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Le valli degli Iblei il luogo dove sorgono le necropoli rupestri di Pantalica visto da San Micidiario

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Dopo la bella e perentoria lettera del presidente della Repubblica sul dovere civile, e il richiamo all’impegno del governo, per il rispetto del paesaggio, in cui si sintetizzano il vero della natura e il sacro, appare inaccettabile che si continui a minacciarne l’integrità nei luoghi più belli, e proprio nell’isola in cui Mattarella è nato.

“Gli insulti al paesaggio e alla natura, oltre a rappresentare un affronto all’intelligenza, sono un attacco alla nostra identità”. Non c’è “transizione ecologica” (formula minacciosa e infelice) senza rispetto per la nostra ricchezza culturale e paesaggistica. Continua Mattarella : “Quante volte abbiamo ascoltato il vocabolo ‘bellezza’ associato a ‘Italia’? Per dare profondità a questo straordinario abbinamento di parole occorre fare ricorso al senso che i nostri padri costituenti seppero dare a una terza parola: cultura. Accanto alla cultura c’è il valore della ricerca, del paesaggio, del patrimonio storico e artistico, tutti beni da promuovere e tutelare” .

Mattarella pensa all’articolo 9 della Costituzione: “La Repubblica… tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. E quel testo va letto “non come libro inerte bensì come documento vitale e fertile capace di proporre un’etica pubblica” .

Il monito del Presidente è inequivocabile, ed è l’indicazione di un indirizzo inevitabile per il governo nazionale e per le amministrazioni regionali e locali, in particolare nella martoriata Sicilia.

Non si può, dunque, che condividere l’indignazione di quanti sembrano non credere alle improvvide decisioni in senso contrario alle esortazioni del Presidente, per cecità e indifferenza, o per interessi particolari, contro l’interesse generale. Fabio Granata, che fu assessore alla cultura e al turismo, invoca uno stop agli attacchi criminali al territorio e al paesaggio. E chiede subito il Parco Nazionale degli Iblei.

Solo pensare di installare migliaia di pannelli solari per una estensione di oltre 100 ettari nel cuore del Parco degli Iblei e di un paesaggio di grande pregio, circondato da importanti siti inseriti nella W.H.L Unesco, sconvolgendo la preziosa biodiversità e la vocazione naturale della terra, e visibili a distanza di chilometri, è una decisione gravissima e insostenibile.

Se poi tutto avviene in sfregio alla chiara volontà politica espressa delle Amministrazioni di Canicattini Bagni, Siracusa e Noto, e della popolazione, prediligendo così l’interesse economico di pochissimi sulla volontà degli abitanti, diventa una scelta politica incomprensibile.

Ma i partiti all’Ars che ne pensano?

E in Assessorato all’ambiente e al territorio nessun dubbio?

Non si vuole credere, soprattutto alla luce della lettera di Mattarella, alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana del parere positivo da parte dell’assessorato regionale al Territorio e ambiente, della valutazione di impatto ambientale e della valutazione di incidenza ambientale del progetto di impianto fotovoltaico a terra della società Lindo srl. di Roma, su un terreno agricolo di oltre 100 ettari, in località Cavadonna, lungo la Maremonti, alle porte del centro abitato canicattinese e vicino ai Comuni di Siracusa e Noto: un progetto che comprende un cavidotto di ben 10 km che “cintura” Canicattini Bagni.

Se il sensibile presidente Musumeci non interverrà per revocare le autorizzazioni, valutando il richiamo alla Costituzione di Mattarella, partirà una grande mobilitazione della popolazione civile contro questo inaccettabile sopruso.

Nei primi anni del 2000 furono bloccate, attraverso la protesta popolare, le concessioni per le trivellazioni petrolifere nel Val di Noto.

Con il vincolo proposto dallo stesso Granata, e accolto dal Governo della Regione, si chiuse la pericolosa vicenda.

Oggi occorre un segnale analogo e immediato.

E appare, a maggior ragione, improcrastinabile l’istituzione , sempre rimandata, del “Parco Nazionale degli Iblei”, sufficiente a bloccare l’operazione.

I cittadini responsabili non resteranno inerti neanche questa volta: certe operazioni che, per favorire pochi, devastano il paesaggio, non possono più essere consentite.

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