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De Gregori e Venditti durante il concerto (foto di Roberto Panucci)

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QUALCUNO di parte pure interessata ha scritto che “Certi amori non finiscono ma piuttosto fanno dei giri immensi e poi, immancabilmente, ritornano”. Un concetto mandato a memoria dagli oltre cinquantamila accorsi allo stadio Olimpico di Roma, per festeggiare la premiere del tour che per tutta l’estate vedrà gran protagonisti sul palco Francesco De Gregori ed Antonello Venditti, due fra i padri putativi della canzone d’autore italiana, di cui è prevista un’attesissima data anche a Roccella Jonica il 23 agosto presso l’anfiteatro al Castello.

Intanto l’apertura nella Capitale, per una celebrazione lontana però da ogni forma di auto-compiacimento. Venditti e De Gregori quindi ancora una volta sul palco assieme; grandi amici ancora prima di essere artisti: le loro vite si sono incrociate cinquant’anni fa, quando suonavano nello stesso locale di Trastevere. Da lì nacque l’imprescindibile “Theorius Campus”, anno di grazia 1972, nel quale c’era anche “Roma Capoccia”, brano ancora oggi popolarissimo che nella scaletta del concerto ha ovviamente un posto d’onore: “Non ci credeva nessuno in quel momento – hanno detto i due – fu un atto di coraggio del nostro discografico di quel tempo. Eravamo invendibili a chiunque ma invece Lilli Greco con il suo gran fiuto credette in noi e Roma, nonostante le difficoltà quotidiane imposte ai suoi abitanti, resta sempre la città più bella del mondo”.

Per cui non poteva che essere “Bomba o non bomba” il pezzo d’apertura, ed è subito ovazione: “Partirono in due ed erano abbastanza” attaccano insieme, per mettere ulteriormente a fuoco un concetto di fratellanza delineato poco prima di salire sul palco: “Quello che stiamo facendo è una cosa abnorme, ma non dobbiamo dimostrare nulla – ha ribadito Venditti – a nessuno dopo 50 anni è mai capitato di compiere quello che non aveva compiuto prima. Ma i tempi sono giusti oggi. Una cosa forse strana”. “Strana, ma vera” gli fa eco De Gregori. perché il concerto sarà una unica grande canzone.

A dividerli solo la visione di ciò che rappresentano ancora oggi e non solo per questa reunion. “Siamo dei sopravvissuti, ben consapevoli e quasi fortunati: auguro alle nuove generazioni di stare qui fra 50 anni come noi”, è questa la posizione del Principe della canzone italiana. “Ma quale sopravvissuto – gli ha replicato stizzito Antonello – siamo un fiume in piena, mi sento creativo, con tanta voglia di fare anche più di prima”. Il fatto è che De Gregori e Venditti hanno scritto, suonato e cantato canzoni che hanno raccontato la storia di un Paese e il suo inevitabile cambiamento, anche se la voglia di affrontare il palco per condividere emozioni così speciali è sempre tanta. E nello scorrere degli oltre trenta brani, venti dei quali cantati a due voci, ecco alcuni dei ricordi più vividi della nostra vita da liceali (“Notte prima degli esami,” “Giulio Cesare”), gemme ancora splendenti, rispetto alle quali si aggiunge anche “Canzone”, una delle cose più belle scritte da quel genio di Lucio Dalla, con i due artisti fianco a fianco per ricordare l’amico di sempre, del quale gli anni trascorsi dalla prematura scomparsa non hanno fatto altro che risaltarne la figura: “Per la scaletta abbiamo abbiamo seguito una sceneggiatura – raccontano – quella della nostra vita, per cui è stato inevitabile sacrificare qualcosa ma in luogo di altri pezzi che abbiamo rispolverato o scoperto per l’occasione”.

“Il pezzo recente di Antonello che forse più mi ha meravigliato è stato Unica” ha chiosato ancora De Gregori, mentre i due hanno deciso quasi di comune accordo di riprendere “Dolce Signora Che Bruci”, uno dei capisaldi di “Theorius Campus“ che ha innescato la miccia finale per il tripudio condiviso assieme sulle parole cantate a squarciagola di “Roma Capoccia”, “Viva L’Italia” con l’accorato e potente karaoke finale di “Grazie Roma”, proprio nella cornice tanto cara ai colori giallorossi.


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