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Una ragazza si sottopone al vaccino anti-Covid

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Se mamma e papà sono no vax o renitenti al vaccino, oppure hanno pareri discordi sull’antidoto anti-Covid, il figlio minore può comunque ottenerlo, a patto che non abbia controindicazioni per la propria salute e sia in quella fascia di età, dai 16 anni in su, in cui anche la legge riconosce un grado di sviluppo psico-fisico significativo e una capacità di discernimento nella cosiddetta “capacità di agire”.

IL DECRETO DEL GIUDICE

È l’esito del decreto emesso dal Giudice tutelare del Tribunale di Arezzo, Cristina Colombo, che ha accolto il ricorso presentato dal legale di un papà favorevole al vaccino per ottenere l’autorizzazione al trattamento sanitario anti-Covid in favore del figlio quasi sedicenne Marco, di fronte al niet della madre.

L’avvocato Gianni Baldini, professore associato di Diritto privato e docente di Biodiritto nell’Università di Siena e Firenze, che ha curato questo caso e molti altri, chiarisce subito: «Come presidente dell’Ami Toscana – Associazione dei matrimonialisti italiani – da quando è stata autorizzata la vaccinazione nella fascia 12-18 anni a giugno scorso, mi sono occupato di queste vicende».

Prima del caso di Marco, e del decreto del Giudice Colombo che lo ha riguardato, ci sono stati numerosi altri episodi, risolti senza l’intervento del Giudice tutelare.

È accaduto, ad esempio, con il primo caso, quello del 17enne Matteo, di Firenze, la cui scuola ha segnalato all’Ami, che ha una convenzione con il ministero dell’Istruzione a livello nazionale per la consulenza in tutte le scuole nei vari ambiti del diritto di famiglia, la difficoltà del giovane a vaccinarsi proprio per la contrarietà dei genitori.

Matteo, come Marco, voleva riappropriarsi dei suoi spazi a scuola e nella comunità. «Il caso – prosegue l’avvocato Baldini – scoppiato sui media locali e sui social, ha fatto emergere la punta dell’iceberg. In poche settimane siamo stati contattati da oltre trenta adolescenti, da Nord a Sud, dalla Sicilia alla Lombardia, dalla Liguria alla Basilicata, alla Puglia. In alcune circostanze, come quella di Matteo, la vicenda si è conclusa in via stragiudiziale, senza bisogno di un provvedimento del giudice. Sono state sufficienti le diffide inviate ai genitori o al genitore contrario, insieme alle liberatorie. Tramite questi atti, o un genitore, che venga delegato dall’altro, può assumersi tutte le responsabilità verso il figlio, oppure entrambi, congiuntamente, possono attribuire al figlio la responsabilità dell’atto che va a compiere, ovvero l’autonomia nella decisione di volersi vaccinare».

Si fa riferimento alla fattispecie del cosiddetto “grande minore”, ovvero un giovane con più di 16 anni che per l’articolo 394 del codice civile è “minore emancipato”, con “capacità di agire”.

IL CASO DI AREZZO

Nel caso più recente del giovane Marco di Arezzo, lo studio legale ha dovuto invece fare ricorso al Giudice tutelare, «perché i genitori non hanno inteso trovare una soluzione in termini bonari» dice ancora l’avvocato Baldini. Marco, che ha 16 anni, ha chiesto al padre di chiedere l’autorizzazione al giudice tutelare per vaccinarsi, in assenza del consenso della mamma.

«Il Giudice tutelare Cristina Colombo ha assunto una decisione coraggiosa e innovativa – aggiunge l’avvocato – destinata a fare giurisprudenza. Invece di fissare un’udienza, convocare le parti, assumere le opinioni delle stesse e il consenso del minore e poi decidere se autorizzare o no la vaccinazione, ha fatto una riflessione diversa. Ritenuta la necessità e l’urgenza ha autorizzato la vaccinazione anti Covid del minore, considerato che il consenso dello stesso, di più di 16 anni, sia già di per sé sufficiente».

Nel decreto «immediatamente esecutivo» emanato in tempi record, appena dieci giorni dopo dal ricorso del 28 agosto, la giudice Colombo ha raccomandato alla Commissione medica vaccinatrice di raccogliere anche il consenso del giovane unitamente a quello del padre. Una vittoria per il ragazzo e un bell’esempio di giustizia efficiente. Baldi ritiene che «anche nel caso di contrasto con entrambi i genitori, il minore abbia comunque la possibilità di farsi vaccinare contro il Covid».

Il parere del Comitato Nazionale di Bioetica del 29 luglio 2021, su “Vaccini e Adolescenti”, suggerisce che «l’adolescente debba essere ascoltato da personale medico con competenze pediatriche e che la sua volontà debba prevalere, in quanto coincide con il miglior interesse della sua salute psico-fisica e della salute pubblica».


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