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Gherardo di Giovanni del Fora, “Combattimento di Amore e Castità” (tra il 1475 e il 1500)

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Secondo Papa Bergoglio l’attuale società dei consumi, incentrata sulla soddisfazione del piacere effimero, toglie valore alla sessualità. Come conciliare, infatti, l’edonismo del qui ed ora con la dimensione del “per sempre” alla base della vita matrimoniale?

Ecco allora che con parole incisive affida ai suoi pastori un documento «Itinerari catecumenali per la vita matrimoniale» in cui caldeggia la castità tra i giovani, e li invita ad affiancarsi alla famiglia nel processo di educazione affettiva degli agli adolescenti, affinché giungano in modo adeguato al matrimonio.

Non è difficile, anche per chi non sia un cattolico osservante, comprendere la posizione di Papa Francesco almeno in parte. Nelle parole di Bergoglio c’è il tentativo di recupero del sacro, dimensione che nella nostra cultura abbiamo in parte perso. C’è il tentativo di ricostruzione del valore di una sessualità sana, adeguatamente compresa, che è fondamento di una vita equilibrata.

È vero: noi abbiamo bisogno di sacralità, abbiamo bisogno di dare valore ai gesti e di “donarci” al processo del vivere, perché il “sacer facere” è ciò che ci connette al significato profondo dell’esistenza, alla sua bellezza. In questo contesto è bene restituire ai giovani un’educazione emozionale e sessuale che permetta loro di non sprecare il sentire, e di esserci profondamente nel corpo.

Tuttavia, inibire con un divieto il libero sperimentare dei sensi nell’incontro con l’altro, può essere limitante e fuorviante e portarci indietro nel processo evolutivo di consapevolezza.
Platone, nel «Simposio», attraverso la figura leggendaria di Diotima, donna di sapere e di saggezza, ci trasmette il senso profondo di Eros, demone sì, ma grazie al quale facciamo esperienza di quei lati del mondo che non esploreremmo mai. Attraverso Eros io mi approprio e “conosco” ciò che non avrei mai conosciuto.

Quindi, l’esperienza amorosa più che elemento che porta alla soddisfazione individuale è un vero ponte evolutivo che porta alla “sophia”, cioè alla saggezza. Più incontro e faccio esperienza, più conosco e comprendo…

Ma la chiave, per una maturazione della componente emozionale e sessuale tra i giovani, non è tanto nella limitazione ma nella “maturazione”. Bisogna educare alla consapevolezza del gesto, bisogna insegnare l’approccio alla verticalità e alla profondità nella relazione con l’altro, non ritornare al tempo del divieto.

Cosa potrebbe accadere se limitassimo l’esperienza anche sessuale tra i ragazzi? Rischieremmo di depauperarli dell’umanità e del potenziale evolutivo racchiuso nell’incontro col corpo dell’altro, e li sposteremmo sempre di più su uno smartphone, in un mondo virtuale dove il desiderio è proiezione, e dove, spogliati della verità del corpo, diventerebbero ancor di più prede fragili di giochi insani e di rappresentazioni fantasmatiche.


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