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Nuccio Ordine

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Professore ordinario di letteratura italiana nell’Università della Calabria, presidente del “Centro Internazionale di studi Telesiani, Bruniani e Campanelliani” e collaboratore del “Corriere della Sera” e di “El País”, Nuccio Ordine ha insegnato in prestigiose università negli USA, in America Latina e in Europa. Ha ricevuto 5 dottorati honoris causa, la Legion d’onore e le Palme Accademiche in Francia ed è Grande Ufficiale dell’Ordine del Merito della Repubblica italiana. È membro d’onore dell’Istituto di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze e membro del Consiglio scientifico della Treccani. Il 3 ottobre a Bruxelles (per l’occasione l’Ambasciatrice d’Italia, Elena Basile, ha organizzato una cena in suo onore all’Ambasciata) c’è stata una cerimonia per il suo ingresso nell’Académie royale de Belgique (in cui, tra gli italiani eletti nel passato, figurano anche Renzo Piano e Umberto Eco). Il suo bestseller “L’utilità dell’inutile” (Bompiani) è tradotto in 32 Paesi. Per La Nave di Teseo ha pubblicato la nuova edizione de “La cabala dell’asino” e due saggi dedicati ai classici (“Classici per la vita” e “Gli uomini non sono isole”). Dirige diverse collane di classici all’estero e in Italia “Classici della letteratura europea” (Bompiani).

Ne “L’ utilità dell’inutile. Manifesto” edito per Bompiani nel 2013, sosteneva in sintesi che non è vero – neanche in tempi di crisi – che è utile solo ciò che produce profitto. Esistono, nelle democrazie mercantili, saperi ritenuti “inutili” che invece si rivelano di una straordinaria utilità.

Attraverso le riflessioni di grandi filosofi (Platone, Aristotele, Zhuang-zi, Pico della Mirandola, Montaigne, Bruno, Kant, Tocqueville, Newman, Heidegger) e di grandi scrittori (Ovidio, Dante, Petrarca, Boccaccio, Ariosto, Cervantes, Lessing, Dickens, Gautiér, Kakuzo Okakura, Garcia Lorca, Garcia Màrquez, Ionesco, Calvino), Ordine ha mostrato come l’ossessione del possesso e il culto dell’utilità finiscono per inaridire lo spirito, mettendo in pericolo non solo le scuole e le università, l’arte e la creatività, ma anche alcuni valori fondamentali come la dignità, l’amore e la verità.

Professore, niente di più attuale in tempo di lockdown  (totali o parziali) e Coronavirus?

«Mai come in questo momento stiamo comprendendo che abbiamo bisogno di quei saperi che la nostra società, fondata sul denaro e sul profitto, considera ingiustamente inutili: leggere un libro, ascoltare musica o contemplare un quadro sono attività fondamentali per nutrire il nostro spirito. Mai come in questo momento stiamo comprendendo che il vero bene di lusso sono le relazioni umane. A scuola, nell’università, nei luoghi di lavoro il virtuale non aiuta a coltivare rapporti di amicizia e ad attivare il dialogo con gli altri. Nel primo lockdown le librerie erano state chiuse. Adesso finalmente hanno capito che gli esseri umani hanno bisogno del pane per nutrire il corpo ma hanno anche bisogno del pane per nutrire lo spirito: hanno bisogno dei libri, della musica e della cultura in generale (mi dispiace moltissimo che i teatri, i cinema e le sale da concerto siano stati costretti a chiudere). Proprio in questa fase difficile – quando le università e le scuole si sono trasformate in spazi vuoti, senza soffio vitale – gli studenti e i professori possono capire quanto sia importante la vita nella comunità, il formarsi assieme, giorno per giorno, conversando nelle aule, nelle biblioteche, nei corridoi».

Ogni terzo giovedì del mese di novembre viene celebrata la  giornata mondiale della filosofia… “La filosofia è un prurito” ha scritto Wittgenstein, per affrontare l’oggi quanto ci può aiutare scoprire o riscoprire la filosofia e i suoi Padri?

