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Il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi

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TUTTI a cercar di capire cosa stia succedendo nel centrodestra e come gli stia rispondendo non il centrosinistra, che non esiste più, ma la attuale confusa maggioranza giallorossa. Sembra che a dominare sia la tesi che si sono aperti i giochi per costruire la coalizione che nel febbraio 2022 eleggerà il successore di Mattarella (che, secondo alcuni, potrebbe essere Mattarella stesso). E’ una buona chiave di lettura? Sì e no.

Per chi ha in mente la nostra storia politica non è una sorpresa che le manovre per l’elezione di ogni presidente della repubblica siano iniziate sempre con enorme anticipo, ma è altrettanto noto che in genere quelle manovre si rivelano inconcludenti e la scelta del candidato vincente si trova all’ultimo miglio, a volte anche proprio nella ultimissima fase delle votazioni.

Dunque guardiamo con qualche cautela alle mosse in vista di un evento che non è solo relativamente lontano, ma che si verificherà in condizioni che oggi è impossibile prevedere. Ciò non significa negare che Berlusconi e i suoi consiglieri non abbiano in mente anche quella scadenza per consolidare la loro presenza politica. A noi sembra però che il fondatore di Forza Italia abbia in mente due obiettivi più immediati e più utili per raggiungere il suo obiettivo, che è indubbiamente quello di reagire al declino di FI salvando e possibilmente rilanciando la sua creatura. Il primo obbiettivo è sfruttare la debolezza attuale della maggioranza per mostrare quanto possa essere utile il suo partito per ottenere risultati nella gestione della crisi economica attuale.

Berlusconi e i suoi consiglieri non sono degli sciocchi e si rendono conto che, almeno per un bel po’ di tempo, non sarà possibile far tornare FI ad essere una presenza elettorale di peso, ma sanno che ciò non significa doversi arrendere a fare le ruote di scorta. La storia politica italiana è ricca di esempi di partiti che pur essendo elettoralmente poco significativi hanno contato egualmente molto. Il tipico esempio è stato il Partito Repubblicano che era poco rilevante come voti, ma contava molto essendo il partito che rappresentava gli interessi e la presenza di tutta una serie di ceti imprenditoriali e burocratici.

Berlusconi può cercare di lanciare un messaggio a questi ceti che trovano qualche difficoltà a farsi ascoltare da partiti di maggioranza che o sono troppo condizionati da presenze di eredi del vecchio sinistrismo o sono troppo legati ai giochi politici dei loro vertici. Per fare questo ha bisogno di avere accesso al negoziato col governo presentandosi con qualche asso nella manica. E’ ciò che sta facendo con lo sfruttare le debolezze dell’attuale esecutivo che ha bisogno anch’esso di dotarsi di strumenti di dialogo con un po’ di centri di potere, senza che questo lo metta in crisi con i vari populismi che albergano fra le fila della sua maggioranza (che poi così Berlusconi cerchi di poter portare a casa vantaggi anche per le sue aziende è un corollario: importante e significativo, ma pure sempre un corollario).

Questo comporta che FI voglia abbandonare il centrodestra per associarsi all’attuale coalizione di governo? Certamente non a breve termine e con questa composizione della maggioranza. Può darsi che sia una chance per il domani, dopo un passaggio elettorale che vedesse un confronto basato su un sistema proporzionale. Solo questo consentirebbe a FI di fare un suo gioco senza preoccuparsi delle alleanze con la destra e soprattutto ridimensionerebbe M5S in maniera da renderlo eventualmente una componente dominabile di future coalizioni. Per adesso di elezioni politiche non c’è prospettiva, mentre sta arrivando una tornata di amministrative che si gioca su uno schema non solo maggioritario, ma sostanzialmente bipolare (i Cinque Stelle non hanno alcuno spazio per giocare una partita da terzo polo).

Qui alcuni vedono un obbligo per Berlusconi di non rompere con i suoi alleati di destra perché altrimenti sarebbe semplicemente marginale. E’ così, se la si guarda solo da una certa prospettiva, ma le cose cambiano se si muta l’angolo di visuale. Il centrodestra non è reduce da una brillante storia di vittorie elettorali. Ultimamente è divenuto sempre più chiaro che non riesce a farcela se si arrocca sull’estremismo barricadiero alla Salvini. Per vincere ha bisogno di sfondare verso il centro moderato, tanto più oggi che le insensatezze del leader leghista hanno allarmato quegli ambienti che, in vista per di più di tempi difficili sul piano economico e sociale, stentano a votare per politiche di avventura. Ecco allora che Berlusconi col suo nuovo profilo di “statista responsabile”, di persona che ha ancora buoni agganci in Europa, offre al centrodestra la necessaria copertura per tentare la vittoria nella tornata dei grandi scontri simbolici che si avranno nelle grandi città.

Dunque Berlusconi ed FI sono necessari, anzi indispensabili a Salvini e Meloni per affrontare la sfida delle prossime amministrative che saranno, lo si voglia o no, un test politico da cui non si potrà prescindere anche per la prosecuzione o meno dell’esperienza del governo giallorosso e per gli stessi giochi quirinalizi. Il centrodestra può contare sulla difficoltà dell’attuale maggioranza di contrapporgli alleanze strutturate e candidati forti unanimemente sostenuti. Con i Cinque Stelle sbandati, il PD abbastanza incerto sulla fisionomia da darsi per il mito del niente avversari a sinistra, i piccoli partiti come IV e LeU che sono più di complicazione che di aiuto, la riproposizione vincente della attuale formula di governo è più che problematica. Berlusconi sa anche questo e ovviamente ci specula.

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