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Il ministro del Made in Italy Adolfo Urso non ha dubbi e al tavolo sull’Automotive al Mimit ribadisce: «Il problema è Bruxelles, servono riforme europee»


ROMA – «Lo abbiamo detto sin dall’inizio, con responsabilità e senza infingimenti. L’epicentro della crisi è a Bruxelles. Nelle follie del Green Deal che ha messo in ginocchio l’industria automobilistica europea, favorendo la tecnologia e la produzione cinese. Oggi i fatti dimostrano che avevano ragione. Non è soltanto Volkswagen in grave difficoltà: la crisi sta investendo i principali costruttori europei e rischia di travolgere l’intera filiera industriale del continente».

Queste le parole che avrebbe pronunciato, secondo quanto si apprende, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. L’intervento è stato al centro del tavolo sull’automotive in corso al Mimit (Ministero del made in Italy).

Il Ministro ha, quindi, richiamato il recente studio del Boston Consulting Group, secondo cui in Europa si registra una sovraccapacità produttiva di oltre 5 milioni di veicoli. Un dato equivalente a più di 35 stabilimenti, oltre un terzo dei circa 90 esistenti. «Non c’è più tempo da perdere – ha puntualizzato Urso. Il 2026 deve essere l’anno delle riforme europee. Se non interveniamo subito, la transizione si trasformerà in deindustrializzazione», ha aggiunto.

«Siamo stati i primi ad aprire il cantiere delle riforme europee quando ancora molti negavano il problema. L’Italia ha avuto coraggio. Ce l’ha riconosciuto persino l’amministratore delegato francese di Renault che ha detto che è ‘l’approccio italiano responsabile e pragmatico che ha indicato la via delle riforme in Europa’. E un altro quotidiano francese ha detto ‘L’Italia oggi ispira l’Europa. È essa che sta indicando la via del Rinascimento Industriale Europeo’. Quasi due anni fa, insieme alla Repubblica Ceca, abbiamo presentato a Bruxelles un non paper sul settore e siamo riusciti ad ottenere il rinvio delle super multe e anticipare la revisione del regolamento sulla CO2. Ma non basta. Occorre da subito che sia pienamente riconosciuto il principio di neutralità tecnologica. Dobbiamo anticipare l’attuazione dell’Industrial Accelerator Act: non si può attendere il 2029 per introdurre i requisiti Made in Europe e Low carbon».

«Con il nuovo DPCM sull’automotive abbiamo segnato una svolta netta rispetto al passato, superando una stagione di incentivi frammentati e poco efficaci, che troppo spesso hanno sostenuto l’acquisto di veicoli prodotti all’estero, con una vera politica industriale che sostiene la filiera dell’automotive nei suoi investimenti. Oltre un miliardo del fondo è alle PMI attraverso Accordi per l’innovazione e i mini Contratti di sviluppo, un nuovo strumento più adatto alle loro dimensioni. Sul fronte della domanda confermiamo gli interventi per veicoli commerciali, retrofit e infrastrutture di ricarica, introducendo anche il noleggio sociale a lungo termine per le famiglie più fragili. Vogliamo accompagnare la transizione industriale con una politica che unisca competitività, occupazione e inclusione sociale, rafforzando il sistema produttivo nazionale: inizia una nuova stagione».

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