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Acconciatura in scala, caricatura del XVIII° secolo

Tempo di lettura 5 Minuti

Quanta storia abbiamo tra i capelli? Quanti secoli di miti, simboli e mode ci spazzoliamo ogni giorno senza saperlo? Sono questi i due punti di domanda che prendono per mano il lettore di “Fuori di testa! Storia spettinata dell’umanità”, edito da Donzelli, traduzione di Adelina Galeotti.

A firmarlo Louise Vercors e Pierre d’Onneau. “Riccia naturale, Louise Vercors non esce mai senza aver controllato il tasso di umidità: al di sopra del 50% indossa berretti, baschetti, cappelli da pioggia, foulard, fasce. Quando non sbraita sulla fortuna della gente con i capelli lisci che può cambiare taglio come si cambia la camicia, pubblica libri (“Sommes-nous seuls dans l’Univers?”, 2000), insegna grammatica e si interessa di chiome, ufo e dinosauri”.

“Pierre d’Onneau è graphic designer, illustratore e insegna Tecniche tipografiche. Dopo aver studiato Arti decorative a Parigi, ha fondato un proprio studio di design dove crea poster, loghi, brand e illustrazioni per libri”. Vengono presentati così Louise e Pierre”. Biografie sintetiche ma perfettamente in linea con le pagine che si leggono tutto d’un fiato di “Fuori di testa! Storia spettinata dell’umanità”.

Del resto, del fatto che capelli, barba, baffi accompagnino le nostre quotidianità e le nostre esistenze ne abbiamo avuto la misura anche nei mesi scorsi. A primavera inoltrata – alla fine del lockdown per la pandemia da coronavirus – ad una messa a punto resa necessaria dalle chiome scompigliate nel tempo sospeso trascorso nelle nostre case, sono ricorsi in molti. Piega, colore, taglio per sentirsi in ordine forse anche con se stessi e ricominciare a prendersi piccoli pezzi della vita di prima. Un colpo di forbice, spazzola e asciugacapelli, per ricomporre l’immagine che gli altri avevano di noi e noi di noi stessi davanti allo specchio spietato di quei giorni sghembi, quando divenne virale anche il fuorionda del presidente della Repubblica. Iconico il gesto e le parole. Mattarella rimette in ordine il ciuffo imbiancato e rivolgendosi al suo portavoce, dice: «Giovanni non vado dal barbiere neanche io».

Lasciamo il fuorionda del presidente e addentriamoci nelle pagine della Storia spettinata dell’umanità, per come raccontata da Vercors e d’Onneau.
Una sorta di antologia delle chiome che include i capelli faraonici e quelli reali, le parrucche e il frisè romano, i capelli malefici e quelli di Medusa trasformati in serpenti. E ancora: lo scalpo, la treccia e la riga del potere; i capelli religiosi e quei tagli entrati nella storia del Costume come segno di rivolta. Così che più che “peli che ricoprono il capo umano” – come vengono indicati dal dizionario – i capelli diventano i testimoni di mutamenti sociali, di modi e maniere. Pagina dopo pagina, “Fuori di testa!” propone esempi e storie illustrate che compongono il puzzle di questa narrazione.

Spettinata, fin dal principio. “Nella Bibbia, Sansone era un nazir, un uomo destinato a servire Dio. Per raggiungere un livello di santità assoluta doveva rispettare certi obblighi, tra cui quello di non tagliarsi né i capelli né la barba. MAI”. Il resto è legato al segreto tradito da Dalida. E poi c’è Gilgameš, il leggendario re mesopotamico: fu grazie alla sua chioma, e dunque alla sua potenza, che riuscì a strangolare un leone a mani nude. Ma, ci fu anche un tempo lontanissimo in cui “rapare i capelli era infatti una pena così umiliante da essere riservata ai nemici o alle donne infedeli”. Prova ne è la storia nel 511 di Clodoveo, il re dei Franchi e del suo regno diviso dopo la morte tra i suoi quattro figli. Nel Medioevo erano fluenti e innocenti le capigliature delle donne più giovani che – in segno di verginità – portavano i capelli sciolti fino al matrimonio.

Non solo capelli, però, ma anche parrucche. “L’accidentale perdita di capelli di Luigi XIV lanciò la moda della parrucca in tutta Europa. […] Durante il regno del re Sole, le parrucche, fabbricate con veri capelli, o con crini di cavallo per i più squattrinati, divennero imponenti e monumentali, dapprima bionde, poi brune e infine incipriate con farina d’amido. Bisognerà attendere la Rivoluzione del 1789 perché il tupè venga abbandonato. Persino un rivoluzionario come Robespierre rifiutò di togliersi la parrucca «incipriata in stile Ancien Régime», e lo fece solo nell’istante in cui fu decapitato!”.

Nel XVIII secolo trionfa, invece, il pouf inventato da Léonard Autié. “[…] Esiste il pouf sentimentale, il pouf alla cancelliera, il pouf a destra, il pouf a sinistra, l’arricciatura a quattro anelli, la cuffia a spoletta… Il pouf era costituito da un cuscino sormontato da vari artifici e oggetti cari alla persona che lo indossava. Per far colpo su un amante patito di astronomia, una dama non esitava a mettersi sulla testa il Sole, la Luna e gli altri pianeti del sistema solare! Gli inconvenienti di questo tipo di acconciatura? Le bestioline! […]” .

Saltellando nella storia (e nelle pagine del libro) insieme a Louise e Pierre, arriviamo alla riga del potere.

“Alcuni ricercatori hanno condotto studi molto seri sulla riga dei governanti al potere. La maggior parte di loro la porta a sinistra, come John F. Kennedy. Le donne preferiscono la riga a destra. È la tradizione. Questa differenza pare corrisponda all’abbottonatura della camicia, che per gli uomini va da sinistra verso destra, e per le donne da destra a sinistra. […] ”.

Fa differenza anche il colore dei capelli. Biondi, neri e rossi non è proprio la stessa cosa per chi li porta (e non solo). Prendiamo il rosso: “[…] nel medioevo il rosso era considerato un colore maledetto. Le donne dai capelli rossi suscitavano disprezzo ed erano associate al diavolo, alle streghe o alle prostitute. Nel 1199 papa Innocenzo III ne mandò al rogo ventimila. Nel XIII secolo il re Luigi il Santo costrinse le prostitute a tingersi i capelli di rosso per distinguerle dalle dame rispettabili. Nel corso dei secoli, tutti i traditori della storia sono stati raffigurati con i capelli rossi […].” Per fortuna poi sono arrivate Rita Hayworth soprannominata l’atomica, Nicole Kidman, Scarlett Johansson!

Colori e tagli: entra in gioco il colpo di forbice. Basti pensare a quanto rumore fece il taglio alla maschietta della leggendaria Coco Chanel. Un taglio ai capelli, ma sopratutto un taglio alle regole – nel caso dimadamoiselle – fatto con classe indiscussa. A proposito di capelli alla maschietta “Fuori di testa” non dimentica Giovanna d’Arco entrata nell’immaginario collettivo con i capelli corti a caschetto.

Come dire: donne, uomini, miti, eroi ed eroine – sotto i colpi di spazzola, di penna e di matita di Vercors e d’Onneau – diventano protagonisti di quello spettacolo di arte varia messo in scena nei secoli da Sua signoria l’Umanità.


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