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La pagina di Facebook per scegliere il contatto erede

Tempo di lettura 3 Minuti

È una domanda che si è posto perfino Freddie Mercury: “who wants to live forever?”, chi vuole vivere per sempre?

Appartiene a quella lunga e fortunata serie di domande retoriche che, un po’ come i gas nobili, non hanno bisogno di mescolarsi ad altre domande né alle svariate possibili risposte, per poter essere valide e considerate. Il loro fascino sta nella sospensione creata tra la prospettiva di una risposta e un’altra.

E noi utenti dei social, ad ogni modo, sospesi non ci rimarremo. Non a lungo, perlomeno: chi è alla ricerca dell’immortalità dovrebbe iscriversi a Facebook, dal momento che negli ultimi anni Mark Zuckerberg ha inserito nel social la possibilità di nominare degli account “eredi”, ovvero persone di nostra conoscenza a cui possiamo delegare il potere di gestione dei nostri account social una volta che avremo lasciato questa terra.

Zuckerberg allarga di qualche centimetro il famoso “cerchio della vita”, consentendoci quindi di rimanere nel popolo social anche qualora fisicamente non saremo più in grado di parteciparvi attivamente. Questo si verifica nel momento in cui un account diventa “commemorativo”, cioè assume la forma di una sorta di “reliquia digitale” dopo che un utente è defunto. L’account non viene quindi cancellato, ma lasciato esattamente dov’è e con la possibilità, per amici e seguaci, di continuare a postare elementi e saluti sulla sua bacheca: un modo tutto sommato efficace per ingannare dolcemente la mente di chi avverte i morsi della nostalgia, creando l’innocua illusione dell’equazione “account attivo uguale vita”.

Impariamo però che spesso il filo che separa l’immortalità come dono dall’immortalità come condanna è fin troppo sottile e perennemente teso, col costante pericolo che si sfilacci da un momento all’altro e trascini con sé conseguenze disastrose. E se da un lato Facebook ci conferisce la possibilità di non essere tagliati fuori da una realtà, quella digitale, che ci rende partecipi a tutti gli effetti di uno scenario multiforme in cui esprimerci, dall’altro spesso lo fa anche senza il nostro consenso.

È il caso, ad esempio, del revenge porn e di tutti gli scomodi e pericolosi episodi in cui un contenuto particolarmente privato o sensibile viene pubblicato senza il consenso del proprietario. Come nella tristemente famosa vicenda di Tiziana Cantone, giovane donna morta suicida nel 2016 a causa della diffusione di alcuni video hard che la vedevano protagonista, tutto ciò che pubblichiamo online è potenzialmente virale. Questo significa che una volta che il contenuto in questione prenderà a circolare troppo in fretta, rintracciarlo e bloccarne il corso sarà come pretendere di svuotare il mare con un bicchiere.

Uno dei tanti modi che il web ha per ricordarci che non sempre l’immortalità è un qualcosa che ci appartiene, che a volte non siamo noi a diventare immortali ma siamo semplicemente uno strumento attraverso il quale l’immortalità si spiega. E purtroppo non sempre ciò si traduce in gloria e ricordi felici.

Del resto, si sa fin dai tempi di Omero che l’immortalità rischia di diventare una fregatura. Achille non perì a causa del tallone scoperto, ma del fatto che ne dimenticò l’esistenza: chi non proteggerebbe costantemente l’unica parte di sé che congiunge la propria vita agli Inferi, per ritardare il più possibile il loro incontro?

Forse il segreto non è rincorrere l’immortalità, ma aspirare a una mortalità gloriosa, valevole, che abbia un senso. Forse il senso non è esistere per sempre, ma riuscire in qualche modo a vivere per sempre, che è ben diverso perché esistere, a lungo andare, finisce col comportare una mera staticità; vivere è dinamismo, anche quando lo si esprime attraverso un ricordo.

Viva le date di scadenza, quindi, che ci spingono a consumare i prodotti prima che si deteriorino. Viva l’instabilità dell’equilibrista, perché dal bilanciamento derivano la buona riuscita del suo spettacolo e gli applausi del pubblico.

E viva anche l’incertezza, l’incompiutezza e l’imperfezione, unici motori del miglioramento e della ricerca: probabilmente il senso dell’immortalità sta in quello che ci capita mentre lavoriamo per raggiungerla.

Un biglietto di scuse per Caronte, quindi: il passaggio dall’altro lato dell’Acheronte dovrà aspettare ancora un po’.


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