X
<
>

Vittorio Tondelli

Share
9 minuti per la lettura

La grande eredità culturale di Vittorio Tondelli, il padre della Letteratura post moderna italiana, scrittore rivoluzionario del tardo novecento


Il caldo a Rimini era soffocante quel 5 luglio 1985. Francesco Cossiga era diventato da appena due giorni l’ottavo Presidente della Repubblica. Mentre gli Italiani si preparavano all’ennesima estate bollente di svalutazione della lira, che il 19 dello stesso mese raggiunse il minimo storico con il venerdì nero, le sale del Grand Hotel brulicavano di gente per la prima di Rimini, terzo romanzo di Pier Vittorio Tondelli (quello della consacrazione) che avrebbe venduto quasi centomila copie in poche settimane con incassi da capogiro. Quella inscenata al Grand Hotel non fu affatto una presentazione, ma una festa smodata e senza freni. Dai centocinquanta invitati previsti si arrivò a più di cinquecento. Tra di loro Elisabetta Sgarbi, da poco in Bompiani, Moreno Nero, Renato Barilli, Lu Colombo, Roberto D’Agostino.

«I Lanzichenecchi al Grand Hotel», così un giornale bolognese avrebbe titolato la cronaca di quei scandalosi giorni in riviera. Con queste premesse, spinto soprattutto dalla eco del grande evento, in questi stessi giorni di quasi quarant’anni fa, Rimini e Pier Vittorio Tondelli iniziarono a scalare le classifiche, balzando immediatamente ai primi posti dei titoli più venduti.
Ma l’epopea tragica e sopra le righe di Pier Vittorio Tondelli non comincia con la sua fama e, soprattutto, non si esaurisce con la volontà di scrivere un romanzo che «dopo il successo di critica dei primi scritti potesse garantirgli di diventare a tutti gli effetti uno scrittore famoso». Alcune frange estreme della critica non riuscirono mai a perdonare l’operazione Rimini (festa annessa), un modo come un altro, perlomeno nella loro limitata visione, di «venire incontro alle pressioni dell’editore». No, Vittorio Tondelli non fu solo questo e merita di essere ricordato per ben altri motivi.

Scrittore, saggista, curatore editoriale, drammaturgo e intellettuale, considerato a ragion veduta il maggiore esponente nonché il padre della letteratura postmoderna italiana, Tondelli fu un rivoluzionario, tra gli scrittori più significativi del tardo Novecento. Originario di Correggio, quella provincia emiliana così ambigua, amata e odiata allo stesso tempo, non solo fu in grado di prendere a schiaffi la forma romanzo, destrutturarla e rivestirla di un linguaggio innovativo, gergale, violento, sessualmente esplicito e blasfemo, ma riuscì nella grande impresa di svecchiare la letteratura italiana, ancora impantanata in geografie classiciste e incapace di evolversi. Umberto Eco, che conobbe un Tondelli appena ventenne durante un esame di Semiotica al Dams di Bologna, dirà che «la risposta post-moderna al moderno consiste nel riconoscere che il passato, visto che non può essere distrutto, deve essere rivisitato: con ironia, in modo non innocente». Tondelli lo prese alla lettera.

Uscito per Feltrinelli nel 1980, Altri libertini, romanzo culto fra i giovani italiani dell’epoca, segnò un vero e proprio rinnovamento nella scrittura italiana. Frutto di riferimenti letterari ben precisi come Tondelli avrà modo di accertare, da Louis-Ferdinand Céline, Jack Kerouac, Christopher Isherwood John Fante a Gianni Celati, Carlo Emilio Gadda e il primo Alberto Arbasino, Altri libertini uscì con la dicitura di romanzo pur presentandosi al pubblico come una raccolta di racconti. Quelle dei libertini erano storie dettate dalla rabbia, dalle frustrazioni, dalle trasgressioni di una generazione particolare come quella degli anni Ottanta che prima di Tondelli non era ancora riuscita a trovare una voce chiara che la definisse, la rappresentasse pienamente.

Altri libertini incontrò subito un notevole successo di pubblico, in particolar modo quello dei coetanei del giovane scrittore che all’uscita del libro aveva appena compiuto venticinque anni, attratti dalla forte carica trasgressiva dell’opera. La forza della narrativa tondelliana, almeno quella di Altri libertini, deve molto al prezioso lavoro di Aldo Tagliaferri, revisore e editor per Feltrinelli, che dalla prima stesura del romanzo decise di cassare gran parte del testo proponendo una soluzione tascabile, più breve, immediata e, dunque, più fruibile al lettore.

