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Che cosa c’entrano lo “statista” di Varese, Attilio Fontana, e l’antiCapitano, Luca Zaia, e le Regioni Lombardia e Veneto con le imposte su reddito e consumi che i dipendenti privati pagano nei territori lombardi e veneti?

Che cosa c’entrano lo “statista” di Varese, Attilio Fontana, e l’antiCapitano, Luca Zaia, e i loro carrozzoni pubblici che sono le Regioni Lombardia e Veneto con le imposte sul reddito e sui consumi che i dipendenti privati della finanza, delle banche e dell’industria pagano nei territori lombardi e veneti? Che cosa c’entrano i bergamaschi, i varesini, le casse della Regione Lombardia, solo per fare un esempio, con gli utili di Unicredit che di certo sono  realizzati in Italia e all’estero –  lo capisce anche un bambino che le sue attività non si esauriscono in Lombardia – e che, pertanto, non vanno  confusi con l’ufficio dove si effettua il pagherò delle tasse su quegli utili? C’è qualcuno disposto a fare un corso accelerato all’avvocato Fontana per spiegargli questi elementi rudimentali di economia e di diritto tributario?

Chi permette, mi domando, ai “galli” del Lombardo-Veneto moderno, asserragliatisi nel Ridotto della Valtellina, di fare strame impuniti della dottrina unanime che ha sancito, in modo inequivocabile, che non esistono i residui fiscali delle Regioni ma degli individui? Chi guadagna 20, 30, 50, 100, 300mila euro e paga le imposte nella “terra di Jurassik Park” a Varese o nella terra della Locride in Calabria, in Veneto o in Puglia, paga le medesime tasse con la sola differenza che gli abitanti delle regioni meridionali a parità di reddito e di imposte ricevono sicuramente servizi di minore qualità dei concittadini del Nord e sono ulteriormente tosati da addizionali regionali e locali.

Ma come si permettono questi due signorotti, Fontana e Zaia, di appropriarsi di una ricchezza privata che non è loro perché gli individui di certo contribuiscono in qualità di cittadini italiani non di finanziatori del “sistema Varese-Gallarate e dei suoi poltronifici” o degli appetiti assistenziali veneti fatti di impieghi pubblici, contributi a fondo perduto/sanatorie e poltrone agli amici degli amici nelle micromunicipalizzate?  Di quella ricchezza privata su cui vogliono allungare le loro mani rapaci i Fontana e gli Zaia sono, forse, distruttori e, indirettamente, già beneficiari e la devono smettere di pensare di fare due staterelli per i fatti loro mettendo sul conto della spesa pubblica dello Stato italiano e, quindi, dei più poveri i loro disegni di grandeur cosmopolita. Che cosa c’entra l’efficienza di cui blaterano senza riscontri con la volontà di mettere le mani su compartecipazioni di gettito fiscale che non è loro e che, inevitabilmente, farebbero crescere la loro spesa pubblica regionale di cui pretendono addirittura la copertura dallo Stato – tipo enti autonomi come Bolzano – ignorando il vincolo solennemente assunto del pareggio di bilancio?

I FLUSSI DI SPESA

C’è un solo criterio certo per misurare il grado di efficienza delle singole Regioni e per compiere quella operazione verità sulla ripartizione territoriale della spesa pubblica lanciata in assoluta solitudine da questo giornale. Andare a vedere come e dove sono allocati i flussi di spesa pubblica, di tutta la spesa pubblica, quella delle Amministrazioni centrali, ma anche quella delle Regioni, delle Province, dei Comuni, delle comunità montane, degli enti pubblici economici non quotati e a intero controllo statale come Inps (assistenza), Anas (strade), Ferrovie (treni) e così via.

Lo abbiamo fatto e ci accingiamo a rifarlo ora con i conti pubblici territoriali (CPT) voluti da Ciampi e appartenenti al sistema statistico nazionale (SISTAN) che raccoglie l’insieme dei soggetti che producono statistiche ufficiali, capofila è l’ISTAT, e si avvale di una rete di 21 nuclei di verifica degli investimenti pubblici distribuiti nelle regioni italiane e coordinati a livello centrale da uno staff di tecnici qualificati collocati presso l’agenzia per la coesione. Si tratta, per capirci, di un’informazione fortemente condivisa, tecnicamente indiscutibile e, a suo modo, federata ante litteram.

Che cosa dice questa informazione tecnica, scientifica, a disposizione di tutti, che tutti possono leggere, che tutti conoscono e che solo i due “galli” lombardo-veneti e la loro amorevole chioccia, la ministra-Pinocchio Erika Stefani, si rifiutano di prendere in considerazione? 

Dicono che in termini di spesa pubblica lorda a fine 2017, ultimo dato disponibile, alle Regioni del centro nord pari a una popolazione del 65,7% vanno risorse pubbliche pari al 72,2% e alle regioni meridionali tocca una spesa pubblica del 27,8% contro una popolazione del 34,3%. Balla una differenza di 6,5 punti in termini percentuali che corrispondono, in valori assoluti, alla “modica” somma di 62,3 miliardi. Questo è lo scippo di Stato che, con assoluta destrezza, il Nord ha compiuto a spese del Sud nel corso dell’anno 2017 usando il marchingegno, stranoto ai nostri lettori, della cosiddetta spesa storica. 

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