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La sede della Regione Valle D'Aosta

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In Valle d’Aosta adesso sono stati condannati anche i politici collusi con la ‘ndrangheta. È una sentenza storica quella pronunciata dal Tribunale penale di Aosta, che si aggiunge a quella emessa nel luglio scorso col rito abbreviato nell’ambito di un altro troncone del processo scaturito dall’inchiesta che portò all’operazione Geenna.

Il collegio giudicante ha condannato tutti e cinque gli imputati che hanno scelto il rito ordinario: dieci anni sono stati inflitti al consigliere regionale sospeso Marco Sorbara, altrettanti all’ex assessore di Saint-Pierre Monica Carcea, undici al consigliere comunale di Aosta Nicola Prettico, 13 al ristoratore Antonio Raso e undici al dipendente del Casinò di Saint-Vincent Alessandro Giachino.

Mentre i primi due erano imputati di concorso esterno in associazione mafiosa, gli altri erano accusati di essere organici alla ‘ndrangheta della Valle d’Aosta. Raso, però, è stato assolto dall’accusa di voto di scambio politico-mafioso per le elezioni comunali del 2015 a Saint-Pierre, anche se per lo stesso reato è stato condannato in relazione alle elezioni di Aosta. Il Tribunale ha disposto il risarcimento per la Regione Valle d’Aosta, i Comuni di Aosta e Saint-Pierre e l’associazione Libera, costituitisi parte civile.

Soltanto due mesi fa, nell’altro filone processuale, il primo riconoscimento giudiziale dell’ndrangheta in Valle D’Aosta”: furono tutti condannati i docici imputati che avevano optato per il rito abbreviato. Tra gli imputati comparsi davanti al gup distrettuale di Torino c’erano anche i presunti vertici di un “locale” di ‘ndrangheta accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione tentata e consumata, traffico di droga, detenzione e ricettazione di armi, tentato scambio elettorale politico-mafioso. La pena più elevata, a 12 anni e 8 mesi di reclusione, era stata inflitta a Bruno Nirta.

Fra gli imputati c’era anche un avvocato penalista torinese, Carlo Maria Romeo, condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione. Ma il processo può vantare un altro primato. E’ il caso del Comune di Saint Pierre in Valle d’Aosta, il primo in assoluto sciolto per mafia nella regione, le cui vicende non possono essere lette in maniera disgiunta da fatti giudiziari che si intrecciano con lo scioglimento del Comune di San Giorgio Morgeto, nel Reggino, in quanto in entrambe le amministrazioni – coinvolte nell’inchiesta “Geenna” – sono state riscontrate infiltrazioni della stessa cosca di ‘ndrangheta.

“Geenna”, nome in codice per il blitz scattato nel gennaio 2019, è una citazione dalla Bibbia: significa luogo di eterna dannazione, luogo dove gettare le carogne delle bestie e i cadaveri insepolti dei delinquenti. Nirta, del resto, detto “la bestia”, 62 anni, di San Luca, è l’imputato di maggiore caratura criminale.

Ma sarebbe un errore pensare che la ‘ndrangheta, dopo aver allungato i tentacoli su tutto lo Stivale, sia arrivata soltanto ora in Valle d’Aosta, visto che ormai andava a braccetto, a quanto pare, con pezzi di istituzioni, professionisti e imprenditoria di quella regione facendoci affari. Il pentito Daniel Panarinfo, un giovane di Torino ma di origini calabresi e precisamente di San Luca, che trafficava droga dal Sudamerica in Italia ed era legato ai Nirta, ha svelato che ad Aosta esisteva un “locale” di ‘ndrangheta da molto tempo. “Da una vita”, ha detto letteralmente in aula.


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