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Una dell'illustrazioni contenute nel libro

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Insegnate Bella Ciao ai vostri figli. Non fatelo perché nell’armadio, nel taschino di una vecchia giacca di
velluto a costine, riposa la vostra tessera scaduta del partito comunista o socialista.

Non fatelo perché il piccolo l’ha sentita durante qualche puntata della Casa di Carta e vi ha chiesto chi sia l’autore di questa canzone che adesso voi canticchiate.

Non fatelo per spiegargli chi erano i partigiani, cosa fu la Resistenza, la guerra, il Fascismo. Non fatelo per dargli degli eroi, o per spiegargli che esistono i draghi cattivi.

Scegliete di trasmettere Bella Ciao ai vostri figli come se fosse una fiaba, perché come diceva Gilbert Keith Chesterton “Le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi esistono, loro lo sanno già che esistono. Le fiabe insegnano ai bambini che i draghi si possono sconfiggere”.

Bella Ciao – Il Canto della Resistenza è un libro che può aiutarvi in questa impresa: trasformare un canto di resistenza in una fiaba che insegni che per quanto appaia invincibile, cattivo e spietato, ogni nemico della libertà può essere sconfitto, finché qualcuno avrà la forza di unirsi in coro di intenti di pace. Edito da Einaudi Ragazzi, illustrato da Lorena Canottiere, con una potenza immaginifica ed evocativa capace di far tremare i cuori dei più impavidi estimatori del bello,

Bella Ciao – Il Canto della resistenza, contiene una breve postfazione dell’autore Daniele Aristarco, che in poche righe ripercorre la storia di un canto popolare dalle origini complesse e spesso contestate.

A lungo si sostenne che Bella Ciao non accompagnò le marcie dei partigiani.

Ciò avvenne a causa di un malinteso che ancora oggi persiste nell’immaginario collettivo, che vede nella resistenza una realtà propria solo del settentrione. In verità, a quanto emerso da una serie di approfondimenti storici,

Bella Ciao fu l’inno di combattimento della mitica Brigata Maiella in Abruzzo (Unica formazione partigiana a essere decorata di medaglia d’oro al valor militare alla bandiera), cantata nel 1944 e portata al Nord dai suoi componenti che dopo la liberazione del Centro Italia aderirono come volontari al corpo italiano di liberazione aggregato all’esercito regolare.

Le sue origini sono complesse, frutto di più contaminazioni: canti tradizionali della Normadia, diffusosi in Italia, in Piemonte grazie ai Savoia, melodie yiddish di origine ucraine, e ritornelli sussurrati dalle lavoratrici nei campi di riso.

Ma queste origini, hanno una qualche importanza, oggi? Bella Ciao ha trasceso la sua genesi, si è elevata alla potenza di sé stessa. Viene cantata in piazza ad Instabul durante le manifestazioni contro Erdoğan, viene urlata a New York dal movimento Occupy Wall Street, evocata nella ribellione in Sudan del 2018, riecheggia nelle sale dell’aeroporto di Barcellona dai manifestanti per l’Indipendenza della Catalogna per protestare contro le condanne inflitte a 12 leader catalani, nell’attuale guerra civile siriana è stata utilizzata dagli indipendentisti curdi…

Bella Ciao non è stata sicuramente la Canzone della resistenza italiana. È vero, fu la canzone di pochi partigiani. È storicamente innegabile. Ma è oggi la canzone di chi decide di ribellarsi, di combattere, di non accettare tutto come se fosse ineluttabile. È la canzone di tutti coloro che si sentono partigiani del presente.

Per questo motivo va insegnata ai bambini, per questo motivo il libro che Lorena Canottiere ha illustrato con grazia e passione, che contiene le parole che scaldano i cuori, è un libro importante.

D’altronde, se il nostro mondo è un mondo perfetto non avremo bisogno di qualcuno che voglia lottare per cambiarlo, ma se è un mondo ancora perfettibile, per farne un posto migliore non c’è nessuno in grado di cambiarlo meglio dei bambini di oggi, uomini di domani.

Insegnategli, oggi, un canto che innalzi il loro spirito e li unisca nelle lotte di domani, perché i draghi solcheranno sempre i cieli e avremo sempre bisogno di qualcuno che li scacci, magari con la sola forza di una canzone.

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