Palazzo Chigi

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Un uomo del valore e dell’esperienza di Pellegrino Capaldo arriva coraggiosamente a sostenere che la cosa migliore è abolire tout court le Regioni (LEGGI) perché una maldestra competizione manderebbe in frantumi lo Stato unitario che, forse, non abbiamo mai avuto e che, invece, dobbiamo impegnarci a realizzare al meglio. Se il professor Capaldo si spinge a fare queste valutazioni, vuol dire che non c’è più spazio per traccheggiare tra invenzioni di sana pianta (residui fiscali delle Regioni) e rifiuto apodittico di confrontarsi con la realtà sgradita (trucco della spesa storica e dati regionalizzati del settore pubblico allargato).

Per questo abbiamo deciso di aprire il giornale con la sua proposta-provocazione e prendiamo l’impegno con lui di fare un’analisi attenta costi e benefici delle Regioni, condotta con criteri comparativi omogenei scavando nelle pieghe dei bilanci. Personale, investimenti e assistenza, la ragnatela di controllate e micropartecipate delle controllate con il loro carico di consulenze agli amici degli amici. Insomma: vogliamo fare un viaggio in quelle “terre di confine” dove le Regioni si sono già fatte Stato e ricalcano, da Nord a Sud, i vizi storici della spesa pubblica in debito, spesso allegra, che minano alle fondamenta le radici costitutive dell’Italia.

Prima di tutto ciò, però, autonomia differenziata o Stato unitario, qualunque sia la strada che si imbocchi, non è più eludibile l’operazione verità in Parlamento sulla distribuzione della spesa pubblica allargata.

A lanciarla è stato questo giornale (ballano 62,3 miliardi – LEGGI) e siamo certi che si sia scelta la sede giusta in una democrazia. Nessuno deve avere paura di questa operazione verità e nessuno può pensare di potere alzare un sopracciglio e buttare lì che se si tocca la spesa storica non ci sediamo neppure. No, non funziona così: se si vuole misurare l’efficienza, è un obbligo assoluto verificare l’entità delle risorse distribuite e l’impiego che se ne è fatto. Assoluto.

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