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Papa Leone XIV

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Robert Francois Prevost è il 267esimo Papa della storia: diventa Leone XIV in un momento molto delicato per il mondo, con la guerra Russia-Ucraina, l’invasione israeliana di Gaza dopo le stragi di Hamas, il duro confronto fra India e Pakistan sul Kashmir e tante altre guerre dimenticate. Nel suo primo discorso parla di una “pace disarmata, pace disarmante” quasi a segnare questo tempo in cui si parla solo con le bombe.

Sarà un Papa missionario, ha vissuto in Perù per 14 anni, dal 1985 al 1999. Proprio quel paese ha voluto salutare nel suo discorso. Tornato a Chicago, nel 2001 è diventato priore dell’Ordine di Sant’Agostino, fino al 2013. Poi è tornato in Perù, per diventare vescovo nella piccola diocesi di Ciclayo. È quindi un Papa di tutta l’America, dal Canada alla Terra del Fuoco. “Il meno americano dei cardinali americani” lo definiscono in Vaticano. Ma di sicuro un ponte fra Bergoglio e il mondo anglosassone.

L’annuncio arriva intorno alle ore 19,15 davanti ai cinquantamila di San Pietro in festa e alle tv di tutto il mondo. Dopo settimane di ipotesi, la sua candidatura aveva preso quota nelle ultime ore. Era uno dei favoriti, non è un nome a sorpresa come fu Bergoglio.

CHI È ROBERTO FRANCIS PREVOST, PAPA LEONE XIV

Robert nome proprio americano, Francis che richiama le sue origini francesi ma anche Papa Bergoglio, è nato il 14 settembre del 1955 a Chicago. I nonni erano emigrati negli Stati Uniti, è cresciuto in una famiglia cattolica e studiato in una scuola parrocchiale. “La mia famiglia religiosa sono gli agostiniani”. All’età di 27 anni è venuto a Roma a studiare diritto canonico, prima come diacono e poi come sacerdote, infatti ha un ottimo italiano. Poi è andato in Perù, certamente la sua esperienza più forte è stata in Sudamerica, e anche questo lo lega alla figura di Bergoglio. È un Papa poliglotta, parla anche il portoghese certamente la sua nomina non va nella direzione che Trump ha dato agli Stati Uniti. Sarà interessante ma senz’altro difficile l’interlocuzione con la Casa Bianca.

Dal ’78 non c’è un Papa italiano, anche questo è un segno dei nuovi equilibri del mondo. Si può dire che Prevost è un Papa nel segno di Bergoglio. Forse più moderato anche nei comportamenti, più adatto alla mediazione, di carattere schivo e riservato, dotato di un buon senso dell’umorismo. Certamente va nella stessa direzione di Francesco, che lo ha chiamato a Roma. Dal 2023 è Prefetto del Dicastero per i vescovi e presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina. Nello stesso anno è diventato cardinale. Da Prefetto per i vescovi, ha formato centinaia di religiosi di segno agostiniano e bergogliano.

L’OMBRA DI AVER COPERTO PRESUNTI ABUSI DI ALCUNI SACERDOTI

Sul prelato americano pesano però un paio di accuse di aver coperto abusi sessuali di sacerdoti, a Chicago e in Perù, come scrive il sito dell’Ansa. L’anno scorso Prevost e il suo successore nella capitale dell’Illinois, Blaise Cupich (anche lui progressista e papabile) sono stati denunciati per non aver preso provvedimenti tra gli anni Ottanta e Novanta contro due agostiniani, poi condannati per abusi. In Perù, il prefetto per i vescovi è stato accusato da tre sorelle di aver insabbiato la loro denuncia di aver subito abusi sessuali da parte di due sacerdoti. La diocesi di Chiclayo ha spiegato che l’allora vescovo le aveva consigliate di fare denuncia alle autorità civili, e che il processo canonico era stato interrotto quando la magistratura aveva archiviato il procedimento per prescrizione.

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