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Siamo alla seconda operazione verità. Un’altra luce brilla nel buio da anni calato sull’ inquietante scenario italiano.

La prima ha consentito di smantellare il luogo comune di un Mezzogiorno affogato da flussi di trasferimenti che non riesce a spendere o che spreca e disperde in mille rivoli per ritrovarsi, alla fine della storia, più scalcinato e delegittimato di prima.

La certificazione che l’esorbitante entità di trasferimenti sia del tutto campata in aria è venuta addirittura dall’audizione alla Camera del ministro delle Regioni che ha fornito i numeri dei Conti pubblici territoriali dello Stato. Se ne era iniziato a scrivere da tempo su queste colonne, utilizzando esattamente quei numeri e documentando la assoluta carenza di perequazione della spesa soprattutto, ma non solamente, in conto capitale sul territorio nazionale.

REALTÀ VIRTUALE

La prima operazione verità chiama immediatamente la seconda, inaugurata due giorni fa su queste colonne, per molti versi assolutamente necessaria per dare senso e contenuti a una opportuna riflessione sulla prima deflagrante operazione.

Potremmo sintetizzare questa seconda fase come una necessaria e doverosa esplorazione del – per i più – misterioso rapporto tra “competenza e cassa” che, tradotto dal freddo gergo della contabilità pubblica, narra del gap tra intenzioni, finzioni, illusioni, fantasie (non certo casuali, costruite dalla politica che governa) rispetto alla realtà che emerge, consegnataci dai consuntivi a scadenze fisse come esito della conduzione di quella stessa politica che in quelle stesse scadenze fisse (le finanziarie) opera il reset e fa slittare nel tempo quelle “fantasie” dettagliatamente bollinate e processate da iter complessi (Cipe e quant’altri).

Tutto questo ingombrante, barocco virtuosismo, parvenza di una realtà molto virtuale, allude a progetti in cantiere in attesa – prima o poi o mai – di attuazione. Il rilievo di questa seconda operazione verità ha una valenza altrettanto se non più importante della prima.

Essa consente, a consuntivo, di svelare per quantità e per qualità anzitutto le vere intenzioni, o meglio i rapporti di forza che si celano dietro le fantasie legate a mirabolanti cifre segregate nelle voci di “competenza” del bilancio pubblico. Una chiave importantissima soprattutto per fare adeguatamente luce sul “mistero” che preclude – e non solo all’uomo della strada – di comprendere perché mai sia, ad esempio, letteralmente crollata la spesa ordinaria in conto capitale al Sud e perché sia sempre verde la rituale litania che il problema delle risorse non esiste.

IL CROLLO DELLA SPESA

L’argomento ben noto è che a concorrere al crollo della spesa è il fatto che al Sud non si spende per ignavia, incompetenza e carenza di progetti validi immediatamente disponibili.

Ignavia, incompetenza e carenze tutt’altro che inesistenti ma a ben vedere tutt’altro che insormontabili ma oggettivamente utili a condizionare la regolazione del nesso di fantasia tra “competenza e cassa” a partire dalla spesa pubblica ordinaria, fino ad arrivare, come è ben noto, per impulso e decisione politica, ad autorizzare per cassa, al di là di ogni competenza, financo quote molto consistenti di spesa sul Fondo di sviluppo e coesione (o, ieri, del defunto Fas).

Ora è ben noto che la spesa, per essere effettiva, oltre a superare il vincolo della competenza deve ottenere la liberatoria per cassa in merito alla quale alla Ragioneria generale dello Stato spetta l’onere assolutamente prioritario di far quadrare i saldi della finanza pubblica come “impone l’Europa”.

IL CORTO CIRCUITO

Se è il Nord a lamentarsi della Ue con più voce e veemenza è “comprensibile” che si propenda ad autorizzare di fatto più al Nord, magari con il pretesto che esso arriva per primo, con progetti più validi e consolidati. Ovviamente, dovendo attingere a disponibilità rigorosamente contingentate, si determina così un sistematico effetto spiazzamento a danno del Sud.

Ma se un fondo di verità può esserci quanto ad efficienza e appropriatezza comparate delle richieste, esso non esaurisce certo il problema per il semplice fatto che, data la oggettiva esiguità delle risorse spendibili “per cassa” rispetto a quelle teoricamente appostate “per competenza”, è davvero poco credibile che a ciò possa ricondursi la misura così devastante del razionamento sperimentato dal Sud in questi anni di crisi, tanto più se si tiene conto che ogni spesa autorizzata al Sud avrebbe effetti espansivi nettamente più rilevanti che al Nord.

A ben vedere, l’analitica evidenza di come il fattore “cassa e competenza” sia meccanicamente all’opera nel determinare in concreto la inaccettabile evidenza della prima operazione verità ci riporta all’ineludibile tema di fondo che caratterizza il corto circuito che rischia di fulminare il Sistema Italia.

I DUE ESITI POSSIBILI

Il tema è la presa d’ atto della fallimentare gestione della dimensione perequativa, prevista nell’articolo 119 della Costituzione e oggetto della sua legge di attuazione (L.42/2009) mai resa esecutiva.

Oggi a chi reclama l’attuazione del 116 comma tre, occorre ricordare che ciò è possibile solo se realizzato in stretto rapporto con la delega all’ attuazione del 119 (appunto la L42/2009) che proprio in modo cogente l’articolo 116 comma tre richiama.

Le due operazioni verità convergono entrambe, con inesorabile cogenza, a porre il tema di fondo sul quale si misura oggi come ieri il confronto sull’Autonomia. Un tema che riguarda Nord e Sud e ha due possibili esiti. Quello illusorio, potenzialmente devastante, del Lombardo-Veneto che propone la ratifica di un Nord che governa la Provincia subordinata del Sud a diritti di cittadinanza limitati. Quello alternativo di un Paese che, dando onestamente credito alle sollecitazioni non di una, ma di due operazioni verità, si impegna nella sfida di recuperare con l’unità il suo rango euro-mediterraneo.

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