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Universitari dell'Unical alle Vele con Ciro Corona

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di GIANCARLO COSTABILE*

«SUD è chi viene messo nella condizione di non essere e poi è rimproverato per non essere».

Così si esprimeva nel suo ‘Terroni’ Pino Aprile qualche anno addietro. Il Sud è stato, e continua purtroppo ad essere, una costruzione politica funzionale al mantenimento di un modello di Stato realizzato nel decennio successivo all’Unificazione nazionale. Le mafie, come una recente storiografia sta finalmente dimostrando, sono state per oltre un secolo di vita unitaria un linguaggio del potere centrale attraverso il quale è stato governato il sottosviluppo economico-civile delle terre meridionali.

L’assenza sistematica del potere romano a Sud di Roma ha legittimato una società dell’inginocchiatoio, evoluzione storica nel Meridione del vecchio schema feudale e notabiliare che la nascita della nazione italiana non ha minimamente messo in discussione, anzi per certi versi addirittura aggravato. L’ottocentesco paradigma lombrosiano si è trasformato ben presto da lettura criminologica sui fatti sociali a compiuto apparato ideologico di dominio (sottilmente razziale) nei confronti dell’organizzazione della vita quotidiana alle nostre latitudini. Il Mezzogiorno diventa Sud, ossia mercato semicoloniale, come insegnava Gramsci, funzionale allo sviluppo di una società pienamente moderna soltanto nel Nord del Paese. L’emigrazione si è posta (e si pone) come unico strumento di ‘rottura metodologica’ con questo modo di concepire lo stare al mondo della società meridionale.

Il blocco storico tra imprenditoria settentrionale e latifondo meridionale prima, e tra finanza padana e borghesia mafiosa oggi, ha ridotto il nostro territorio ad un laboratorio di corruzione e pratiche illegali, di matrice sudamericana, non più tollerabili. Il Mezzogiorno ha urgente necessità di una ‘rottura epistemologica’ che si trasformi in disegno politico capace di rinegoziare l’asse del potere nazionale. Il Sud deve, in estrema sintesi, smettere di essere Sud, e diventare Stato, anzi compiutamente Comunità.

Le R-Esistenze Meridionali sono un progetto scientifico e pedagogico nato dall’unione di due esperienze sorte dal basso: R-Esistenza Anticamorra Scampia e Pedagogia della R-Esistenza Università della Calabria. L’obiettivo è la costruzione di una modellistica sociale – la ricerca scientifica che si fa militanza ed esercizio di potere popolare – in grado di affermare i princìpi di una rinnovata forma di democrazia popolare che frantumi l’orrore dell’antropologia dell’uomo-struzzo. Il paradigma padronale che avvolge le relazioni di potere nella società meridionale, cristallizzandole in una struttura piramidale, può essere liquidato soltanto attraverso una pedagogia della liberazione che si faccia profezia di speranza e didattica del cambiamento sociale. L’Università deve uscire dalle aule e riprendere gramscianamente il disegno dell’egemonia culturale.

*Docente di Storia dell’educazione alla democrazia – Università della Calabria

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