King Kong
3 minuti per la letturaPensate la cultura pop come un rizoma: viaggi senza centro, connessioni multiple tra fumetto, cinema, letteratura e molteplici immaginari diversi
La cultura pop come un rizoma. La cultura Pop ha natura rizomatica. Il rizoma in filosofia è un modello teorico e una metafora concettuale elaborata dal filosofo Gilles Deleuze e dallo psicanalista Félix Guattari. Nel loro celebre testo Mille piani, si evidenzia come il rizoma sia una struttura orizzontale e reticolare che si sviluppa senza un centro, senza un ordine gerarchico o un inizio e una fine predefiniti. Si contrappone al modello “ad albero” (arborescente), tipico della metafisica e del pensiero occidentale, che procede per linee verticali, dualismi e rapporti di subordinazione.
Il rizoma, invece, opera attraverso connessioni multiple, eterogenee e sempre nel mezzo valorizzando la molteplicità, il nomadismo e le infinite possibilità di interazione tra i saperi. La Cultura Pop è quindi connettivante e contaminante. Significa che chi è immerso in questa tipo di cultura, che è anche una visione del mondo, viaggia da un’arte all’arte, da una passione all’altra, da un linguaggio al successivo, come un fiore di tarassaco (quello che siamo abituati a chiamare soffione) che bascula in aria cercando la propria strada influenzata da venti imprevedibili e casualità.
DA LO HOBBIT A ORSON WELLS PASSANDO PER KING KONG
Un appassionato di narrativa decide di leggere Lo Hobbit, prologo del Signore degli Anelli di Tolkien e ne resta folgorato. Divora immediatamente anche la corposa trilogia che segue, scoprendo le gesta di Frodo, Bilbo e di tutta la compagnia dell’anello. Cercando notizie apprende che esiste un gioco di ruolo dedicato a questo libro, una folta filmografia, un film d’animazione che racconta solo parte della storia, un gioco di carte collezionabili, una serie di videogames. Inizia a così a giocare a giochi di ruolo, scopre un registra di nome Peter Jackson, che esiste un mondo legato all’animazione che non si esaurisce nella dimensione disneyana, i libri illustrati da Alan Lee, i videogames della serie esplorano particolari inediti e che lo appassionano.
Studiando la filmografia di Peter Jackson si accorge che ha diretto anche King Kong, già protagonista di un film in bianco in nero del 1933. Decide di scoprire se esistono altri film del genere, risalenti a quando sullo schermo le immagini erano in bianco e nero.
In poco tempo si ritrova a guardare Quarto Potere di Orson Wells, considerato il film più bello di tutti i tempi, e tutta la corrente cinematografica giapponese Kaij (letteralmente “bestie strane”), appassionandosi alla cultura nipponica. Qui scopre l’animazione giapponese, da Katsuhiro tomo a Hayao Miyazaki, passando da Satoshi Kon. Qualcuno, durante una chiacchierata sulle comuni passioni, gli spiega che il personaggio attorno cui ruota la storia del protagonista di Quarto Potere, Charles Foster Kane, si ispira alla figura di William Randolph Hearst, editore, imprenditore e politico statunitense, considerato, insieme a Joseph Pulitzer (Quello del premio giornalistico), il padre del giornalismo scandalistico e non.
IL PRIMO FUMETTO DI SEMPRE
Studiando questi due uomini emerge che ai primi del ‘900, in un’America in cui l’alfabetizzazione era al 7%, tra loro scoppiò una guerra di comunicazione che aveva al centro la nascente arte del fumetto, usato per avvicinare ai quotidiani chi comprendeva solo poche semplice parole, con la nascita di Yellow Kid, considerato convenzionalmente il primo fumetto di sempre, e il dirottamento dell’arte un giovane illustratore di cartoline di Coney Island sulle testate di Hearst dove sarebbero nati capolavori quali Little Nemo, Little Sammy Sneeze, I sogni di un divoratori di crostini, serie in cui per la prima volta venne introdotto il concetto di “soggettiva”, poi ripreso nel cinema ma fino all’allora inedito. Quell’uomo si chiamava Winsor McCay e qualche anno dopo avrebbe inventato l’animazione con Gertie il dinosauro, proiettato nel 1917.
A McCay venne intitolato un premio, il Winsor McCay Award, conferito all’animatore Ralph Bakshi che diresse quel primo adattamento animato de Il Signore degli Anelli. E un cerchio di chiude. La Cultura Pop è al tempo stesso un viaggio e una nave, con infinte rotte. Rizomatiche, direi.
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