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Il capoluogo lombardo si trova a essere scosso dall’ennesimo terremoto che riporta alla memoria l’inchiesta che condannò a morte la Prima Repubblica, Tangentopoli, e quella più recente dell’Albergo dei poveri. Il sistema – si evince dalla voluminosa ordinanza a firma del gip Lorenza Pasquinelli – è sempre lo stesso: tangenti in cambio di appalti. Questa volta ci troviamo davanti a uno schema indicato come «metodo Bellini», dal cognome di Paolo, il 54enne funzionario (sospeso) di Atm. È ritenuto dagli inquirenti il grande «regista» dell’operazione illecita.

SONO 35 GLI INDAGATI

Al centro delle indagini ci sono otto maxi-appalti di Azienda trasporti milanesi, per un totale di oltre 150 milioni di euro. Sono tredici le persone finite agli arresti; per i 35 indagati, accuse a vario titolo, di associazione per delinquere, corruzione, turbativa d’asta, peculato, abuso d’ufficio.

La «fetta» per Paolo Bellini, è stata finora quantificata in 125mila euro, a tanto ammonta il totale delle bustarelle, che il dirigente avrebbe intascato tra il 2018 e il 2019. Nella giornata di giovedì, dal carcere dove è detenuto, il funzionario è comparso in videoconferenza, davanti al giudice per le indagini preliminari e al pm titolare dell’inchiesta. Ammissioni poche, quelle relative a circostanze che proprio non avrebbe potuto negare, ma Bellini non fa nomi, almeno per il momento.

Va detto che Atm è parte lesa in questa vicenda, anche se sotto il profilo dell’immagine, l’azienda municipalizzata tra i fiori all’occhiello di Milano, esce con le ossa assai ammaccate. Al riguardo, il presidente dell’Osservatorio nazionale su liberalizzazioni e trasporti (Onlit) Dario Balotta, ha dichiarato: «Atm deve chiedere scusa ai milanesi, ha messo in luce un sistema consolidato di malaffare che alzava a dismisura i costi – pagati con soldi pubblici – degli acquisti degli impianti tecnologici». Nel frattempo continua la ricerca dei conti correnti, dei «tesoretti» nascosti, e anche delle pendrive. I dispositivi, sostiene l’accusa, sono stati distribuiti alle aziende indagate, cosicché – dietro la corresponsione di mazzette – avrebbero potuto visionare in anteprima i termini dei vari progetti, e assicurarsi i lavori della Metro.

FUGA DI NOTIZIE

La vicenda delle pennette occupa uno spazio sostanzioso (e sostanziale) nell’ordinanza. «Bellini gioca su più tavoli – sottolinea il gip -, si rivolge al management di Alstom, a quello di Siemens e a quello di Link Consulting, innanzitutto anticipando a ciascuno diverse informazioni importanti, in relazione al bando anche prima della sua pubblicazione (…) Ma si spinge anche a consegnare fisicamente e direttamente ai referenti di tutte e tre le società indagate, alcuni documenti di decisiva rilevanza». Dalla attività di intercettazione, risulta la consegna a due vertici di Alstom (durante l’incontro del 9 aprile 2019, in occasione del sopralluogo alla stazione M2 di Gessate) proprio di una pendrive contenente documenti relativi agli altri concorrenti, «specifiche tecniche sulle stazioni della metropolitana e bozze di progetto utili alla formulazione di una valida offerta».

Ma la spregiudicatezza del funzionario, argomentano i magistrati, non si ferma qui. Gli 007 della guardia di finanza, attivati dalla Procura di Milano, registrano la consegna di una ulteriore chiavetta anche a Camillo Gallizioli della Siemens. Pure la seconda pendrive conterrebbe materiale tecnico riguardante gli altri concorrenti. Ci si trova, dunque, davanti a una sorta di spionaggio (e allo stesso tempo di fasullo controspionaggio) innescato da Bellini, che, sostengono gli inquirenti, «ha un unico obiettivo: quello di ricavare quanto più possibile dalla manovra illecita».

E non è finita, perché il 2 aprile del 2019, altra consegna di documentazione rilevante avviene tramite un cd. Sul supporto destinato a Link Consulting, ci sono anche le presentazioni elaborate di un progetto della concorrente Alstom. Per la cronaca – si evince da una informativa di polizia giudiziaria allegata agli atti – la gara in oggetto, se la aggiudica definitivamente Siemens, lo scorso sei maggio. Da altre informative, risulta invece che i «contatti tra Bellini e i suoi interlocutori, al riguardo, non si fossero certo interrotti in occasione del periodo di lockdown, intervenuto per il contagio da Covid-19».

Intercettato mentre, con Marco Chianese della Ctf Impianti, discute di una gara, che secondo le sue previsioni, dovrebbe aggiudicarsi Ansaldo, Paolo Bellini, afferma: «Io non parlo con Ansaldo, perché Ansaldo ha un input interno, per cui non vuole avere a che fare niente con il cliente (…) Io, per interfacciarmi con loro sto usando queste terze persone». Durante il dialogo spunta anche il nome di Edoardo Lupi (uno degli indagati) che, spiega Bellini a Chianese, «è uno dei maggiori costruttori, è quello che ha fatto l’Expo, è un magnate. Questo naviga a livelli superiori a tutte le norme, è come se fosse un piccolo Agnelli che conosce i presidenti di Siemens, i presidenti di Ansaldo».

AZIENDE FAVORITE

La discussione verte ancora sulla gara in questione. Nel momento in cui sarà aggiudicata, ci sarà poi spazio per il subappalto da affidare alle aziende «favorite» da Bellini. «Ci serve anche questa gente – Bellini si riferisce sempre a Lupi – per vincere la gara, perché questa qua non è una gara tecnica, è una gara politica (…) E tieni conto che questo qua è stato quello che ha nominato il nostro direttore generale e il nostro presidente, dunque, ha l’aggancio, ecco perché – dice – sto puntando su Ansaldo».


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