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La pandemia dovuta al Coronavirus è tutt’ora in corso: è ormai già passato un anno di sofferenze per la salute delle persone ma anche spirituali ed economiche.
La pandemia ha inasprito una diffusa sensazione di oscurantismo e di decadenza, per alcuni aspetti già in corso da alcuni decenni. Il Paese che uscirà fuori dalla pandemia sarà fortemente provato; migliaia di imprese, anche se supportate dai sussidi pubblici, non potranno sopravvivere. Un numero elevato di persone perderà il lavoro.

Tuttavia, per migliaia di imprese che chiuderanno, migliaia di altre imprese potranno – anzi dovranno – nascere. Dobbiamo però chiederci sin da subito come si potrà ricostruire, magari guardando al lontano passato.

L’inizio della modernità è comunemente identificato nel Rinascimento fiorentino: straordinario periodo di creatività, cultura della bellezza e innovazione con cui convenzionalmente si chiude il Medioevo. Il Rinascimento consegna al mondo un territorio ricco di arte, cultura, bellezza che l’Italia ha contribuito ad esportare in tutto il mondo.Per creare le condizioni di nuovo Rinascimento, questa volta basato sull’industria e sull’impresa, devono realizzarsi diverse condizioni. Prima fra tutte: bisogna tornare a credere nello Stato. È tuttavia necessario che lo Stato – moderno Mecenate – faccia la sua parte, per esempio disegnando regole semplici e giuste, che possano favorire la cultura d’impresa.

Stato, imprese, lavoratori devono stipulare un nuovo contratto sociale in cui però c’è anche un altro attore: il territorio, la comunità, il rispetto di ciò che ci circonda.Terminata l’emergenza pandemica, la sfida per il sistema capitalistico italiano sarà quella di creare una nuova forma di sviluppo, basato anche sul rispetto e sulla valorizzazione dei luoghi, sulla dignità economica e morale del lavoro. Si possono fare profitti restituendo al contempo qualcosa alla comunità, creando quelle che gli economisti chiamano “esternalità positive”. Per esempio, lavorare in luoghi migliori, più confortevoli, più belli all’interno e all’esterno, può contribuire ad accrescere la produttività dei lavoratori e delle imprese stesse.L’Italia è tuttora tra i principali paesi manifatturieri del mondo: non si può però fare sviluppo e impresa in ambienti di lavoro decadenti, in fabbriche desolate prive di ogni tipo di confort, in condizioni di precariato, di insicurezza.

La storia d’impresa italiana è piena di esempi concreti e di storie straordinarie che testimoniano l’importanza dello sviluppo basato sui luoghi e sulla dignità del lavoro: Ermenegildo Zegna, Adriano Olivetti e Brunello Cucinelli sono solo alcuni di questi. Le loro sono storie d’impresa straordinarie, di successo per una comunità intera.Ermenegildo Zegna aveva il sogno di produrre in una valle alpina i tessuti più belli del mondo. Ci è riuscito: Zegna dopo oltre 100 anni è una delle aziende manifatturiere più importanti del mondo. Il suo fondatore ha per primo intuito l’importanza dei luoghi del capitalismo: desiderava rendere il mondo un posto migliore, offrendo prodotti pregiati senza compromettere l’ambiente e la qualità della vita.

Considerava la bellezza della natura, il benessere delle persone e l’inclusione indispensabili per un’impresa che aspirasse al successo a lungo termine. Ad inizio del 900’ fece edificare opere modernissime per offrire sostengo alla sua comunità: una scuola, un ospedale, un parco e persino una strada alpina dalla bellezza incommensurabile, che si estende per circa 30 km, nota come Panoramica Zegna. Il gruppo Zegna contribuisce tuttora al mantenimento di una vastissima area verde ad accesso libero nota come Oasi Zegna.

La storia di Brunello Cucinelli invece è quella più attuale di un contadino diventato grande industriale, ossessionato dal culto dello spirito e della bellezza. È fondatore di quella che lui stesso definisce “un’impresa umanistica nel mondo dell’industria”. La sua è un’idea di impresa che possa coniugare profitto e dono, lasciando il mondo più bello di come lo ha trovato. L’impresa di Brunello Cucinelli è oggetto di studio, non solo da punto di vista economico, in molte università del mondo.

Infine Adriano Olivetti, il fondatore di quella che lui stesso definiva una “fabbrica a misura d’uomo”. Per molti anni l’Olivetti è stata una tra le aziende tecnologicamente più avanzate del mondo: ha inventato e prodotto i primi calcolatori automatici e i primi elaboratori elettronici da cui poi sono stati sviluppati i moderni personal computer.

Traendo esempio da storie d’impresa come queste, più o meno grandi, ma sempre accompagnate da grandi ideali, il nostro Paese può e deve ripartire per un nuovo Rinascimento.


Giuseppe Zito, Università Luiss Guido Carli

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