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Il direttore dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus

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Il problema spesso è nel manico. È il caso del fallimento dell’Oms, l’agenzia dell’Onu diretta dall’etiope Tedros Adhnamon Ghebreyesus che avrebbe dovuto dare in tempo l’allarme sull’epidemia del Covid-19. Ma non c’è un solo colpevole: tra i responsabili di questo fallimento ci sono la Cina e anche l’America di Trump.

L’Oms è un carrozzone Onu che a Ginevra gestisce 2,2 miliardi di dollari all’anno, di cui 200 milioni in viaggi, più di quanto venga stanziato tutto insieme per contrastare l’Aids, la tubercolosi e la malaria. Il resto se ne va in stipendi e consulenze. Ma nonostante questi difetti l’Oms è fondamentale nelle crisi sanitarie. È l’unica istituzione che può dichiarare la pandemia, lo stato di emergenza globale come avvenne per Ebola nel 2014. Ed è proprio su questo punto che ha fallito: lo ha fatto troppo tardi pur sapendo come stavano le cose.

Il Wall Street Journal ha attaccato duramente l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per aver fatto disinformazione sul Coronavirus. L’epidemia di coronavirus è iniziata in Cina, a Wuhan, probabilmente in autunno, forse a novembre, e ha poi accelerato nel mese di dicembre. E, secondo la piattaforma digitale cinese Caixin Global, i laboratori cinesi avevano sequenziato il genoma del coronavirus alla fine di dicembre ma i funzionari di Pechino hanno ordinato di distruggere i campioni e non pubblicare le ricerche.

Il 30 dicembre il dottor Li Wenliang – morto poi a causa del coronavirus – ha lanciato l’allarme e alcuni giorni dopo le autorità locali lo hanno accusato di mentire e di arrecare grave disturbo all’ordine pubblico,.

Funzionari taiwanesi hanno avvertito l’Oms il 31 dicembre di aver avuto prove che il virus potesse essere trasmesso da uomo a uomo.

Ma l’agenzia dell’Onu ha tenuto bordone a Pechino nel non lanciare l’allarme. Il 14 gennaio l’Oms ha twittato: «Le indagini preliminari condotte dalle autorità cinesi non hanno trovato prove chiare della trasmissione da uomo a uomo». E ha impiegato un’altra settimana per invertire la rotta e correggersi.

Il 22 e 23 gennaio il comitato di emergenza dell’Oms _ ricorda il Wsj _ ha discusso se dichiarare Covid-19 emergenza sanitaria globale. Il virus si era già diffuso in diversi Paesi: avrebbe dovuto essere una decisione facile, nonostante le obiezioni di Pechino. Eppure il direttore generale Tedros Ghebreyesus ha rifiutato di farla ed è volato in Cina.

Alla fine l’emergenza globale è stata dichiarata il 30 gennaio, perdendo una settimana di tempo prezioso, con il forte sospetto che il viaggio a Pechino fosse più di carattere politico che incentrato sulla salute pubblica. Intanto Tedros si congratulava con la Cina per le misure straordinarie adottate, per l’assoluta trasparenza, la velocità con cui ha sequenziato il genoma del virus e lo ha condiviso con l’Oms e con il mondo.

Ecco alcune ragioni perché le cose sono andate così male.

1)  Il caso Tedros. Il 13 maggio 2017, alla vigilia di sostituire il direttore dell’Oms, la cinese Margaret Chan che aveva capeggiato l’agenzia per dieci anni, il candidato etiope Tedros, sostenuto all’Unione Africana, dalla Cina ma anche dagli Usa, viene accusato di avere nascosto tre epidemie di colera nel periodo in cui era stato ministro della Salute dal 2005 al 2012, prima di assumere l’incarico di ministro degli Esteri (2012-2016). Amico personale di George Bush viene accusato dalla Georgetown University ma anche dalle agenzie umanitarie che in Etiopia avevano subito forti pressioni per non scrivere nei loro rapporti la parola “colera” e il numero dei morti. Tedros, esperto di malaria, viene comunque eletto perché piace a Pechino, nonostante il governo di Addis Abeba, di cui era stato esponente di primo piano, avesse attuato una brutale repressione dell’opposizione e dei media con centinaia di morti.

2)   Il caso Cina-Oms. I regolamenti sanitari internazionali sono stati rafforzati proprio per evitare la sottovalutazione delle epidemie perché molti Paesi sono riluttanti a rivelarne la portata per evitare di danneggiare viaggi, turismo, commercio ed esportazioni di alimenti o di animali. La decisione di stringere le regole era stata presa proprio perché nel 2003 la Cina aveva nascosto per mesi la diffusione di un’influenza virale nel Sud del Paese. Quindi Pechino aveva cominciato a collaborare con l’Oms: ma fino a un certo punto. Sfortunatamente il diavolo, come spesso accade, si annida nei dettagli. L’Oms infatti nei suoi rapporti deve citare soltanto i dati ufficiali forniti dai Paesi membri e quindi sottovaluta sistematicamente le stime delle epidemie. Tedros e l’Oms hanno fatto esattamente questo, in maniera consapevole e cosciente.

 3)  Il caso Etiopia-Cina. Per l’Etiopia la Cina rappresenta un partner fondamentale coinvolto nella costruzione di infrastrutture _ strade, dighe, ferrovie _  e in strategie politiche. Durante l’era maoista la presenza cinese in Etiopia era fondata sulla necessità per Pechino di ottenere la solidarietà africana contro Taiwan e l’Occidente. Oggi la Cina è interessata all’Etiopia sulla base di un calcolo politico: Addis Abeba offre alla Cina un contesto in cui poter esercitare la propria influenza presso l’Unione Africana, la Commissione Economica per l’Africa delle Nazioni Unite e altre istituzioni internazionali. Inoltre Pechino ha aperto la sua base militare a Gibuti e l’ha collegata con una ferrovia ad Addis Abeba. Ma esistono anche ragioni economiche alla base della presenza cinese: l’Etiopia è il secondo stato più popoloso dell’Africa, più di 100 milioni, e rappresenta un importante mercato di sbocco per le merci cinesi. Poteva l’ex ministro degli esteri etiope Tedros, ora capo dell’Oms, non tenere conto di tutto questo e dell’appoggio ricevuto da Pechino per la sua elezione?

 4)  Il caso Trump-Virus. Il presidente americano Trump ha tagliato nel 2019 molti degli investimenti sulla ricerca dei virus. In Usa nell’ultimo decennio era stato sostenuto il programma Predict, finanziato da Usaid, l’agenzia americana per la cooperazione internazionale. Grazie a Predict erano stati identificati 900 nuovi virus legati all’espansione dell’azione dell’uomo sul pianeta, compresi diversi ceppi di coronavirus che recano forti scompensi respiratori e possano diventare letali. Ma l’amministrazione Trump nell’ottobre 2019 ha deciso di mettere fine al programma di ricerca Predict: forse ritenuto troppo favorevole alle istanze ambientali ed ecologiste da un presidente che si presenta come il portabandiera dell’espansione delle attività industriali. Minacciando di tagliare fondi anche all’Oms, Trump ha ulteriormente indebolito il fronte anti-epidemie e ora gli americani pagano duramente il prezzo della sue sottovalutazioni e dei suoi pregiudizi.

La vicenda del coronavirus è questa: un intreccio di malafede, interessi economici e politici, sottovalutazioni, pregiudizi. E tanta ignoranza, anche da parte nostra.

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