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L’underdog Sal Da Vinci ancora sotto i riflettori. Dal “matrimonio della camorra” alle sigle anime, passando per suore e meme e intelligenza artificiale. Come il vincitore di Sanremo 2026, Sal Da Vinci, ha conquistato il web che già lo amava. Forse


«Io ho semplicemente portato una canzone che parla d’amore».
Il resto, come dico sempre io, lo avete fatto tutto voi (meta cit)
Dai matrimoni dei camorristi, seguiti dal classico “eh ma io amo Napoli”, all’anime giapponese, passando per una sterminata serie di meme e video virali su tik tok e soci, da Cristina D’Avena a preti, suore, messe, sposi, persino Mahmood e Alessandro Del Piero in Adidas vestiti. Stupendi e perfetti. La rivincita dell’underdorg avevamo scritto all’indomani della vittoria a Sanremo e così è per Sal Da Vinci, che vive una vita nuova sui social.

SAL DA VINCI E LA DOPPIA VITTORIA

Ci sono vittorie che hanno una doppia vita, o una vita doppia. La prima arriva sul palco, sotto i riflettori dell’Ariston, con una canzone d’amore, non tra le più originali, che parla di promesse eterne e di nostro Signore, l’Altissimo, come perenne testimone. La seconda, quella clamorosa e divertente, rumorosa e digitale, arriva qualche giorno dopo, sui social, tra meme e coreografie virali, con il benedetto del festival di Sanremo 2026 trasformato in eroe di un anime giapponese e in protagonista di una cover interpretata da suore.

DALLO STEREOPTIPO AL MEME


Salvatore Michael Sorrentino, in arte Sal Da Vinci, ha vinto la settantaseiesima edizione del Festival con Per sempre sì, una ballata neomelodica, di gusto antico e vagamente trash con l’amore che si promette davanti a Dio e la voce che sale e scende come un ascensore ancorato al Vesuvio. Il televoto lo ha incoronato. La critica, meno. Lo stereotipo ancora meno.

CAZZULLO, I CAMORRISTI, AMO NAPOLI, FIORELLO E LA RETE


La miccia la accende Aldo Cazzullo, vicedirettore del Corriere della Sera. Il giorno dopo la vittoria, dalla sua rubrica Lo dico al Corriere, scrive che la canzone potrebbe fare da colonna sonora a un matrimonio della camorra. Poche parole, che fanno deflagare la miccia accesa. Cazzullo è costretto a tornare sulla storia, deve precisare, fare i dovuti distinguo. Ovviamente ama Napoli, adora Pino Daniele e Renzo Arbore, Geolier ha una voce originale. Ma Sal Da Vinci, come Mario Merola prima di lui, rappresenta uno stereotipo della napoletanità, una forma consolatoria che con la grande tradizione partenopea ha poco a che spartire.

Ospite da Gramellini su La7, dichiara, sfranto ma fiero: «Sono un giornalista e voglio essere libero di esprimere le mie opinioni. Criticare una canzone non significa criticare una città». Napoli non la prende bene. Non tutta, eh, ma buona parte sì. L’avvocato Angelo Pisani deposita un esposto per discriminazione territoriale. Il legale dell’artista, Carlo Claps, non esclude vie legali. Su La Volta Buona di Rai Uno, Caterina Balivo bacchetta il giornalista in diretta, e lui alla fine abbandona la trasmissione telefonica.

SAL DA VINCI E LA PENNICANZA DI FIORELLO

Finanche Fiorello, nella sua Pennicanza, recita una parodia: «La mia famiglia ha sempre amato Cazzullo. Compravamo il Corriere e ritagliavamo il suo articolo, il resto del giornale lo buttavamo e la sera ci mettevamo sul divano a leggere l’articolo di Cazzullo… e ora dice che la mia canzone è brutta?».

È TUTTO MOLTO ITALIANO

La polemica, insomma, ha tutto per diventare una bella polemica che toglie tanti altri pensieri, tipo la guerra, (oddio c’è una guerra e il caro benzina, dove lo mettiamo il caro benzina) il Nord contro il Sud, la musica alta contro il vituperato neomelodico, l’identità napoletana – cosa è? chi la difende e rappresenta? – il diritto di critica e i suoi labili confini. È tutto molto italiano, come direbbe Stanis su Boris, quindi una canzone d’amore, di seconda o terza fascia, di un soporifero Sanremo, diventa un caso politico.


