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Diego Armando Maradona

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Erano le 17.47 del 29 aprile 1990 quando il Napoli si laureava campione d’Italia per la seconda, e sinora ultima, volta della sua storia. Il successo chiudeva la parabola del club ai tempi diretto da Corrado Ferlaino, dopo l’accoppiata scudetto/coppa Italia del 1987 e la coppa Uefa del 1989. Sarebbe seguita anche una Supercoppa italiana, la successiva stagione, a coronare l’ultimo grande acuto di una squadra meridionale nel nostro calcio.

Diego Armando Maradona fu protagonista assoluto di un campionato esaltante, con il Milan di Arrigo Sacchi e dei tenori olandesi a contendere il tricolore ai partenopei. Proprio per il valore degli avversari e la voglia di rivalsa dopo la sfortunata stagione 87-88 (che vide trionfare i rossoneri sugli azzurri) quello del 90 viene considerato da Ferlaino lo scudetto più bello della sua gestione.

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L’evoluzione delle ultime giornate di quel campionato raggiunse livelli altissimi di tensione ed emotività. L’8 aprile il Napoli – impegnato a Bergamo sul campo dell’Atalanta – seguiva a un punto il Milan, che giocava a Bologna. Una monetina lanciata dagli spalti della tifoseria orobica centrò la testa di Alemao. La partita venne interrotta e gli azzurri ottennero la vittoria a tavolino per 2-0, fra le polemiche. Il pari maturato a Bologna – nonostante un gol fantasma non assegnato ai felsinei – consentì al Milan di restare in testa, sia pur in coabitazione con gli avversari (la vittoria ai tempi valeva 2 punti). Le distanze rimasero inalterate nel successivo turno grazie alle rotonde vittorie di entrambe le compagini contro Sampdoria (battuta a San Siro per 1-0) e Bari (3-0 al San Paolo).

Il sorpasso maturerà in modo rocambolesco il 22 aprile. Il Napoli, grazie a una tripletta di Maradona, supera agilmente per 4-2 il Bologna. A Verona il Milan fatica. Passa in vantaggio nel primo tempo ma rovina tutto nel secondo tempo. Prima l’allontanamento di Sacchi per proteste, poi il pari di Sotomayor e i tre rossi a Rijkaard, Van Basten e Costacurta. A tempo scaduto arriverà il raddoppio degli scaligeri con Pellegrini. Il Napoli è solo in testa a una giornata dalla fine.

Il 29 aprile al San Paolo arriva la Lazio e la città è già vestita a festa. Il gol scudetto di si materializza dopo appena 7 minuti, Maradona pennella l’assist e Baroni insacca alle spalle del portiere laziale. Finisce 1-0, senza particolari sussulti, ma tra i cori gioiosi dei tifosi azzurri, che poche ore dopo invaderanno la città.


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