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Matteo Salvini, leader della Lega, durante uno dei suoi video messaggi

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COLPA del balcone. Sempre. Povero Matteo Salvini, neanche sul suo poggiolo privato riesce a trovare pace. Lui era lì ad arringare gli italiani, con tanto di inquadratura studiata dal guru che lo ha indottrinato, quando un vicino gli ha urlato: «Matteo, sono tutte stro…ate». Ci è rimasto male il Capitano del Carroccio che tra citofoni e palazzi non ne azzecca una. Cosa volete farci, è il primo contraddittorio autentico nell’era delle distanze.

Il balcone è una fissa italiana. Ci sono passate le farse e le tragedie. Ha cominciato Romeo, poi un disastro continuo. Ne sono volati via di calendari tra una sciagura e l’altra. E ora, in questo periodo di clausura domiciliare, chi non ce l’ha si mangia le mani. Le agenzie di stampa rilanciano continue immagini di persone sul balcone: chi legge, chi sta al computer, chi guarda il vuoto della strada, chi suona, chi fa la calza, chi stira, chi si fa un selfie.

Non è un posto che porta fortuna, il balcone, basta vedere quello che è capitato ai Cinque Stelle di recente.

Con la quarantena, invece, gli italiani hanno rivisitato gli angoli di casa, anche quelli dimenticati e frequentati solo da cani e gatti domestici con l’hobby dell’esplorazione. Con il divieto di uscite, c’è stato un rifiorire di collegamenti con telefoni, ipad e computer. Abbiamo così scoperto che in tutte le abitazioni c’è una libreria. Da dove siano sbucate resta un mistero. Visto che il 70 per cento e più del Belpaese non sfiora neanche un libro all’anno; e che la percentuale di quelli che ne leggono uno ogni sei mesi non arriva a dieci. Invece tutti si fanno riprendere con dietro dei libri, pure quelli che l’ultima volta che hanno sfogliato qualcosa è stato per le istruzioni del cellulare. Ci tengono a far sapere che la cultura è entrata nelle loro case, anche se ci resta in quarantena perenne e non accompagna sempre i solerti proprietari degli scaffali.

L’unica eccezione ai libri è stata la regina Elisabetta del Regno Unito di Inghilterra. Alle sue spalle, durante uno storico e sobrio discorso, oggetti di preziosa porcellana e scenario da tinello di eleganza rustica. Ma lei non ha bisogno di leggere romanzi. Ci pensano figli, nipoti e affini a rendere la vita piena di colpi di scena. Quello che le è capitato in famiglia in mezzo secolo è più intrigante e sconvolgente di un’intera biblioteca. Potrebbe consolarsi con i libri di evasione, ma il rango non le permette di perdere contatti con i doveri della realtà. Tanto, se non sono i parenti. c’è sempre un premier maldestro a farla stare con il fiato sospeso.


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