Giannelli indica tre aspetti che rendono incerta la riapertura: le già citate vaccinazioni degli insegnanti, quelle degli studenti, nonché il rischio che «il virus possa diffondersi con nuove varianti sulle quali non possediamo dati certi, primo fra tutti quello relativo alla capacità dei vaccini attualmente somministrati di contrastarle efficacemente».

A proposito di questo aspetto, le autorità sanitarie di Israele, dove i contagi sono in risalita, hanno verificato una diminuzione dell’efficacia del vaccino Pfizer nella prevenzione delle infezioni e delle malattie sintomatiche. Il ministero della Salute israeliano ha fatto sapere che l’efficacia del vaccino è scesa al 64% dal 6 giugno.


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