A causa del suo linguaggio volgare, blasfemo, ingiurioso, ricco di scene esplicite di sesso e violenza – testimonianza diretta e unica della degradata periferia bolognese di quegli anni – appena venti giorni dopo la sua uscita, il libro fu sequestrato dal Procuratore generale dell’Aquila per oscenità e oltraggio alla pubblica morale su segnalazione di un privato cittadino offeso dalle forti immagini che offriva, insolite agli occhi della morale comune dell’epoca (e non solo).

Sei i racconti contenuti nell’opera. Postoristoro, Mimi e istrioni, Viaggio, Senso contrario, Altri libertini e Autobahn. I protagonisti, tutti giovani degli anni Settanta, dediti a un libertinaggio eversivo da una società-gabbia, si muovono tra le pagine senza difficoltà in una rappresentazione reale di chi era sempre stato etichettato come emarginato. Anticonformisti, reietti, omosessuali, transessuali e tossici in fuga da tutti e da sé stessi, che sognano l’America, il Nord Europa, un’altra vita, realtà opposte a quelle cupe e opprimenti della provincia dalla quale, come detto, lo stesso Tondelli proveniva.

Oltre ai dialettismi emiliani che, in buona parte, riempiono ed enfatizzano la distanza tra realtà e sogno, lo stile tondelliano si nutre di un linguaggio votato alla musica, al cinema, al fumetto. La scrittura è alimentata da un movimento protestante autogenerativo, ricca di riferimenti letterari alti spesso utilizzati in chiave parodica. In questo modo il flusso creativo si identifica con quello di una cinepresa e lo scrittore-regista dirige racconti e romanzi senza interruzioni, come un unico piano sequenza.

Allo stesso modo e con lo stesso spirito di libertinaggio, Tondelli ha affrontato argomenti spinosi, privati, scandalosi e scabrosi, argomenti parecchio controversi che hanno provocato naturalmente reazioni contrastanti. L’atipicità del suo modo di scrivere e trattare certe tematiche da una parte lo condusse al successo immediato, dall’altra lo portò a essere demonizzato oltre misura. Certo è innegabile che con la sua letteratura riformista e di protesta contribuì a rompere tabù e a promuovere una maggiore apertura e comprensione verso un mondo che ancora oggi, da molti, fatica a essere capito.

Pier Vittorio Tondelli, nel cogliere le trasformazioni della società italiana e quel passaggio a una cultura urbana con nuovi stili di vita e forme di espressione, si legò indissolubilmente alla cultura popolare. La musica, come accennato, occupò un posto centrale nelle sue opere. Basti pensare a Frequenze rock, uno dei saggi più noti dello scrittore emiliano, inserito all’interno di Un weekend postmoderno. Artisti come David Bowie, Lou Reed, i Rolling Stones, ma anche il Guccini di Tra la via Emilia e il west del 1984, Pierangelo Bertoli e Giovanni Lindo Ferretti diventarono colonna sonora dei suoi personaggi, fonte di ispirazione, veri e propri simboli di una generazione. Inoltre, per diverso tempo curò la rubrica Culture Club sul mensile «Rockstar».

La scomparsa di Pier Vittorio Tondelli, avvenuta a soli 36 anni, nel 1990, dopo il ricovero all’ospedale di Reggio Emilia – era affetto da AIDS, anche se la notizia non fu mai divulgata – ha sicuramente privato la letteratura italiana di una delle voci più originali degli anni Ottanta. Tuttavia, il suo lavoro ha continuato e continua tuttora a influenzare scrittori contemporanei e poeti, e a essere oggetto di studio e riscoperta.
L’eredità di Tondelli, però, non si limita ad Altri Libertini e a Rimini, ma a una produzione letteraria tanto più vasta.

Nel febbraio del 1981, mentre svolgeva il servizio di leva, pubblicò sul Resto del Carlino e su La Nazione, Il diario del soldato Acci, cronaca in presa diretta (polemica e scanzonata) della quotidianità del servizio militare. Visione ripresa e ribaltata, appena un anno dopo, con la pubblicazione del suo secondo romanzo, Pao Pao che, sulla scia di Altri libertini e sull’esperienza di Acci, narrò le storie amorose e decisamente poco marziali di una compagnia di giovani durante l’anno di servizio militare. Un testo polifonico, sicuramente unico per l’attenzione a quel rito di passaggio obbligatorio, con tutte le sue infrazioni, tra sguardi complici e ammiccanti e le agognate ore di libera uscita.

