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Indagine sul Ponte sullo Stretto, La Procura di Catanzaro starebbe indagando su altri filoni. Aquisite mail, chat e relazioni degli indagati. Bonelli: «Ue informata». No Ponte lancia la raccolta firme: «Chiudiamo la SdM»
L’INDAGINE per corruzione della Procura di Roma contro i tre che avrebbero messo in piedi un sistema per favorire l’iter del Ponte sullo Stretto potrebbe allargarsi: le perquisizioni degli inquirenti, infatti, comprenderanno anche documentazioni, mail, chat e foto degli indagati con «soggetti della Società Stretto di Messina, Webuild/Eurolink o della Corte di Conti aventi oggetto il controllo di legittimità della Corte dei Conti».
Dell’ex giudice contabile Tommaso Miele, di Giacomo Francesco Saccomanno, ex responsabile della Lega Salvini in Calabria (e fino al 29 aprile scorso consigliere di amministrazione della Stretto di Messina) e dell’imprenditore Vincenzo Virgiglio, insomma, verrà passata al setaccio tutta la rete di relazioni. Pare, inoltre, (secondo quanto riportato dal Sole 24 ore) che anche la Procura di Catanzaro starebbe lavorando ancora su altri filoni non trasmessi ai pm di Roma.
PONTE SULLO STRETTO, MIELE SI DIMETTE
Intanto Miele ha rassegnato le dimissioni dall’incarico di presidente del Collegio dei revisori dei Conti del Csm. Incarico che svolgeva prima a titolo gratuito e poi, dallo scorso marzo, retribuito con un compenso lordo di 27mila euro l’anno.
Laddove i rappresentanti del governo non si esprimono sulla vicenda se non per confermare la fiducia nella magistratura, le parole diventano fatti per Avs che informa: «Oggi abbiamo inviato una lettera per informare la Commissione Europea chiamata a decidere sulla violazione della direttiva Appalti e Habitat dell’apertura da parte dell’autorità giudiziaria italiana di un’inchiesta per corruzione con l’accusa di aver tentato di condizionare i giudici della Corte dei Conti italiani chiamati a esprimersi sul ponte», ha affermato il deputato Angelo Bonelli.
NO PONTE SCEGLIE LA MOBILITAZIONE
I No Ponte, invece, in risposta alla notizia dell’inchiesta, hanno scelto la mobilitazione per lanciare la raccolta firme destinata a chiedere la rimozione del direttivo della Stretto di Messina, la società concessionaria per l’opera: «Il prossimo 8 agosto torniamo in piazza a Messina, ancora una volta per chiedere a gran voce la chiusura della Stretto di Messina spa».
«Il piano giudiziario ci interessa fino a un certo punto. Non ci ritroviamo nel giustizialismo e, soprattutto, pensiamo che le lotte politiche non si vincano nelle aule di tribunale. – spiegano gli attivisti – I procedimenti giudiziari possono contribuire ad accertare responsabilità, rallentare processi decisionali o riparare torti, ma una questione politica può trovare soluzione soltanto sul terreno della politica».
«CHIUDERE LA STRETTO DI MESSINA SPA»
E se guardiamo a quella rete di interessi materiali e assetti di potere consolidati, che denunciamo da anni e che l’inchiesta oggi sembra confermare ed esporre pubblicamente, questa lotta politica prende la forma di una rivendicazione ben precisa: chiudere la Stretto di Messina SpA.»
Questo non basterebbe, da solo, a cancellare definitivamente «la minaccia del ponte», ma secondo il movimento No Ponte «interromperebbe quella continuità amministrativa, istituzionale e politica che consente al progetto di sopravvivere da decenni, anche in assenza della fatidica prima pietra, attraversando governi di diverso colore e senza mai essere realmente accantonato».
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