Il premier Conte e i vice premier Salvini e Di Maio

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A ottobre ci aspettano Brexit e attacco di Trump all’Europa. Anche un bisonte ne sarebbe stremato, ma siamo solo un agnellino. Preoccupiamoci di mettere in sicurezza finanza pubblica e dialogo con l’Europa

La crisi italiana è molto seria e va trattata con cura. Si è incattivito come non mai il clima politico. Si è logorato il tessuto civile. Sono saltati i rapporti umani. La situazione reputazionale, in termini relativi, è nettamente peggiore di quella della Grande Crisi Sovrana del novembre del 2011 con uno spread Btp/Bund che è il triplo di Spagna e Portogallo (all’epoca i nostri livelli erano migliori di entrambi i Paesi) e in un solo giorno il nostro spread è passato da 209 a 241 punti con uno schizzo in alto di oltre 30 punti. Sono andamenti di mercato da economie del “Terzo Mondo” come Venezuela, Argentina, Turchia. Camminiamo, ballando e ridendo, tra una spiaggia e l’altra, verso una situazione greca. La situazione è grave. Serve assolutamente una fase di decantazione. Per favore, fate piano.

L’economia reale è al palo. Il Paese lacerato dall’egoismo dei ricchi e dalla debolezza costitutiva dei poveri, i debiti in sofferenza di “Gallo” e “Paglietta” (i Governatori di Lombardia e Veneto) documentati dalla operazione verità del nostro giornale e certificati dalla contabilità nazionale sono ignorati con l’arroganza priva di cultura di chi usa il bilancio pubblico come una cassa personale. La  cifra dominante è la crescita zero e non è detto che non possa finire peggio. I guasti della diarchia populista-sovranista sono sotto gli occhi di tutti. 

Il vaniloquio da campagna elettorale permanente ha arrecato danni di ogni tipo.  Ora assistiamo inermi a un ulteriore salto di qualità. “Chiedo agli italiani di darmi pieni poteri (…) per fare quello che abbiamo promesso di fare (…) senza palle al piede”, prima persona singolare, sentenzia Matteo Salvini, il leader che fa politica dalla spiaggia (copyright New York Times) e ha molta fretta. Siamo sulla scia di “sforare il 3% non solo si può, ma si deve” e via con tutta la casistica che vi risparmiamo di violazioni del “principio di realtà”, chicca giornaliera del nostro Galimberti, dove tutto viene travolto (LEGGI L’ARTICOLO DI GALIMBERTI). Mercati, istituzioni europee, Costituzione italiana, popolo italiano.

Nulla può fermare, il nostro Capitano, perché lui non si confronta con la realtà, scappa dai problemi e dispensa balle. Sveglia, per piacere, la situazione è gravissima. La cosa peggiore che potremmo fare è metterci a correre. Non acceleriamo i tempi della crisi perché non facciamo il bene del Paese. Prendiamoci tutto il calendario che serve per fare ciò che serve. Pensiamo bene a quello che dobbiamo fare e facciamolo con criterio, ponderando rischi e scelte. In una parola, dico alla Politica con la P maiuscola, fate piano.

Abbiamo di fronte un autunno terribile dove si addensano nuvole nere. Lo spettro della Brexit incombe, Trump dopo avere regolato i conti con i cinesi si prepara a sferrare l’attacco finale all’Europa, la Germania nostro primo mercato di esportazione già batte in testa e ancora di più lo farà in quegli stessi giorni. Tutto si accatasta davanti alla piccola Italia –  che qualche signorotto del Nord vorrebbe addirittura frazionare ancora –  come uno specialissimo falò e basta nulla perché tutto si incendi. Siamo di fronte a una batteria di fuoco che potrebbe stremare e buttare a terra un bisonte e noi siamo un agnellino, siamo l’unico Paese d’Europa che non ha recuperato i livelli pre-crisi.

Diciamo le cose come stanno. Se prima eravamo deboli, ora siamo debolissimi. Se la campagna elettorale senza elezioni ci ha ridotto in questo stato comatoso, e ci sono voluti l’intelligenza istituzionale di Conte e di Tria e la guida strategica di Mattarella per mettere uno scudo tra noi e il dissolvimento, vi rendete conto di che cosa potrebbe accadere se il voto ci fosse per davvero? Tra un comizio e l’altro, in spiaggia o nelle piazze, “salterebbe” una tassa al giorno,  con la bocca si può promettere sempre tutto e incolpare sempre di tutto l’Europa cosicché gli investitori si mettono a correre come lepri, tutto si arrotola, tutto precipita, ma tutto viene coperto dal delirio ideologico e politico e dalla grande liquidità monetaria che dovrebbe servire per metterci in sicurezza e invece viene usata per coprire giochetti elettorali e mandare il Paese a ramengo.

Chi ha un po’ di sale in zucca e chi ha i poteri per farlo fermi sul nascere questo gioco al massacro. Si metta l’Italia nelle condizioni di tornare a dialogare con l’Europa e convincere i nostri interlocutori che non siamo un Paese di pazzi. Si metta in sicurezza la pericolante situazione della finanza pubblica e si faccia la manovra necessaria con la testa e i piedi saldamente piantati sulla terra e non sulla luna.

Si sfrutti la fase di tranquillità monetaria assicurata dalla lungimiranza della Banca Centrale Europea di Mario Draghi, il Cavaliere bianco che ha salvato l’Eurozona e ha sottratto l’Italia alla deriva greca, per raddrizzare il Paese non per  continuare a farsi del male con proclami e slogan dell’irrealtà che diventano veri solo in termini di tassi di interesse da pagare in più a causa di uno spread che finirebbe inevitabilmente fuori controllo, rincari dell’Iva, nuove tasse e balzelli. 

Si cerchi una persona elettoralmente neutra credibilmente fuori da ogni contesto politico e si affidi alle sue competenze e al senso profondo della politica la guida di una fase necessaria di decantazione e la gestione della delicata missione della realtà. Per le stesse identiche ragioni per cui nel novembre del 2011 senza l’ombrello di Draghi e la grande crisi sovrana alle porte occorreva fare presto, oggi è obbligatorio fare piano. Accelerare i tempi della crisi questa volta non significa fare il bene del Paese.

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