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Raffaella Carrà

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Sgomento: questa è stata la mia prima sensazione dopo aver appreso della morte di Raffaella Carrà. Non sapevo, infatti, che lei stesse male.

Raffaella ha tenuto un riserbo sulla sua condizione di salute, come del resto per tutta la sua carriera ha sempre tenuto riserbo sulla sua vita privata.

La conoscevo da tanti anni. Ricordo quando eravamo a Roma all’inizio delle nostre carriere: spesso i pomeriggi ci incontravamo vicino a dove lei abitava, in via della Balduina, e passavamo ore a discutere dei nostri sogni, del nostro futuro.

Eravamo intraprendenti, bussavamo a tutte le porte. Alcune ci sono state chiuse, ma abbiamo sfruttato quelle che ci sono state aperte per raggiungere il nostro obiettivo di salire sul palcoscenico. E sul palcoscenico Raffaella è stata un’artista eccezionale, un’autodidatta straordinaria.

Era una donna dalla grandissima forza di volontà: la sua carriera dimostra che nella vita non si raggiungono alte vette senza questa caratteristica fondamentale. Oltre alla sostanza, Raffaella ci ha dimostrato che ci vuole anche la costanza. Questo binomio ha fatto di lei un’artista unica e irripetibile. A tal proposito ricordo quando passammo tutti e due alla corte di Silvio Berlusconi, alla Fininvest, nel 1987: a me fu chiesto di diventare direttore artistico, ma io con molta franchezza parlai con Raffaella per dirle che sarei sempre stato un suo amico, ma mai suo direttore.

Credo che fosse giusto rispettare il suo talento facendo questa rinuncia. Del resto quello tra me e Raffaella era un rapporto speciale. Ricordo ancora, tra i tanti episodi della nostra carriera insieme, quando ci consegnavamo i Telegatti a vicenda. E ricordo con piacere una sera, in particolare, in cui abbiamo vinto sei statuine a testa. Fu divertente questa continua consegna reciproca tra me e lei.

Credo sia importante ricordare, inoltre, che nella sua carriera è stato fondamentale l’incontro con Gianni Boncompagni, a cui lei era molto “devota”. L’ultima volta che l’ho incontrata è stato proprio in occasione del funerale di Boncompagni, nel 2017: era comprensibilmente molto affranta. Ma l’immagine che resta è quella della grande artista che tutti gli italiani hanno potuto ammirare sullo schermo.


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