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Michele Emiliano

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«Qual è la questione? Che Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna producono più reddito e quindi devono avere più soldi? Ma non sono nazioni indipendenti! L’unica ragione possibile è che queste regioni si sono scocciate di dover concedere tanto in termini di solidarietà a tutte le altre e se ne vogliono andare per i fatti loro. Così si avvia un processo di secessione del Paese». 

A parlare fuori dai denti è Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia ed ex sindaco di Bari, uno degli esponenti meridionali di spicco del Partito democratico. 

Che idea si è fatto del progetto di autonomia in discussione?

«A prescindere dalla legittimità costituzionale, che è indubitabile, è un errore politico gigantesco che stanno facendo le tre regioni più ricche di Italia. Già dettano le condizioni a tutte le altre, ora stanno chiedendo di superare addirittura l’eguaglianza fra le regioni, e lo fanno sulla base di un contratto con il governo nazionale, in cui nessun altro può mettere bocca». 

È tentato di chiedere l’autonomia anche per la sua Puglia? 

«Inizialmente ritenevamo che fosse opportuno in sede di conferenza delle regioni definire un unico modello di autonomia, uguale per tutti, in modo che ciascuna regione potesse disporre di poteri e budget superiori. Attualmente, almeno dal punto di vista formale, le regioni sono tutte uguali. Da domani ci saranno tre regioni super-speciali con poteri e budget supplementari in materie complesse come scuola e sanità, che polverizzeranno l’unità nazionale». 

Il nodo da sciogliere è quello della distribuzione delle risorse connesse alle materie devolute. Il criterio più papabile è quello della spesa storica. 

«È la prova del disegno fraudolento che c’è dietro questa accelerazione. Non si vuole dare il tempo di individuare i Livelli essenziali delle prestazioni, in modo che le regioni del Nord che già hanno budget storici molto superiori alle regioni del Sud, si possano impadronire definitivamente di queste quote supplementari. Se si approvano i Lep quella spesa rischia di diminuire, quindi hanno una fretta dannata di approvare l’autonomia sulla base della spesa storica». 

In alcuni comuni della Puglia, come Altamura, la spesa storica per asili nido è zero. 

«La rete degli asili nido in Puglia ha una spesa storica dieci volte inferiore a quella del Nord. Che facciamo, la cristallizziamo? C’è un problema di denatalità su tutto il territorio, e tra parentesi è la ragione per cui abbiamo bisogno dei migranti. Anziché costruire gli asili nido, aggravano il problema. Il governo avrebbe le mani legate, anche volendo non sarebbe possibile ripartire risorse oltre le rigide quote stabilite in passato». 

Secondo i dati forniti dai Conti pubblici territoriali, nel solo 2017, al Sud sono stati portati via 62,3 miliardi di euro di spesa pubblica, pari al 6,5%. Vincenzo De Luca, come fa il nostro giornale da mesi, ha chiesto un’operazione verità sui conti. È una posizione che condivide?

«Assolutamente, noi siamo d’accordo sull’avvio di un’operazione verità. Nella sostanza si tratta di individuare i fabbisogni standard, individuando la quota spettante a ciascun abitante si capisce quanto budget deve andare alla singola regione. Non fare questa operazione, significa cristallizzare gli scippi che ci sono stati in questi anni». 

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E che hanno avuto un certo impatto su servizi cruciali come la sanità.

«Attilio Fontana pochi giorni fa  sosteneva che in Italia ci sono sistemi sanitari con tanto personale, soprattutto al Sud, che, per avere un rapporto corretto cittadini/dipendenti, sarebbero necessari licenziamenti. Una stupidaggine». 

La Puglia, dati del ministero della Salute, a quasi parità di abitanti riceve quasi 900 milioni euro in meno dell’Emilia Romagna e ha circa 15mila dipendenti in meno.

«Se l’Emilia Romagna dovesse avere competenze supplementari in materia sanitaria questo rapporto peggiorerà ulteriormente. Se l’Emilia potesse pagare i suoi medici, i suoi infermieri, i suoi operatori sanitari più di quanto li posso pagare  io, chi verrebbe più a lavorare in Puglia? Già non li troviamo adesso. Il governo lo sta facendo solo per arrivare alla fine della legislatura». 

Il riferimento alla metà pentastellata dell’esecutivo è abbastanza chiaro. 

«I Cinquestelle stanno facendo come quei ciclisti che non ce la fanno a superare l’avversario e si attaccano alla sua ruota  senza mollarlo, ma così la gara la perdono lo stesso. Il disfacimento dei 5 stelle ci sarà comunque: il Mezzogiorno, che gli ha dato un consenso enorme, li inseguirà per le strade». 

La prossima settimana si incontrerà con tutti i governatori del Mezzogiorno. Cosa dirà ai suoi colleghi?

«Dobbiamo pretendere che, se autonomia ci deve essere, deve essere compresa in un’intesa che deve riguardare tutte le regioni e non solo quelle tre. La bussola deve essere il superamento della questione meridionale». 

Potrebbe essere una piattaforma per i governatori del Sud?

«È una piattaforma per tutti i governatori italiani». 


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