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Giro di incontri della premier Meloni con i leader in occasione dell’insediamento di Papa Leone XIV. Presenti anche Vance e Rubio


Il nuovo inquilino del Vaticano continua a fare da polo di attrazione e nel giro di pochi giorni gran parte dei leader del mondo avranno contatti con Leone XIV. Il Papa americano fa audience e perché allora non dare il benvenuto al leader spirituale più importante nel mondo? Ieri è stata la volta del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Una nota di Palazzo Chigi, confermata dalla Sala Stampa della Santa Sede, ha dato notizia di un colloquio telefonico della leader con il Pontefice.

Nel messaggio si sottolinea che il capo del governo italiano ha rivolto al Santo Padre le proprie «felicitazioni, personali e del Governo italiano, per l’elezione al soglio di Pietro e ha sottolineato il legame indissolubile che unisce l’Italia al vicario di Cristo. L’Italia – si legge ancora – apprezza e sostiene gli sforzi della Santa Sede per la pace e la cessazione dei conflitti in tutti gli scenari di crisi dove le armi hanno preso il posto del confronto e del dialogo». La premier, in occasione della messa di insediamento, avrà incontri anche con diversi leader, fra cui Merz.

Evidente, dunque, la forza attrattiva di quanto detto sin dai primi minuti dall’elezione da Papa Prevost. La pace, l’esigenza creare spazi di dialogo e di avviare negoziati, la disponibilità del Pontefice e della Santa Sede a fare da mediatore in qualsiasi situazione di conflitto richiamano con urgenza adesioni. E Giorgia Meloni ha inoltre messo in evidenza nel colloquio con Leone XIV «la disponibilità dell’Italia a continuare a lavorare, insieme alla Santa Sede, per uno sviluppo etico e al servizio dell’uomo dell’intelligenza artificiale». Di questo tema si stanno occupando i governi di tutto il mondo. Anche il recente G7, sotto la presidenza italiana, lo ha messo in evidenza, affinché non vengano meno la difesa della dignità umana, la tutela della giustizia e del lavoro.

Papa Leone XIV ha richiamato queste tematiche in occasione del suo incontro con i cardinali dello scorso 10 maggio. Ora, quanto tutto questo sia davvero vicinanza e condivisione con la visione geopolitica del Papa è tutto da vedere. Sicuramente a Leone non interessano adesioni di convenienza e d’occasione. C’è altro modo per essere meramente gentili con un Pontefice. Quello che chiede Prevost è una collaborazione concreta e fattiva per fare della pace un obiettivo realmente raggiungibile. È un passo in avanti rispetto a Papa Francesco e ai suoi inascoltati appelli alla fratellanza e alla pacifica convivenza. Chi vuole ci può stare, ma mettendoci la faccia e programmando realmente proposte di apertura al dialogo e al negoziato.

Dialogare con Papa Leone XIV vuol dire adottare la sua stessa modalità d’azione, una modalità all’insegna della pacatezza, senza eccessi, ma soprattutto della forza di prendere delle decisioni. Non si può più stare con un piede in due scarpe, sembra ammonire Leone: parlare di pace e avviare programmi di mega acquisti di armamenti è una contraddizione in termini. Lo stesso Pontefice ieri ha ribadito nuovamente di essere dalla parte del popolo ucraino e che la Santa Sede continuerà a promuovere e creare tutte le condizioni necessarie per il dialogo e accompagnare la martoriata popolazione del Paese «in questo terribile momento della storia». L’affermazione è stata pronunciata nel corso dell’incontro del Papa con il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, l’arcivescovo di Kiev, Sviatoslav Shevchuk.

Papa Francesco aveva sollevato un putiferio e grande preoccupazione, proprio negli ambienti ucraini, quando aveva parlato della dignità di sollevare bandiera bianca, come se la resa per Zelensky fosse qualcosa di accettabile e portasse ad una pace giusta e condivisa. Sono molti invece i tasselli da mettere a posto per arrivare a questo obiettivo. Shevchuk, ad esempio, ha consegnato a Papa Leone XIV le liste degli ucraini che sono stati prigionieri in Russia e di cui non si hanno più notizie. Dove sono? Che fine hanno fatto? Sono morti o prigionieri? «Ogni volta che visito le nostre parrocchie in diverse regioni dell’Ucraina, incontro le famiglie dei prigionieri di guerra e delle persone scomparse, mi danno i nomi dei loro parenti con la richiesta di consegnarli personalmente nelle mani del Papa», ha detto Shevchuk a Leone XIV.

Giorgia Meloni, se vuole, con la sua maggioranza di governo è chiamata ad aderire a questo progetto. Il Papa americano ha innestato sicuramente una marcia diversa per cercare di spingere a risultati positivi i tentativi diplomatici in corso. E non c’è solo l’Ucraina, c’è anche la Striscia di Gaza dove si muore per le armi o per la fame. Sarà importante capire quale potenza propulsiva abbiano le parole di Leone XIV, il cui obiettivo è quello di chiamare a raccolta le forze vive della Chiesa e della società globale. Ne sapremo qualcosa di più oggi nel discorso che il Papa rivolgerà al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, in cui delineerà la sua politica estera, e poi nell’omelia che pronuncerà domenica prossima nel corso della Messa solenne di inizio del ministero petrino, che da sempre costituisce il “manifesto” del mandato di ogni Papa.

Tutto molto interessante, sembrano commentare i grandi del mondo, impossibile non esserci, tanto è vero che proprio gli Stati Uniti, Paese originario di Prevost, invierà alla celebrazione una delegazione di livello, composta dal vicepresidente Jd Vance, dalla Second Lady, Usha Vance, e dal segretario di Stato, Marco Rubio. Anche gli Usa vogliono vederci chiaro nel ruolo che Papa Leone XIV sta assumendo nel contesto internazionale.

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