SAL DA VINCI CHE VINCE TUTTO NEI PANNI DI SARU DA VINCHI E LA MAGIA DEL GIAPPONESE


Mentre i giornalisti dibattono, e come spesso capita ci prendiamo troppo sul serio, gli avvocati, fanno gli avvocati, preparando atti, la rete al solito, fa il suo. Prende la scena, la rimonta, confonde. Inquina i pozzi. Diverte, ironizza, iconizza. E lo fa con una trovata che vale più di qualsiasi replica. Qualcuno, un utente anonimo, prende “Per sempre sì”, la passa attraverso un generatore di intelligenza artificiale e la rielabora in giapponese. Il risultato circola voracemente su TikTok, Instagram e Threads con il nome affettuoso e vagamente assurdo di Saru Da Vinchi.

DAL NEO MELODICO AL MANGA, È TUTTO UN ATTIMO


Il meccanismo è banale, eppur geniale, la melodia neomelodica, con il suo andamento enfatico e la sua struttura narrativa da grande promessa, trasportata in giapponese suona esattamente come l’opening di un anime, frase stupenda da Corriere Nerd, che di queste cose ne sa. Bastano pochi secondi e il cervello costruisce da solo le immagini: un protagonista con i capelli impossibili che corre sul tetto di un palazzo di Tokyo, il vento, il montaggio serrato, l’antagonista misterioso che compare per un fotogramma prima che il ritornello esploda.

SAL DA VINCI IL NUOVO DRAGON BALL


I commenti si moltiplicano con geometrica precisione. «Sembra JoJo», scrive qualcuno. «È la nuova opening di Evangelion», risponde un altro. C’è chi ci sente Dragon Ball, chi Soul Eater, chi persino immagina Tanjiro di Demon Slayer che scaglia il respiro del fuoco sulle note del cantautore napoletano. La battuta più fulminante di tutte: «Troppo tardi per essere la sigla di Vento Aureo, troppo presto per essere la prossima opening del nuovo Evangelion». Io l’ho letto sul Messaggero, ma la battuta è sul web.
Il paradosso virale si completa con un’ultima, imprevista curvatura, a un sacco di utenti la versione giapponese piace più dell’originale. Il cambio di lingua rimuove l’eccesso di neomelodicità dalessiana e restituisce alla melodia una strana, nuova raffinata eleganza. Un nuovo riff. Come scoprire che le lasagne della nonna, rielaborate da un raffinato e asiatico (…) chef giapponese, acquistano una dignità ultraterrena che nessuno si aspettava. E forse manco chiedevano, ma questa è un’altra storia.

SUORE, PRETI, CRISTINA D’AVENA E LA LITURGIA DEL MEME


La rivincita del nostro amato, sì qui lo amiamo, underdog Sal Da Vinci prende i contorni di una liturgia collettiva, piccola seppure deflagrante, con tanto di clero al seguito. Le Suore di Bologna, collettivo artistico Sister Act d’ispirazione, abito monacale, nomi da noviziato e cuore solidale, pubblicano la loro cover di “Per sempre sì” il 28 febbraio alle 19.30, a finale non ancora disputata, come ci raccontano da Il resto del Carlino. Una previsione azzeccata: poche ore dopo arriva la vittoria e il video supera in breve le centomila visualizzazioni.

LE SUORE DI BOLOGNA

La cover, come da tradizione del gruppo, è dedicata alla onlus Prevenzione donna. «È un omaggio a Napoli e alla sua musica», spiega la team leader Immacolata Caforio. «Un gemellaggio tra Bologna e Napoli».
Sal Da Vinci, intervistato da Rockol, racconta di aver visto il video delle suore e di averci fatto persino un meme insieme. «È tenera, è bella, è sincera», dice. Ride anche degli altri meme che lo ritraggono: braccia aperte come nella sua coreografia, poi spiccato il volo sopra il palco dell’Ariston.

Una coreografia semplice, le braccia allargate, un passo di lato, pensata fin dall’inizio per essere replicata, trasformata in flash mob e tutorial da milioni di utenti. C’è anche un video dell’unica e sola Cristina D’Avena. Sul web compaiono anche le prime coppie di sposi che ironizzando sul loro giorno “più bello” replicano il balletto.

SAL DA VINCI RICEVUTO DAL SINDACO DI NAPOLI


Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi lo riceverà l’11 marzo per consegnargli la medaglia della città. È una restituzione simbolica, quella che il Festival gli ha in parte negato. Intanto, le classifiche europee iniziano ad accorgersi del brano, e il cerchio si chiude in modo che nessun articolo di giornale avrebbe potuto prevedere.

Suore che cantano, otaku che immaginano anime, genti e persone che replicano la coreografia in strada, intelligenze artificiali che traducono Napoli in giapponese, Cristina D’Avena che balla. Quanto è bello tutto questo? Tanto.

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