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Il premier Giuseppe Conte

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È stato chiesto ai cittadini di cambiare drasticamente il loro stile di vita. Da giorni siamo chiusi in casa per combattere questa guerra contro il nemico invisibile. Siamo angosciati, impauriti. Continuano a dirci di non uscire e i numeri dei contagi aumentano ogni giorno.

«Non state ancora facendo abbastanza». E allora via il footing, controlli a imbuto per le strade, esercito a controllare. La gente abbandona gli animali domestici, per paura che possano trasmettere il virus, ci si urla dalle finestre: «Dove vai? Non lo sai che non devi uscire?» Dopo il momento della solidarietà è il momento del tutti contro tutti. È il momento in cui una notizia, uscita per sbaglio, o prima del dovuto, o perché è una fake news, ci costringe a cambiare l’andamento della nostra giornata. In una sorta di follia collettiva.

«Forse i supermercati chiuderanno prima». «Forse i supermercati saranno chiusi nel fine settimana». E allora, via, tutti al supermercato. File interminabili, cercando di mantenere una distanza che è sempre più improbabile, perché ci si ritrova in mezzo alla strada. Ecco allora che arrivano le ‘fonti’ di Palazzo Chigi, a rassicurare i cittadini. Sembra che i supermercati rimarranno aperti anche nel fine settimana. Ma sarà vero? Chi sono queste fonti? È uscita un’altra ordinanza?

Ecco presidente Conte, mi scusi se mi rivolgo direttamente a lei, a lei che ci ha chiesto di stravolgere la nostra vita, per il bene nostro e del nostro Paese. A lei, che qualsiasi cosa metterà sul piatto, alla fine di questa vicenda, sarà sempre troppo poco per le nostre vite, per i nostri lavori, per il nostro futuro. A lei che ci chiede di stringere i denti, ancora di più. A lei che sa che noi siamo italiani, ingegnosi, fantasiosi, volenterosi e alla fine ce la faremo, diventando eroi, ognuno nel suo. Mi rivolgo a Lei per chiederle una comunicazione che non lasci adito a dubbi. Parli agli italiani, ci rassicuri, ci faccia capire che non siamo allo sbando e, per carità, in questo momento così drammatico per la vita di tutti noi, abolisca la parola ‘fonti’.

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