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Benedict Cumberbatch nei panni di Sherlock Holmes

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All’inizio di questa settimana si è diffusa la notizia che gli eredi di Sir Arthur Conan Doyle, lo scrittore famoso per aver creato il personaggio di Sherlock Holmes, hanno deciso di fare causa a Netflix, il popolare servizio di streaming di film e serie tv. L’oggetto del contendere è proprio una nuova serie TV, dal titolo Enola Holmes, incentrata sulla figura, inedita, di una giovane sorella di Sherlock Holmes dal nome, appunto, Enola.

La causa sembra essere complicata: da un lato, come noto, i diritti di copyright scadono dopo un certo numero di anni (che dipende da nazione a nazione): ad esempio, in Canada sono scaduti nel 1980, in Inghilterra nel 2000 e, solo per alcune delle ultime storie del detective, i diritti sono detenuti dagli eredi di Arthur Conan Doyle fino al 2023. Inoltre, la causa coinvolge non solo la serie tv, ma anche una serie di romanzi pubblicati dalla Penguin House, di proprietà della casa editrice Springer. Il lato più divertente di tutta questa causa è che, al nocciolo della questione, non è il personaggio di Sherlock Holmes, ormai considerato di pubblico dominio, ma alcuni suoi tratti caratteriali tra cui la proverbiale freddezza; in Enola Holms, invece, Sherlock mostrerebbe emozioni, sarebbe più rispettoso delle donne rispetto ai romanzi di oltre cento anni fa e avrebbe un debole per i cani! Questi tratti della personalità di Sherlock, non presenti nel personaggio letterario, sono proprio quelli per cui, secondo gli avvocati degli eredi, Netflix e Springer devono pagare.

Tra l’altro proprio dopodomani ricorre l’anniversario della morte di Arthur Conan Doyle, nato a Edimburgo nel 1859 e scomparso nel 1930. Insieme ad Edgar Allan Poe viene considerato il creatore del genere letterario del fantastico e del giallo, genere che deve il suo nome alla storica collana della Mondadori (i Gialli Mondadori) che ha iniziato le sue pubblicazioni nel 1931.

Arthur Conan Doyle e Edgar Allan Poe hanno anche in comune, in un paio di loro opere, di aver inventato, facendolo usare ai propri personaggi, un algoritmo di crittanalisi noto oggi come attacco basato sulle frequenze; l’idea alla base di questo algoritmo è che, se il cifrario è semplice (il termine tecnico è monoalfabetico), ovvero ad ogni lettera corrisponde sempre la stessa, le lettere che appaiono più frequentemente nel messaggio saranno quelle che, statisticamente, compaiono più spesso in una data lingua.

Doyle studia medicina all’università e, poco prima della laurea, si imbarca come medico di bordo su una baleniera per ben sei mesi; una esperienza che, stando a quello che racconterà in seguito, lo fece maturare parecchio. Dopo la laurea decise di aprire un piccolo studio medico e, nel (parecchio) tempo libero che questa attività, appena iniziata, gli dava, inizia a scrivere le avventure di Sherlock Holmes, narrate nella finzione dal fido Watson, alter ego letterario dello scrittore e, come lui, medico.

Una piccola curiosità: nei romanzi e tanti racconti, la famosissima frase “Elementare, Watson”, non viene mai pronunciata. Altra curiosità: Arthur si firma, nei suoi primi romanzi, usando il suo terzo nome, Conan; il suo nome di battesimo completo è infatti Arthur Ignatius Conan; suo padre si chiama Charles Altamont Doyle. Questa firma, Conan Doyle, contribuirà all’equivoco sul suo cognome che in realtà è solamente Doyle.

Arthur ha una produzione letteraria molto vasta e diversificata; oltre al giallo spazia diversi generi, tra cui il fantastico e il mistero. Tra le sue opere più famose troviamo “Il mondo perduto”, di cui sono stati fatti diversi adattamenti cinematografici; in questo romanzo i protagonisti trovano, in un altopiano in Venezuela, una valle popolata di animali preistorici sopravvissuti fino ai nostri giorni. Tra gli animali, anche diversi dinosauri tra cui il temibile Tirannosauro. Un’altra opera famosa è il racconto breve “La Mummia”, scritto nel 1892, che ha ispirato diversi lavori letterari e cinematografici, a cominciare dall’omonimo film del 1932 con Boris Karloff.

Secondo lo stesso Doyle, la sua produzione nel genere fantastico era superiore, sia per qualità che per quantità, al ciclo di Sherlock Holmes. Ma l’investigatore era divenuto troppo famoso, al punto di oscurare le sue altre opere letterarie. Arthur decise quindi di uccidere Sherlock, nel racconto “L’ultima avventura”, in cui introduce il personaggio di Moriarty, la nemesi del detective. Il racconto termina con i due, Sherlock e Moriarty che cadono, lottando, nelle Cascate di Reichenbach. Ma le pressioni dei lettori e, soprattutto, dell’editore costrinsero Arthur a riportare in vita la sua creazione più famosa.

Non ci pensiamo quasi mai, ma spesso gli autori hanno problemi con i loro personaggi più famosi; la scrittrice Joanne Rowling, creatrice di Harry Potter, ha provato a distaccarsi dal popolare mago in quattro romanzi: dopo aver scritto il primo, “Il seggio vacante”, usando il suo vero nome, ha voluto fare l’esperimento di scrivere un giallo usando lo pseudonimo di Robert Galbraith. Il protagonista del romanzo, Comoran Strike, è un investigatore con un passato da militare, veterano dell’Afghanistan. Risultato: 1.500 copie vendute in tre mesi, seguite da oltre sette milioni di copie vendute su Amazon la mattina in cui si è diffusa la notizia sulla reale identità dell’autore, anzi, dell’autrice del libro. Una magia degna di Harry Potter, al punto che come Robert Galbraith ha poi firmato altri due libri gialli sempre con protagonista Comoran Strike. Agatha Christie, invece, tra le sue creazione letterarie preferiva di gran lunga Miss Marple a Poirot; di lui disse, in una intervista, “Non lo posso soffrire”. E infatti lo fece morire, a differenza di Miss Marple, ancora viva e vegeta, letterariamente parlando.

E Montalbano? In una intervista di qualche tempo fa il compianto Camilleri ha citato proprio Doyle, parlando di come si concluderanno le avventure del commissario siciliano: “Non può riapparire sotto altra forma. Non può essere buttato da un burrone come accadde a Sharlock Holmes e poi, a furor di popolo, essere recuperato. Non muore, non va in pensione. È una soluzione che penso sia originale, ma che non posso rivelare.” Quale sarà l’epilogo del commissario? Lo scopriremo tra pochi giorni: il 16 luglio, infatti, il giorno prima dell’anniversario della morte di Camilleri, esce “Riccardino“, l’ultimo romanzo di Montalbano.

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