«A me piace molto di più la metafora utilizzata da Socrate: il filosofo come tafano, con il compito di punzecchiare continuamente i suoi interlocutori. Quando chiedevano ad Aristotele “a cosa serve la filosofia?”, il filosofo rispondeva: la filosofia non serve, perché non è servile, perché ti insegna ad essere libero e non schiavo dei falsi pregiudizi e dei luoghi comuni. Bisognerebbe far capire agli studenti che non si studia la filosofia per conseguire una laurea o superare un esame ma perché i classici ci insegnano a vivere, ci insegnano a pensare, ci insegnano a capire il nostro presente. Leggo sempre ai miei studenti una bellissima frase di Giordano Bruno: l’importante non è arrivare primi, ma correre con dignità. La letteratura, la filosofia, la musica, l’arte, la scienza di base ti insegnano a rendere più umana l’umanità».

Le propongo una serie di parole per raccontare dal suo osservatorio, il presente messo sotto assedio dalla pandemia. Cominciamo da Tempo.

«Oggi viviamo nella dittatura della rapidità. Ci chiedono di non perdere tempo perché il tempo è denaro. I classici, al contrario, ci insegnano che solo la lentezza può garantire la ricerca del sapere, l’intreccio di relazione umane e la cura che ogni rapporto amoroso e affettivo richiede. Leggere un libro, ascoltare musica, andare a teatro, osservare un tramonto non significa perdere tempo ma significa guadagnare tempo per noi, per la nostra vita, per coltivare la nostra umanità».

Bellezza?

«La Bellezza distrugge la dittatura del possesso: attraverso il gratuito e il disinteressato la bellezza ti insegna a godere non a possedere. Se vedo al Prado di Madrid “Las Meninas” di  Diego Velázquez non ho bisogno di portarmela a casa per godere: basta contemplare il quadro lì, sul posto. La bellezza è unica e irriproducibile: distruggere un’opera d’arte significa perderla per sempre. Le grandi potenze non difendono la bellezza, ma si mobilitano solo per difendere i pozzi di petrolio. Senza capire che distruggere un tempio a Palmira, significa distruggere un bene comune che appartiene non solo ai Siriani ma al mondo intero».

Solidarietà?

«Contro gli slogan che hanno dominato le campagne elettorali nel mondo (“America first”, “la France d’abord,” “prima gli italiani”,  “Brasil acima de tudo” ) la cultura ci insegna che gli esseri umani non sono isole separate: non è vero che solo l’egoismo e il piccolo perimetro dei propri interessi devono essere la bussola dell’umanità. Gli esseri umani sono un unico continente: ognuno di noi è unico e nello stesso tempo siamo tutti fratelli appartenenti ad un’unica umanità».

Solitudine?

«L’illusione di internet e dei social sta creando una nuova forma di terrìbile solitudine: un essere umano che rinchiuso nella sua stanza pensa di coltivare relazioni con gli altri attraverso un computer o un tablet. Si tratta di un gravissimo errore: i rapporti umani si coltivano non nel virtuale ma nei legami veri, reali, fisici».

Radici?

«Nazionalismi e populismi hanno alimentato una falsa idea dell’essere umano. A differenza degli alberi gli uomini hanno le gambe e camminano. Far coincidere la propria patria con il luogo di nascita e troppo poco: Giordano Bruno diceva che “al vero filosofo ogni terreno è patria”».

Verità?

«La cultura ci insegna che la Verità non si possiede ma si cerca. Coloro che pensano di possedere la verità diventano ignoranti, violenti, intolleranti. Cercare la verità significa essere umili e misurare non quel poco che sappiamo ma quell’immenso sapere che ci sfugge e che non potremo mai abbracciare per intero».

Morte?

«Si può essere morti anche da vivi e si può vivere dopo la morte. Vivere una vita in maniera passiva nutrendosi di luoghi comuni e rinunciando alla libertà e all’esercizio della critica significa vivere una vita da morti. Molti che hanno dato la propria vita per un ideale continuano, invece, a vivere attraverso il loro esempio, le loro parole, i loro libri».


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