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Giuseppe Conte e il ministro Roberto Gualtieri

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IL DECRETO Semplificazioni avrà il via libera del Consiglio dei ministri nei primi giorni della prossima settimana. Che sarà anche quella in cui a Palazzo Chigi ripartirà il tavolo per la riforma fiscale. Gli annunci sono del premier Giuseppe Conte, la platea è quella del Consiglio confederale della Uil che ha segnato il passaggio di testimone da Carmelo Barbagallo a Pierpaolo Bombardieri alla guida del sindacato. I

IL DECRETO SEMPLIFICAZIONI

Le trattative tra le forze della maggioranza sul decreto sono ancora in corso, ma lunedì sera, o al massimo martedì, dovrebbe arrivare in Cdm. «Siamo quelli della Semplificazione più coraggiosa mai fatta nel nostro Paese, lo vedrete all’inizio della prossima settimana», ha affermato Conte parlando di «misure per dare impulso agli investimenti senza far venire meno controlli rigorosi». «Anzi – ha sottolineato – stiamo mettendo a punto controlli ancora più efficaci per assicurare maggiore trasparenza, il contrasto ancora più efficace alle infiltrazioni mafiose.

Ma dobbiamo essere coraggiosi: non possiamo pensare che per episodi di sacche di illegalità questo Paese non debba correre. Non è possibile esitare, questo è il momento del coraggio. Dobbiamo osare per restituire fiducia a tutti, ai cittadini e all’economia». Parole che lasciano intendere che il muro sui poteri commissariali e sulle opere strategiche eretto dal Pd non è ancora caduto. Alla “madre di tutte le riforme», come Conte ha ribattezzato il provvedimento, è affidato il compito di alleggerire la macchina burocratica e spingere la crescita: approvarla in tempi brevi darebbe all’Europa il segnale che l’Italia può «fare buon uso delle nuove risorse del Next generation Eu», per richiamare le parole del presidente della Commissione europea, Ursula von Der Leyen.

LA RIFORMA FISCALE

Semplificazione, contrasto all’evasione fiscale – anche tramite la promozione dei pagamenti – e l’aumento dei redditi disponibili in favore di chi lavora e produce, sono le tre direttrici, indicate dal premier, della riforma fiscale. «Una riforma organica manca da 50 anni – ha puntualizzato il premier – Una riforma non si fa in pochi giorni, in una riunione, bisogna farla bene perché il Paese ne ha bisogno».

LA CASSA INTEGRAZIONE

Per la staffetta alla guida della Uil, nella Nuvola dell’Eur “riaperta” per la prima volta dopo il lockdown – si sono ritrovati anche i leader della Cigl, Maurizio Landini, e della Cisl, Annamaria Furlan. Il premier ha colto l’occasione per ringraziare i sindacati per aver svolto un ruolo fondamentale sia per la tutela dei lavoratori sia per la definizione delle misure economiche nel periodo della chiusura totale imposto dalla pandemia – su cui ha detto Conte «non dobbiamo abbassare la guardia ma nemmeno vivere nel terrore». Dopo aver garantito che sulla scuola l’attenzione dell’esecutivo «è massima», ha ribadito l’intenzione, da parte del Governo, di rivedere il meccanismo della cassa integrazione. Ci sono stati «dei profondi ritardi soprattutto per la cig in deroga a causa di complicazioni amministrative che hanno coinvolto più livelli istituzionali – ha affermato – Siamo più consapevoli e determinati a intervenire per semplificare, per riformare istituti che, anche per la stratificazione del tempo, sono risultati farraginosi. Con Catalfo siamo d’accordo nel rivedere il meccanismo della cassa integrazione, un meccanismo che richiede una revisione in termini di maggiore efficacia ed efficienza». «La pandemia produrrà una ulteriore accelerazione» delle tendenze economiche in corso, ha poi aggiunto, e «sul mondo del lavoro avrà effetti che andranno ben oltre il breve periodo».

Intanto, ieri, la Commissione Bilancio della Camera ha dato l’ok all’emendamento al decreto Rilancio che proroga lo smart working per il 50% dei dipendenti che svolgono attività eseguibili da remoto, e introduce il «Piano organizzativo del lavoro agile» (POLA), con il quale dal primo gennaio 2021 la percentuale salirà ad almeno il 60%.

LA NUOVA FASE

La fase che si apre ora, ha sostenuto Conte, ha bisogno di «idee chiare, coraggiose, condivise che consentano all’Italia di ripartire, rimuovendo gli ostacoli strutturali che hanno condizionato il Paese. Dobbiamo disegnare un nuovo modello di sviluppo. «L’Italia ha vissuto fino ad oggi un ventennio perduto. Lo dimostra – ha argomentato – la stagnazione della produttività, l’ampliamento dei divari Nord-Sud, l’ascensore sociale ormai bloccato, la crescita degli investimenti pubblici e dei redditi che è rimasta al palo. E’ per questo che stiamo invertendo questa linea di tendenza».

Nel giorno in cui il centrodestra è sceso nuovamente in piazza contro il governo, il premier è tornato sulle accuse di attendismo di cui è stato bersaglio, soprattutto con riferimento al Mes. «In questi giorni c’è un chiacchiericcio che ci descrive come un governo attendista, incapace di prendere decisioni risolute, la realtà è il contrario – ha affermato – Questo governo ha assunto decisioni mai prese nella storia repubblicana, si è assunto la responsabilità di essere definito, ingiustamente, illiberale. Ha preso decisioni risolute, siamo pronti a prenderle anche nel futuro».

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