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Prima ancora di essere un deputato, Emilio Carelli è un giornalista che può vantare una lunga esperienza, prima nelle reti della Fininvest, poi a Sky. Ha lavorato nella redazione del Tg5 quando il direttore era Enrico Mentana e ha insegnato alla Cattolica di Milano, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia. Al M5S è approdato solamente in un secondo momento, quando il vento già spirava forte e gonfiava quelle vele.

È nato a Crema e si è candidato a Roma, collegio uninominale numero 9, confinante con Fiumicino. Ha intrecciato rapporti con vari mondi, Carelli, mondi anche molto distanti tra loro. La Pontificia università lateranense lo ha avuto come docente per un master in giornalismo digitale, tanto per dire.

IL  DIRETTORE 

Negli anni d’oro del trionfo grillino la Capitale è stata una miniera per i 5Stelle. Un porto sicuro per un nome da spendere in un Movimento che premia i peones, i clic e l’anonimato. 

E infatti Carelli è arrivato in Parlamento dritto sparato. Ma come ha ricambiato questa fiducia? Cos’ha fatto per l’Urbe?

In un tempo neanche troppo lontano deputati e senatori eletti a Roma, se avevano un comune obiettivo si compattavano a prescindere dal loro credo politico e dalle loro origini. La legge per stanziare i fondi per Roma Capitale negli anni 90 nacque cosi. Un’alleanza trasversale, bipartisan che finì per coinvolgere tutte le forze politiche. Anche Milano-Cortina olimpica, a pensarci bene, è nata così.

Ognuno interpreta il proprio mandato come meglio crede e in assoluta autonomia (non è il caso dei 5stelle). Ma nell’attività parlamentare di uno come Carelli, che pure avrebbe potuto ricoprire un ruolo importante, non c‘è proprio niente di niente che rientri all’interno del grande raccordo anulare. 

Mentre le casse del Campidoglio suonavano a vuoto, il Salva Roma veniva silurato e affondato, con le municipalizzate sull’orlo della bancarotta, gli autobus che andavano a fuoco e la Raggi assediata dai senza casa, il deputato Emilio Carelli cosa faceva? Volava alto. Meglio firmare il disegno di legge per ratificare l’accordo di collaborazione tra la Ue e la Repubblica di Cuba. Oppure per istituire la commissione nazionale per la promozione dei diritti umani. Che volete che sia? Gli elettori romani possono attendere

LA BONIFICA LEGHISTA 

Il suo nome fu accostato alla mafia rom dopo che in alcuni manifesti elettorali furono trovati all’interno di un’automobile. Si parlò di relazioni pericolose tra la malavita locale, i Clan e il Carroccio. Lui, Francesco Zicchieri, il leghista che ha sdoganato la Lega nell’Agro pontino, reagì a colpi di querele dicendosi vittima di un complotto, estraneo ai fatti. 

«Notizie false e infamanti» protestò, chiarendo di non essere mai stato indagato. Derubricata la vicenda – non ancora del tutto chiarita – come fake news, il parlamentare del Carroccio avrebbe avuto tutto il tempo per occuparsi del suo territorio: la circoscrizione Lazio 2. Per “Ri-bonificarlo”, per dirlo con le sue parole. 

All’inizio è stata dura. La tradizione fortemente identitaria del capoluogo littorio, unita alla sua provenienza da Alleanza nazionale, non gli hanno giovato. I suoi camerati non glielo hanno mai perdonato. 

Ma Zicchieri, una volta eletto, si è lasciato alle spalle i grandi spazi del razionalismo fascista, la foto benedicente del Duce circondato da contadini veneti e ha iniziato a occuparsi di altro. Tra i 56 disegni di legge co-firmati dall’onorevole leghista,  segretario della commissione Difesa e vice presidente del gruppo, non c’è traccia di Agro Pontino.

 Troviamo però la sua firma nel disegno di legge in cui si tratta il conferimento alla regione e alle province autonome di Trento e Bolzano della facoltà di adottare, per la fauna carnivora, le misure di deroghe previste dalla direttiva 92/43 Cee, relativa alla conservazione degli habitat naturali della flora e delle faune selvatiche.  Sì, ma Latina? E se avesse sbagliato collegio?