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Clemente Mastella

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IL LEADER di “Noi di Centro” e sindaco di Benevento, Clemente Mastella, ha presentato venerdì scorso a Roma presso gli uffici del Viminale il proprio simbolo – con il campanile che richiama l’Udeur e già presente anche in quello di Noi Campani con cui Mastella corse alle regionali 2020 a sostegno dell’attuale governatore Vincenzo De Luca – grazie all’accordo politico stilato con il partito degli Europeisti guidato dal senatore Raffaele Fantetti. Un piccolo polo centrista di cui è entrato a far parte anche la Democrazia cristiana del segretario nazionale Angelo Sandri.

In Campania il Pd favorisce l’invasione degli “stranieri”. Il ministro della Salute Roberto Speranza capolista del Pd nel collegio proporzionale Napoli, il ministro della cultura Dario Franceschini guiderà la lista al Senato nel collegio Campania e l’ex segretario nazionale della Cgil Susanna Camusso capolista nel collegio senatoriale Campania 2.  

«Il Partito democratico tratta la Campania da terzo mondo. La invade, la mortifica, maltratta i cittadini campani. Sceglie mezzi leader senza consenso popolare e sacrifica aspirazioni e qualità. Un tempo la Campania dominava la scena politica italiana. I ceti dirigenti erano riferimento nazionale. Oggi subisce una clamorosa invasione. Prenderanno i voti e poi con una magia politica spariranno. Che malinconia. Spero che i campani sappiano reagire».

Cosa pensa del programma del Pd?

«A mio avviso è irrealizzabile, di una opacità incredibile, non sostenibile sul piano generale. Letta si presenta con freddezza, opacità, non crea entusiasmo: sfido qualcuno a ricordare una sua frase. Inoltre vi ricordo che dal 2006 il Partito democratico è arrivato al Governo in maniera sbilenca, non ha più vinto un’elezione».

A par condicio come siamo messi in questa tornata elettorale?

«I simboli sono stati presentati e la par condicio dovrebbe già essere in vigore, evitando che ci siano soprusi mediatici. Le norme attuali sono stravaganti e addirittura il don Chisciotte dei Parioli, Carlo Calenda, propone un dibattito tra solo quattro leader, ignorando tutti gli altri. Denunciamo e denunceremo alle autorità di governo e alle autorità garanti questa eventuale assurda violazione di ogni principio democratico. Anche perché siamo in presenza di mezzi leader tranne qualcuno o qualcuna. La cosa è assolutamente inaccettabile».

Matteo Renzi e Carlo Calenda, leader di Iv e Azione uniti per un fantomatico terzo polo. Che sensazione ha di questo matrimonio forzato?

«Renzi aveva il 40%, adesso ha il 2%, qualche motivo c’è. Calenda invece sembra il Don Chisciotte dei Parioli, prima litiga con uno, poi con un altro: io dico che la politica italiana è molto più seria di Calenda».  

Se Renzi crolla, c’è chi dal fondo dei consensi riesce ad essere oggi primo partito in Italia, stando ai sondaggi, come il leader di Fdi…

«Sono lontano da Giorgia Meloni ma è passata dal 4% al 23% e questo è un dato di fatto».

Che colpa ha Letta e il Pd in una possibile vittoria del centrodestra?

«Enrico Letta si ostina ancora a parlare di agenda Draghi, ma si allea con Fratoianni e il suo partito che hanno sempre votato contro il governo Draghi, ma non con il Movimento Cinquestelle. Questa davvero mi sembra un’idiozia politica che Letta sarà destinato a pagare».

Che senso ha continuare a parlare di agenda Draghi?

«Non ha per niente senso, a mio avviso. E’ stata una buona esperienza di governo, che il Partito democratico ha provato ad intestarsi, ma la cosiddetta agenda Draghi aveva un senso solo nel momento in cui esistevano alcune condizioni che non mi pare esistano più».

A quali condizioni si riferisce?

«Sempre nella vita le cose del passato esigono rispetto e valutate alla luce del presente. Occorre aspettare settembre e sue “terribilità” covid, che non è scomparso. L’inflazione che condizionerà la ripresa economica e le famiglie già in precarietà. Il Sud è scomparso dall’agenda politica. E il Pnrr è fermo. Così  soccomberemo. Modificare l’agenda è indispensabile ma non facendo  ipotesi stravaganti che non sono compatibili con le nostre finanze e allarmano le cancellerie europee».

Il suo partito, Noi di Centro, sarà quindi presente in tutta Italia?

«Abbiamo stretto un accordo politico con gli amici del partito degli Europeisti guidato dal senatore  Fantetti. Questo ci ha consentito di essere presenti in tutta Italia senza essere stati costretti ad applicarsi in questo periodo di caldo infernale alla raccolta delle firme.  Riteniamo ingiusto e spregevole per gli aspetti democratici che non si tenga conto del lavoro che si fa per la prima volta ad agosto e del Covid che comunque permane e che ha visto slittare nei mesi scorsi altre elezioni. Sarebbe stato comunque corretto per tutte le liste sono espressione di libertà e democrazia poter partecipare alla competizione evitando assurdi blocchi burocratici».

Che risultati si aspetta da queste elezioni?

«Per quanto ci riguarda saremo presenti in tutta Italia e all’estero, nei maggioritari e nei plurinominali, portando avanti le ragioni della territorialità, soprattutto del Mezzogiorno, e della visione europea. Ci giocheremo la partita in alcuni collegi sia alla Camera che Senato. Io credo otterremo alcuni risultati conseguendo dei seggi elettorali nelle aree dove siamo stati e siamo protagonisti. Siamo per storia e per recenti esperienze elettorali una autentica formazione di Centro, orgogliosa dei valori democristiani».

Secondo i dati ufficiali del Ministero della Giustizia, al 30 aprile scorso, i detenuti presenti nelle carceri italiane erano 54.595 a fronte di una capienza regolamentare di 50.853 posti, con un tasso di sovraffollamento carcerario pari al 107,35%: dati che destano grande preoccupazione e di fronte agli svariati tentativi falliti di riorganizzare il sistema carcerario è ora di cominciare a pensare ad un nuovo indulto, come quello da lei attuato nel 2006 da Guardasigilli?

«Sì, credo che un nuovo indulto sia indispensabile. E‘ un atto costituzione e cristiano. Recupera la dignità delle persone e dà meno ansia e frustrazione alla polizia penitenziaria che con dedizione e sacrificio è allo stremo».


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