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SE SI fissa troppo a lungo lo specchietto retrovisore, quando si guida la macchina, si va a sbattere. Allo stesso modo il nostro passato può impedirci di essere liberi nel presente, precludendoci il futuro. Quasi indossassimo un vestito con lo strascico lungo un metro per ogni ricordo, ci muoviamo in maniera limitata e, laddove dovremmo incunearci nei vicoli stretti della vita, fatichiamo a passare e a fare manovra. Dovremmo darci alla fuga, invece corriamo rallentati, inciampando.

Per non lasciarsi acchiappare dall’artiglio dei predatori, le lucertole volontariamente perdono la coda. Si staccano di dosso tutto quello che hanno alle spalle, l’abbandonano lì, inerte, e tirano dritto: è necessario per la loro sopravvivenza. Al posto della coda, volutamente persa, ne cresce una nuova.

Questa risorsa che la natura ha dato alle lucertole, l’hanno anche gli esseri umani, anche se in maniera meno manifesta. A intrappolarci possono essere ricordi brutti, ma anche belli. In ogni caso, se il passato ci dà dolore o comunque ci rende fragili ed esposti ai predatori, possiamo salvarci staccandolo da noi: è necessario per la nostra sopravvivenza. Nuove memorie andranno a sostituire quelle di cui abbiamo dovuto sbarazzarci.

Nei discorsi retorici sentiamo ripetere che il passato è fondamentale. È vero. Può essere tanto fondamentale che, dopo averlo subìto, contemplato ed esaminato, dobbiamo anche trovare la forza e la capacità di liberarcene.

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