Noah Schnapp nei panni di Will in "Stranger Things"
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“Stranger Things”, disponibile su Netflix la prima parte della stagione finale di una saga dei record; un’attesa condivisa da tutti i fan e che metterà fine a un’epoca della serialità senza precedenti.
Quando i titoli di coda dell’ultima puntata di Stranger Things 5 arriveranno sullo schermo, ci ritroveremo seduti in silenzio sui divani, con quella sensazione strana che si prova quando qualcosa che ha fatto parte della nostra vita per anni giunge al termine. Era il 2016 quando Hawkins è entrata nelle nostre esistenze, e da allora questa piccola città dell’Indiana è diventata un appuntamento fisso, quasi un rituale.
L’attesa per questa quinta e ultima stagione è stata snervante, probabilmente la più lunga che il pubblico di Netflix abbia mai dovuto sopportare per una serie. Appena rilasciato il primo volume la piattaforma di Netflix è andata in crash per i troppi accessi. L’hype che ha preceduto l’uscita di questa stagione finale era palpabile, quasi tangibile. I social media esplodevano di teorie, i fan rianalizzavano ogni frame delle stagioni precedenti cercando indizi, e le aspettative erano salite a livelli vertiginosi. È rischioso, per qualsiasi produzione, trovarsi a dover soddisfare una fanbase così affezionata e investita emotivamente.
UNA VITTORIA CHE ARRIVA DAL SOSTEGNO DI GRUPPO
Ma Stranger Things 5 riesce nell’impresa di chiudere il cerchio con dignità, offrendo un finale che rispetta sia i personaggi che abbiamo imparato ad amare, sia gli spettatori che li hanno seguiti nella loro evoluzione. Ciò che continua a distinguere Stranger Things da molte altre serie del suo genere è la scelta coraggiosa di non affidarsi a un unico protagonista eroico, ma di costruire una narrazione corale dove ogni membro del gruppo ha il suo peso specifico, il suo arco narrativo, il suo momento di gloria. In questa stagione finale, questa caratteristica diventa ancora più evidente e necessaria. La minaccia che incombe su Hawkins è talmente grande, talmente devastante, che sarebbe stato impossibile per un singolo personaggio, per quanto potente o coraggioso, affrontarla da solo.
Mike, Undi, Will, Lucas, Dustin, Max, Steve, Nancy, Jonathan, Robin, Hopper, Joyce: ognuno di loro porta qualcosa di insostituibile al tavolo. Non si tratta più solo dei ragazzini che nella prima stagione giocavano a Dungeons & Dragons nel seminterrato, ma di giovani adulti forgiati da esperienze traumatiche, perdite dolorose e battaglie che nessuno della loro età dovrebbe mai dover combattere. La forza della serie sta proprio nel mostrare come la vera vittoria non arrivi mai dall’eroismo individuale, ma dalla capacità di fare squadra, di coprirsi le spalle a vicenda, di credere gli uni negli altri anche quando tutto sembra perduto.
“STRANGER THINGS”, UNA PRIMA PARTE DOVE OGNI VOCE CONTA
Stavolta come non mai il gruppo si trova diviso su più fronti, ognuno impegnato in una missione cruciale, e la regia passa rapidamente da un personaggio all’altro, mostrando come le loro azioni siano interconnesse, come ogni piccolo gesto contribuisca al piano più grande. È cinema corale nel senso più puro del termine, dove nessuno è sacrificabile, dove ogni voce conta. E quando finalmente si riuniscono per l’assalto finale, l’emozione è travolgente proprio perché abbiamo visto il percorso di ciascuno di loro per arrivare a quel momento.
Gli anni Ottanta non sono solo uno sfondo nostalgico, ma un vero e proprio personaggio della serie. I riferimenti cinematografici abbondano: da E.T. a I Goonies, da Alien a Il Signore degli Anelli, fino agli horror di Carpenter e Craven.
Ma non si tratta mai di citazionismo fine a sé stesso. I Duffer dimostrano di aver profondamente assimilato il linguaggio di quell’epoca, quella capacità di mescolare avventura, orrore, coming-of-age e commedia in un unico cocktail irresistibile. E la musica è il collante emotivo che tiene insieme tutti questi elementi, trasportandoci indietro nel tempo con un’efficacia che poche serie possono vantare. La musica poi, dai Clash a Kate Bush, è chiave di narrazione che si è dilatata e cresciuta nel tempo. Dal punto di vista narrativo, questa stagione finale non si risparmia. Il ritmo è serrato, le puntate più lunghe del solito permettono ai personaggi di respirare e alle emozioni di sedimentare. Ci sono rivelazioni che i fan aspettavano da anni, ma anche sorprese che nessuno aveva previsto. Senza entrare nel territorio degli spoiler, posso dire che alcuni personaggi affrontano scelte impossibili, e non tutti ne usciranno indenni.
UNA CELEBRAZIONE DI UN’EPOCA SENZA FINE
Il costo della vittoria, se di vittoria si può parlare, è alto, e gli sceneggiatori non hanno paura di mostrarcelo. Visivamente, Stranger Things 5 è probabilmente la stagione più ambiziosa della serie, con alcune sequenze d’azione sono mozzafiato. Ma ciò che colpisce di più è la fotografia, quella capacità di creare atmosfere sospese tra il sogno e l’incubo, tra il familiare e l’alieno. Hawkins è sempre Hawkins, ma in questa stagione la vediamo trasformarsi, contaminarsi, diventare il campo di battaglia finale tra due mondi che non possono più coesistere.
Le interpretazioni sono, come sempre, eccellenti. Vedere questi giovani attori cresciuti davanti ai nostri occhi offrire performance così mature e sfaccettate è commovente.
Millie Bobby Brown regala momenti di pura intensità emotiva, mentre Finn Wolfhard, Noah Schnapp e gli altri dimostrano quanto siano cresciuti non solo anagraficamente ma anche artisticamente. I veterani del cast – David Harbour su tutti – continuano a essere pilastri affidabili, capaci di oscillare tra dramma e ironia con naturalezza disarmante. Non dimentichiamo assolutamente Winona Ryder, icona di un universo e di varie generazioni che ritrovano in questa serie un appuntamento. Stranger Things 5 è un finale all’altezza delle aspettative, una celebrazione di un’epoca, di un modo di raccontare storie, ma soprattutto è un tributo all’amicizia, al coraggio collettivo, alla convinzione che insieme si possa affrontare anche il male più oscuro. E mentre le note finali dell’ultima canzone si spengono e i titoli di coda scorrono, ci rendiamo conto che Hawkins, con i suoi segreti e i suoi eroi improbabili, ci mancherà tremendamente.
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