Paragrafo a parte meritano Biglietti agli amici e Camere separate, ultimo romanzo di Tondelli, profondamente distante dai lavori precedenti. Biglietti agli amici, uscito volutamente in poche copie nel 1986 per il piccolo editore bolognese Baskerville passò quasi inosservato: prose brevi, di poche righe, con una certa musicalità e una voce interiore, dai toni contemplativi e talvolta disperati. Biglietti agli amici, costruito su osservazioni di rara poeticità riguardo la propria vicenda personale con il tempo, con il mondo, con il suo rapporto con amici e conoscenti è un filtro intimo per uno scrittore senza filtri: «Ma io volevo baci larghi come oceani in cui perdermi e affogare, volevo baci grandi e baci lenti come un respiro cosmico, volevo bagni di bacio in cui rilassarmi e finalmente imparare i suoi movimenti d’amore».

In Camere separate, invece, uscito nel 1989, un anno prima di morire, la visione di Tondelli si fa più pessimistica. Temi come la solitudine e la difficoltà di amare trovano rifugio nella religione, con il riavvicinamento al cattolicesimo, e diventano centrali, indagati con profondità e nuova consapevolezza. Da molti considerato il suo capolavoro, in parte autobiografico, il romanzo racconta la storia dello scrittore Leo che, dopo la morte del compagno Thomas, intraprende un doloroso percorso di elaborazione del lutto. Camere separate, esplorando le fragilità e le complessità dei rapporti umani, è sicuramente uno dei libri più intensi e commoventi dello scrittore correggese.

Tra il 2000 e il 2001 Bompiani ha deciso di raccogliere in due volumi l’opera omnia di Tondelli, Romanzi, teatro e racconti nel primo, Cronache, saggi, conversazioni nel secondo. La curatela di entrambi fu affidata a Fulvio Panzeri, scomparso nell’ottobre del 2021, il quale sosteneva che la forza di Tondelli era stata «quella di essersi posto nell’ottica dell’osservatore curioso e attento di tutte quelle tendenze che allora caratterizzavano la nuova realtà giovanile e che creavano un paesaggio diverso anche per la letteratura, in quanto cambiavano i punti di riferimento della società».

Ma allora, davanti a tutto questo, quanto sarebbe utile ricordare, leggere e studiare Tondelli nelle scuole? Consegnarlo agli studenti, confrontarlo con gli avanguardisti più gettonati, i modernisti più classici, i mostri sacri preferiti dalle cattedre umanistiche? È impensabile che molti docenti di letteratura, oggi, ignorino certe spinte della contemporaneità e che le stesse non siano incluse all’interno di un percorso formativo, figurarsi escludere Tondelli. In questo preciso momento storico, in cui i programmi scolastici diventano fumosi, instabili e gli istituti, attraversati da un’epocale innovazione digitale, sembrano intestardirsi – forse per paura del nuovo – su vecchi concetti di puro nozionismo, un romanzo come Altri libertini potrebbe essere una chiave di accesso nuova, un punto di vista diverso.

Tondelli, da giovane scrittore qual era cercò sempre un dialogo con la sua generazione e sostenne i giovani talenti della narrativa italiana. Insieme alla casa editrice Transeuropa e a «Linus», lo storico mensile di Giovanni Gandini, infatti, ideò il progetto Under 25 con l’unico scopo di dare spazio alle nuove voci d’autore.
Questa, dunque, l’eredità di Tondelli, un’eredità che non si è esaurita negli anni Novanta, ma che ancora oggi è viva e vitale. L’invito di Vicky (come lo chiamavano gli amici) a esplorare, a sperimentare e a ricercare nella scrittura nuove forme di espressione resta imprescindibile, così come il finale di Autobahn: «Col naso in aria fiutate il vento, strapazzate le nubi all’orizzonte, forza, è ora di partire, forza tutti insieme incontro all’avventuraaaaa!»


La qualità dell'informazione è un bene assoluto, che richiede impegno, dedizione, sacrificio. Il Quotidiano del Sud è il prodotto di questo tipo di lavoro corale che ci assorbe ogni giorno con il massimo di passione e di competenza possibili.
Abbiamo un bene prezioso che difendiamo ogni giorno e che ogni giorno voi potete verificare. Questo bene prezioso si chiama libertà. Abbiamo una bandiera che non intendiamo ammainare. Questa bandiera è quella di un Mezzogiorno mai supino che reclama i diritti calpestati ma conosce e adempie ai suoi doveri.  
Contiamo su di voi per preservare questa voce libera che vuole essere la bandiera del Mezzogiorno. Che è la bandiera dell’Italia riunita.
ABBONATI AL QUOTIDIANO DEL SUD CLICCANDO QUI.

Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE