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Aggie Wiggs (Claire Danes) e Matthew Rhys (Nile Jarvis) in "The Beast in Me"

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Nuovo thriller psicologico in onda su Netflix; “The Beast in Me” intreccia dolore, desiderio e inganno tra due anime spezzate che si amano e feriscono a vicenda.


Ci sono incontri fra attori che sembrano scritti nel destino della televisione. Claire Danes e Matthew Rhys, Emmy per Homeland e The Americans, riuniti in The Beast in Me, nuova miniserie Netflix sta monopolizzando le conversazioni degli appassionati di thriller psicologici. E non è solo hype, ma la consapevolezza di assistere a qualcosa di raro ed elettrico. Due giganti del piccolo schermo che si fronteggiano in un duello psicologico dove ogni sguardo vale più di mille parole.

La serie, creata da Gabe Rotter e prodotta da nomi altisonanti come Jodie Foster e Conan O’Brien, ci catapulta nell’elegante e asfissiante mondo di Long Island, dove i soldi puzzano e i segreti puzzano ancora di più. Al centro c’è Aggie Wiggs (Danes), un’autrice vincitrice del Premio Pulitzer che fatica a scrivere il suo prossimo libro, ancora devastata dalla morte del figlio in un incidente d’auto che le ha anche distrutto il matrimonio con l’ex moglie Shelley (Natalie Morales). Nella casa accanto si trasferisce Nile Jarvis (Rhys), figlio di un magnate immobiliare accusato di aver ucciso la prima moglie.

UN RAPPORTO TRA I PROTAGONISTI CHE VA OLTRE LA DEFINIZIONE STESSA

Ed è qui che la storia prende una piega oscura, pericolosa, magnetica. Perché Aggie, in cerca di una nuova ispirazione e forse di un nuovo scopo per la sua vita svuotata, decide di scrivere un libro proprio su di lui. E Nile, stranamente, accetta. Quello che ne nasce è un gioco del gatto col topo dove non è mai chiaro chi sia il predatore e chi la preda.
Il vero cuore pulsante di questa serie è il rapporto tra i due protagonisti. E quando dico “rapporto“, intendo qualcosa che va ben oltre la semplice dinamica scrittrice-soggetto. È un intreccio di fascinazione morbosa, attrazione pericolosa, riconoscimento reciproco di due anime oscure che si specchiano l’una nell’altra.

Come ha dichiarato lo stesso Rhys: «C’è un’enorme somiglianza tra loro. E credo che la riconoscano l’uno nell’altra. Si vedono come pari, pari molto improbabili». La recitazione di Claire Danes entra sotto la pelle e non ti abbandona più. Chi l’ha amata in Homeland ritroverà quella capacità di comunicare tormento interiore, ma qui è ancora più personale. Aggie non è una spia in missione: è una madre che ha perso tutto, un’artista che non riesce più a creare, una donna che si aggrappa all’ultima cosa che le dà un barlume di vita, anche se questa cosa potrebbe distruggerla.

“THE BEAST IN ME” DUE ANIME SPEZZATE CHE NAVIGANO NELL’AMBIGUITA’

Il suo volto in questa serie è un paesaggio emotivo in continuo mutamento: la vedi spezzarsi nei flashback con il figlio, irrigidirsi quando cerca di proteggersi dal mondo, illuminarsi pericolosamente quando Nile la sfida, la provoca, la spinge oltre i suoi limiti. Aggie sembra sempre sull’orlo di un attacco di panico. Ma è una scelta precisa, non un tic recitativo. Questa è una donna che sta letteralmente affogando nel proprio dolore, che respira a malapena, che si tiene in piedi per forza di volontà. E quando Nile entra nella sua vita, è come se finalmente potesse respirare di nuovo – anche se quell’aria è tossica.

Matthew Rhys, dal canto suo, offre una performance che può solo essere definita come un tour de force. The Beast in Me segna il suo primo ruolo da villain completo, piuttosto che da antieroe, e Rhys si getta in questo territorio inesplorato con una sicurezza disarmante. Nile è un personaggio impossibile da decifrare: affascinante e terrificante, vulnerabile e spietato, divertente e inquietante, spesso tutto insieme nello spazio di una singola scena.
L’attore riesce a fare qualcosa di straordinariamente difficile: rendere Nile allo stesso tempo attraente e ripugnante. Non cadi nella trappola di simpatizzare completamente con lui, ma non riesci nemmeno a odiarlo del tutto. C’è sempre un’ambiguità evidente, un dubbio che tormenta.

OGNI INTERAZIONE COME UN DUELLO EMOTIVO AD ALTO LIVELLO

Ha davvero ucciso la moglie? È un sociopatico che sta manipolando Aggie? O è davvero un uomo frainteso, intrappolato in una narrazione che non gli appartiene? Rhys gioca con queste domande come un maestro pianista con i tasti: un momento ti fa ridere con una battuta sarcastica, il momento dopo ti gela il sangue con uno sguardo. Non ha bisogno di urlare o minacciare esplicitamente: la minaccia è lì, sottopelle, sempre presente ma mai completamente esplicitata. Quando poi i due condividono lo schermo la magia accade. E questo vale per l’intera serie: ogni loro interazione è un duello intellettuale ed emotivo di altissimo livello.

C’è una tensione erotica sottile ma innegabile tra Aggie e Nile, qualcosa che non ha mai bisogno di esplicitarsi fisicamente per essere potentissima. È il modo in cui la guardano, il modo in cui lui la sfida e lei risponde, il modo in cui entrambi sembrano trovare nell’altro qualcosa che manca nelle loro vite. Aggie è intrappolata nel lutto; Nile è intrappolato nella sua reputazione. Insieme, trovano una strana libertà – pericolosa, distruttiva forse, ma libertà comunque.
La serie costruisce il loro rapporto con pazienza certosina, strato dopo strato. All’inizio Aggie è diffidente, protetta dalle sue barriere emotive. Nile è seducente ma distante, sempre con qualcosa da nascondere. Piano piano, però, queste difese iniziano a sgretolarsi.

DUE ANIME RACCHIUSE IN UNA “BEAST”

C’è una scena verso la metà della serie – una conversazione ubriaca e senza filtri – dove entrambi si mostrano vulnerabili in modi inaspettati. Ed è lì che capisci quanto questi due personaggi siano, nel bene e nel male, fatti l’uno per l’altra. Non romanticamente, necessariamente, ma come specchi deformanti delle rispettive oscurità. Sia chiaro The Beast in Me non è una serie perfetta. Il ritmo può sembrare lento per chi cerca azione costante, e alcuni subplot secondari avrebbero potuto essere più sviluppati, anche se c’è un cast eccellente.

Ma per me è secondario di fronte alla potenza drammatica che la serie riesce a generare quando i suoi due protagonisti sono insieme sullo schermo. La serie che vive e muore con i suoi protagonisti. Fortunatamente, ha due dei migliori attori televisivi della loro generazione pronti a portare il peso dell’intera narrazione sulle loro spalle. Claire Danes e Matthew Rhys non si limitano a recitare: abitano questi personaggi con una completezza rara, creando un rapporto sullo schermo che è magnetico, inquietante, impossibile da ignorare.

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