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IL PRESIDENTE del Consiglio, Giuseppe Conte, parla di «fiducia e responsabilità» per avviarci lungo la strada che condurrà il Paese al ripristino delle attività ordinarie e della normale vita sociale ed economica. «Il Paese si sta rimettendo in moto, in maniera prudente e ordinata ma non possiamo abbassare la guardia», ha detto ancora il premier aggiungendo che «gli ultimi decreti non potranno essere la soluzione per tutti i problemi economici e sociali che stiamo vivendo. Il governo non è sordo alle tante difficoltà che i cittadini stanno vivendo e intende affrontarle una per una».

Ieri il premier è giunto a Palazzo Chigi a piedi, facendo una passeggiate nel centro di Roma. Ha salutato i commercianti nel giorno della riapertura e ha scambiato qualche impressione sulla ‘fase 2”. Arrivato nel suo studio ha avuto colloqui telefonici con i presidenti di Confcommercio e di Confesercenti, Carlo Sangalli e Patrizia De Luise, chiedendo loro di essere costantemente aggiornato sull’andamento delle attività nei prossimi giorni.

ALLARME CONFCOMMERCIO

Ma il grido di allarme di Sangalli è già partito. I dati dell’ufficio studi di Confcommercio mettono in evidenza un crollo dei consumi ad aprile del 47,6% dopo il calo del 30% a marzo e la parziale ripartenza dal 4 maggio si presenta ancora «densa di difficoltà». Il presidente dell’associazione del commercio chiede a gran voce «un piano di ricostruzione complessiva del Paese che oggi ancora non c’è». In questa situazione sono forti i rischi di «danni permanenti per l’economia». Sangalli rivolge parole di incoraggiamento alle imprese ma al governo sollecita « indennizzi più robusti e liquidità vera». Questo è il dramma. Nonostante le risorse sulla carta ci siano, la loro destinazione è spalmata su mille rivoli ed è infarcita di talmente tanta burocrazia che fatica ad arrivare a destinazione.

Le prossime settimane saranno decisive per la ripresa economica, ma a ieri il decreto Rrilancio da 55 miliardi di euro in termini di effetti sul deficit, che dovrebbe attivare risorse per150 miliardi, ancora non era stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Nei 256 articoli c’è di tutto, un assalto alla diligenza che questa volta si è consumato all’interno del governo. Poi ci sarà quello in Parlamento. Ma per i commercianti, a parte il bonus da 600 euro (e c’è chi ancora non è riuscito ad averlo), non c’è nulla per fronteggiare l’emergenza e disporre di quella liquidità necessaria per a ripartire, dopo due mesi di fatturato zero (a parte alcune categorie, come l’alimentare e le comunicazioni che hanno registrato risultati positivi), l’affitto che corre e le spese fisse da pagare.

FINANZIAMENTI AL PALO

I prestiti garantiti al 100% dalla Stato, quelli fino a 25.000 euro, iniziano ad arrivare ma con grande difficoltà e lentezza. Dei contributi a fondo perduto ancora non c’è traccia, rimasti intrappolati nelle pastoie del mastodontico decreto rilancio che ancora non è in vigore.

TURISMO PENALIZZATO

Per il turismo, il settore più colpito e che ha prospettive quanto mai incerte, il decreto non prevede interventi di sostegno specifici, a parte il tax credit per le famiglie: un credito di imposta fino a 500 euro per le famiglie con Isee non superiore a 40.000 euro, che si riduce a 300 euro per i nuclei di due componenti e a 150 euro per una sola persona. Una boccata d’ossigeno arriverà dall’esenzione dalla rata Imu di giugno per i gestori di alberghi che sono ancora proprietari dell’immobile e per gli stabilimenti balneari. Le attività che occupano spazi pubblici, come i ristoranti e i bar, non dovranno pagare la Tosap.

Ma nel decreto così imponente, con l’esigenza di far fronte a tutte le richieste, figurano incentivi per l’acquisto di biciclette e monopattini che in città potrebbero sostituire l’auto privata, considerando che i mezzi pubblici avranno nei prossimi mesi posti limitati per il mantenimento delle distanze. E così viene previsto un fondo di 120 milioni per i residenti nelle grandi città da destinare a bonus per l’acquisto di biciclette, bici elettriche o monopattini, o anche per abbonamenti a servizi di car sharing, pari al 60% della spesa e fino a un massimo di 500 euro.

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