Roberto Maroni

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Conosce bene le regole del galleggiamento, Roberto Maroni. Ex segretario federale della Lega Nord, ministro dell’Interno e poi del Lavoro nei governi Berlusconi, governatore della Lombardia fino allo scorso anno, finito in fuorigioco per una lunga vicenda giudiziaria. A 64 anni il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia lo ha chiamato a far parte della commissione che tratterò con le regioni la difficile partita dell’autonomia differenziata.

Lei ha detto di essere disposto a trattare anche con il diavolo se questo potrà servire alla causa dell’autonomia. Ma chi è il diavolo, scusi?
«Era solo un modo di dire».

Sembrava riferito al ministro.
«Guardi, conosco Boccia, ed è tutt’altro che un diavolo. Con quella espressione mi riferivo a un episodio del passato. Quando Umberto Bossi mi disse, era il ’94, di andare a trattare con Alleanza nazionale. Loro erano contrari al federalismo, noi al presidenzialismo. Non se ne usciva. Alle elezioni si rischiava di andare l’uno contro l’altro. Fisichella e Miglio, due professori, si incontrarono per trovare un’intesa ma invano. Poi arrivò Pinuccio Tatarella, uscì dalla stanza e disse ai giornalisti: “Trovato l’accordo”. E nacque il governo. Ecco, io penso che se ci si mette intorno a un tavolo e si trova una soluzione, si riesce a fare quello che al governo precedente non è riuscito. Una cosa utile a tutti. Al Sud e al Nord. Per questo ho accettato l’offerta di Boccia».

Lei andrà a trattare con le regioni. Ma come la mettiamo con i 61 miliardi l’anno di mancati investimenti sottratti al Sud? Noi lo chiamiamo scippo. E cosa pensa sul 34% degli investimenti che il governo destinerà al Mezzogiorno?
«So di cosa parla, leggo il vostro giornale. Ma sullo scippo non sono d’accordo. O meglio, dipende dai criteri».

Sono numeri certificati dalla contabilità nazionale. E c’è un’indagine conoscitiva in Parlamento.
«I criteri con cui si fanno questi calcoli sono tutti discutibili. E comunque, anche ammettendo lo scippo, e io non sono d’accordo, potremmo parlare del residuo fiscale, la differenza tra quello che le regioni versano e le risorse che tornano indietro ai territori».

Il residuo fiscale dei territori non esiste, esiste solo quello individuale. Non lo diciamo noi, lo dice la Ragioneria generale dello Stato…
«…la interrompo. La verità vera è che alla modifica del Titolo V della Costituzione, pensato per dare più autonomia alle regioni, non si è dato attuazione».

Obiezione. Al governo ci siete stati anche voi.
«Certo, verissimo. L’autonomia è una sorta di contenitore rimasto vuoto. E allora io dico: mettiamoci intorno a un tavolo e discutiamo. Voi parlate di scippo? E volete che tutto resti uguale e si continui così? Non conviene a nessuno, vediamo come rimediare, troviamo una forma di win to win che vada bene anche alle regioni. E anche al diavolo, se occorre. L’autonomia può essere una buona soluzione per tutti».

Il Veneto vuole il via libera su 23 materie, la Lombardia su 20. E poi c’è il nodo dell’istruzione. Le pare facile trovare un’intesa?
«Aspetti. Il confronto serve proprio a questo. Può servire a superare quello che voi chiamate “scippo”. L’autonomia è prevista dalla Costituzione, gli articoli 116 e 119 non hanno nulla di eversivo. Partiamo dunque dalla pre-intesa che io stesso, da governatore della Lombardia, ho firmato il 28 febbraio del 2018 con l’allora primo ministro Gentiloni, a Palazzo Chigi».

C’è un’Italia che viaggia sull’Alta velocità in business class e un’altra dove tutte le rotaie del Meridione non raggiungono quelle della sola Lombardia. Dove un malato su 5 non si cura perché non se lo può permettere. A lei questa Italia piace?
«No, non piace neanche a me. Ma senza voler sostituire i governatori, perché non voglio parlare per nome e per conto loro, posso dire che ci sono molte cose, per esempio a proposito dell’articolo 117, che si possono rivedere. La disponibilità di Boccia a parlarne c’è».

Esempio?
«Il Veneto chiede 23 materie concorrenti. Ma servono proprio tutte, ci siamo chiesti? Sono materie che ci interessano quelle sull’ordinamento delle Casse Rurali e delle Casse di Risparmio che tra l’altro non esistono più? E che dire dell’ordinamento sportivo? Siamo sicuri che ai territori gliene freghi qualcosa? Stesso dicasi per la materia che regolamenta porti e aeroporti, visto che c’è l’Anac e un eventuale devoluzione potrebbe anche essere vista con sospetto da compagnie straniere che potrebbero investire. Anche per ciò che comporta le competenze in materia di Grandi reti di trasporti e di navigazione. A prescindere che in Lombardia non c’è il mare ma siamo sicuri che sia essenziale incartarsi su questioni del genere? Ordinamento della comunicazione. Ma davvero c’interessa? E il trasporto dell’energia perché non può rimanere nazionale? Capisco la produzione, lì potremmo incassare le accise, ma il trasporto? Che se ne fa la Lombardia?».

Lo scippo nasce dal criterio della spesa storica. Per anni i servizi sono stati finanziati alle regioni e ai comuni che già li avevano. Zero asili, zero mense scolastiche, zero trasporti a tutti gli altri.
«La spesa storica andava di pari passo con la definizione dei fabbisogni standard e dei Lep. Era un calcolo transitorio. Di chi è la colpa se si è andati avanti così? Non è certo della Lombardia, ma è dei governi. Poi c’è il discorso di chi le risorse le sa utilizzare e chi no. Lo sa che restituiremo il 75% dei fondi europei, decine di miliardi?».

Il Nord spesso ha gestito quei fondi peggio del Sud.
«Purtroppo esistono anche nel Nord zone di inefficienza. Abbiamo un nostro “Sud”. Voglio raccontarle un episodio. Quando ero ministro mi presentarono una graduatoria: i Comuni che facevano meglio la raccolta differenziata. Al quarto posto, dopo alcune città del Nord, c’era Salerno. Non volevo crederci. Feci controllare, pensavo a un errore, ma a un secondo controllo verificai che era tutto vero. Allora andai a Salerno e volli conoscere di persona il sindaco. Era De Luca, siamo rimasti amici».
Appunto. Ammetterà che la favoletta di un Sud inefficiente e sprecone che non merita le risorse perché non sa gestirle non regge più.
«Ci sono buone pratiche anche al Sud, certo ne sono perfettamente consapevole. Ma se mi dice che il Nord ha depredato il Sud glielo contesto».

E lo scippo, dunque?
«Se mi convincete che effettivamente c’è stato uno scippo sarò il primo ad ammetterlo. In quanto al lavoro che farò in commissione non terrò la bandiera del Nord, non ho accettato per questo. Terrò alta la bandiera dell’autonomia».

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