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Alessandro Magnasco, “Interno di convento, con suore al lavoro"

Tempo di lettura 3 Minuti

La riforma della Chiesa passa dall’altra metà dell’umanità, le donne. Proprio le suore, che molti cardinali di curia concepiscono “timide e sottomesse”, poco più che un “paio di mani che sfaccendano”, quasi invisibili, sono le protagoniste di una rivoluzione. Una rivoluzione gentile. Lucetta Scaraffia, docente di Storia contemporanea alla Sapienza di Roma, ritorna in libreria, questa volta con un romanzo dal titolo “La donna cardinale” (Marsilio, 2020). Ma in realtà, si sarebbe anche potuto intitolare “Il potere delle donne” (e che, spesso, neanche le donne sanno di avere). Perché nell’ombra, da sole contro uomini potenti, tra gli intrighi e le congiure dei Sacri Palazzi, le donne sono al centro di una storia di speranza e di liberazione. Di salvezza, per davvero, biblicamente parlando.

Ed è grazie a loro che potrà realizzarsi l’opera di riforma avanzata da un uomo, il Papa francescano eletto al soglio di Pietro con il nome di Ignazio, il fondatore dei gesuiti. Insomma, la Scaraffia mette Papa Bergoglio allo specchio: lui che, nella realtà, è un gesuita con il nome di Francesco. Ma entrambi, Ignazio e Francesco, condividono la “stessa generosa visione dell’umanità” e la provenienza geografica sudamericana: mentre Bergoglio è originario dell’Argentina, il suo alter ego narrativo arriva dal Guatemala. Con un’idea che sconvolge la Chiesa: individuare una donna come Segretario di Stato del Vaticano ed elevarla a cardinale.

E questa donna che, nella finzione, ora siede sulla stessa scrivania che fu di Eugenio Pacelli (Pio XII), ma anche, più recentemente, di Agostino Casaroli o di Tarcisio Bertone, condivide l’esempio di Papa Ignazio (al pari di Bergoglio), di risiedere presso un modesto appartamento a Casa Santa Marta e di consumare i pasti nella mensa della residenza, che gode – apprendiamo dal romanzo – “meritatamente, di pessima fama”. Si tratta di un terremoto per la Curia romana, che senza l’apporto delle suore non sarebbe stato possibile generare. Ecco, l’immagine della “donna cardinale”, che esce fuori dalla penna di Lucetta Scaraffia, rappresenta la necessità di una rivoluzione nella Chiesa, che si avvera grazie a due fattori determinanti: la volontà di un Papa riformatore e il contributo delle donne.

Sembra fantateologia, e lo è. Ma gli scandali di natura finanziaria che, in questi giorni – quasi in una singolare coincidenza con l’uscita del romanzo –, coinvolgono, ancora una volta, il Vaticano, confermano l’urgenza di un cambio di passo Oltretevere. L’immagine della Chiesa che si presenta sotto gli occhi di Papa Ignazio è crudelmente realistica nella sua nudità: “Ho trovato resistenze malevole – confida il Pontefice guatemaleteco – a ogni mia iniziativa, con il pretesto che la tradizione dev’essere preservata a ogni costo. Ho trovato una Chiesa autoreferenziale, chiusa al mondo esterno, protetta da privilegi scandalosi. Una Chiesa che si accontenta di sopravvivere, in un momento drammatico della Storia, quando occorrerebbe una parola combattiva, autenticamente cristiana”. Lucetta Scaraffia indica così l’agenda di una riforma ecclesiale ormai non più rinviabile: la scelta di povertà (pensiamo alla presenza di un istituto finanziario che agisce, a tutti gli effetti, come una banca vaticana, lo Ior) e la valorizzazione delle donne nella vita della Chiesa.

La Scaraffia sa bene che non ci sono ragioni di ordine teologico per impedire il conferimento della dignità cardinalizia alle donne (e, forse, persino Giovanni Paolo II ne aveva una in pectore). E peraltro in questo romanzo la donna cardinale non assume funzioni sacerdotali, ma di governo. Che, poi, nella realtà, è questa l’aspirazione della teologa Anne Soupa, 73 anni, che, solo poche settimane addietro, si è (auto) “candidata” a diventare arcivescovo di Lione.

Un tema cruciale del romanzo è la condizione delle suore e i loro rapporti con il clero: “le suore sono ‘al servizio’ – leggiamo – e non ‘a servizio’, come si dice delle collaboratrici domestiche delle famiglie”. D’altronde, Lucetta Scaraffia un anno fa si è dimessa da direttrice del supplemento dell’Osservatore romano “Donne Chiesa Mondo”, che aveva fondato, dopo che la rivista si era occupata degli abusi sessuali e del potere che, in tutto il mondo, subiscono le religiose (la denuncia arriva dall’Unione internazionale delle superiori religiose). E, adesso ritorna sull’argomento. E chissà che questo romanzo, finendo nelle mani di una delle tante suore che lavorano nella Curia romana, non diventi un “libretto” di istruzioni su come innescare un’autentica rivoluzione nella Chiesa. A partire da loro, da tutte voi, dalle donne.

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