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José Mourinho

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«Negli ultimi 2 giorni non si è parlato di una Roma con grandissimi giocatori, con tanti giocatori che volevo con me, che finirà la stagione con zero titoli». Più che iconica profetica la frase pronunciata da Josè Mourinho il 3 marzo 2009. Lo Special One si riferisce, ovviamente, alla stagione in corso, che vedrà la sua Inter conquistare il quarto scudetto di fila, il primo della sua gestione. Ma la previsione si tramuta presto in una maledizione per la Roma, che giusto l’anno prima aveva vinto il suo ultimo trofeo: la Supercoppa italiana sollevata sotto il cielo di San Siro contro l’Inter, ai tempi ancora allenata da Roberto Mancini.

Da allora più niente, come se il tecnico portoghese potesse scrutare sulla sfera di cristallo l’andamento della Roma dei successivi 12 anni. Sarà forse anche per questo che Dan e Ryan Friedkin hanno pensato a lui per chiudere il cerchio degli insuccessi che ha attraversato tre proprietà, dalla famiglia Sensi (in scomoda coabitazione finale con Unicredit), al consorzio americano guidato da James Pallotta, sino al duo arrivato da Houston.

Una notizia bomba quella maturata subito dopo pranzo, arrivata all’esito di una settimana amara, fra il 6-2 di Manchester e il 2-0 di Genova e l’ultimo confronto dei Friedkin con Paulo Fonseca, del quale in mattinata è stata ufficializzato l’addio a fine anno. Un comunicato strano quello con cui la Roma ha salutato l’ex Shakthtar (portoghese anche lui), impossibile da leggere se non nell’ottica di un sequel nel giro di qualche ora. Ma con Sarri (fino a ieri strafavorito per la panchina romanista), ancora legato alla Juve e Allegri sempre più lontano, sembrava difficile un annuncio imminente.

La notizia dell’ingaggio di Mourinho si è così trasformata in un capolavoro comunicativo del nuovo corso romanista, attento sino all’ossessione a non far uscire spifferi da Trigoria. E tornano i conti delle parole pronunciate pochi giorni fa proprio dallo Special One che nel dichiarare amore eterno e incondizionato per l’Inter si diceva pronto, se ne avesse avuta la possibilità, ad accettare la panchina di un’altra italiana.

«Siamo lieti ed emozionati di dare il benvenuto a José Mourinho nella famiglia dell’AS Roma», hanno annunciato sul portale ufficiale della Roma i Friedkin, padre e figlio. «José è un fuoriclasse che ha vinto trofei a ogni livello e garantirà una leadership e un’esperienza straordinarie per il nostro ambizioso progetto – hanno proseguito – L’ingaggio di José rappresenta un grande passo in avanti nella costruzione di una mentalità vincente, solida e duratura, nel nostro Club».

«Ringrazio la famiglia Friedkin per avermi scelto a guidare questo grande club e per avermi reso parte della loro visione – ha commentato il nuovo allenatore della Roma – dopo essermi confrontato con la proprietà e con Tiago Pinto ho capito immediatamente quanto sia alta l’ambizione di questa Società. Questa aspirazione e questa spinta sono le stesse che mi motivano da sempre e insieme vogliamo costruire un percorso vincente negli anni a venire. L’incredibile passione dei tifosi della Roma mi ha convinto ad accettare l’incarico e non vedo l’ora di iniziare la prossima stagione. Allo stesso tempo, auguro a Paulo Fonseca le migliori fortune e chiedo ai media di comprendere che rilascerò dichiarazioni solo a tempo debito. Daje Roma».

La bomba di mercato ha fatto subito il giro del web, conquistando trend social e homepage dei principali siti di informazione. E ha prodotto effetti anche sul mercato azionario, con As Roma che a Piazza Affari ha guadagnato l’11,74%. E pensare che solo pochi mesi fa i Friedkin stavano lavorando sul delisting del titolo. E’ bastato un nome, forse, per fargli cambiare idea.


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